Scoperti nuovi microrganismi “estremofili”: resistono senza luce e ossigeno

E’ possibile vivere nelle profondità della Terra, senza luce e ossigeno? Per gli Hadesarchaea sì!

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Gli Hadesarchaea  – appartenenti al regno degli Archea – sfruttano processi biochimici diversi da quelli di ogni altro tipo di organismo. L’isolamento di questi microrganismi è avvenuto in due distinti luoghi negli USA, a circa 3 km di profondità dalla superficie terrestre nei fanghi profondi dell’estuario del White Oak River, in North Carolina, e nei sedimenti delle sorgenti calde del parco nazionale di Yellowstone, dove insistono condizioni estreme per la vita con temperature fino a 80°C e acque con concentrazioni di sali fino al 30% (l’acqua di mare contiene circa il 3,5% di sali).

Il merito di questa scoperta è di un team di ricercatori dell’Università del Texas ad Austin e dell’Università di Uppsala, in Svezia, che in un recentissimo articolo pubblicato su Nature Microbiology illustrano come sono riusciti a identificare i processi metabolici essenziali di questo gruppo di singolari microrganismi. Gli studi di sequenziamento genico, condotti dal microbiologo Brett Baker e colleghi, hanno mostrato che gli Hadesarchaea – che prendono il loro nome dall’antico dio greco Ade, signore degli inferi – hanno un genoma relativamente semplice di circa 1,5 Mbp, e condividono una certa similitudine genetica con il clade dei Thermococci. Per ricavare l’energia necessaria a vivere, gli Hadesarchaea  sfruttano come fonte di energia il monossido di carbonio (CO) in anaerobiosi stretta, che grazie a particolari enzimi reagisce con l’acqua e i nitriti presenti nel sottosuolo secondo diversi processi biochimici, alcuni dei quali finora mai osservati in altri organismi.

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