ZIKA: siamo pronti per il vaccino?

Health issue concept, image of crying baby bitten by Aedes Aegypti mosquito as Zika Virus carrier
Su Zika, pur essendo il virus di prima pagina di questo ultimo periodo, si sa ancora troppo poco. Recentemente, stanno cominciando ad arrivare le prime notizie sullo sviluppo di un vaccino contro questa temibile infezione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella figura di Margaret Chan, ha ufficialmente dichiarato l’infezione da Zika virus un’emergenza internazionale di salute pubblica e, recentemente, ha spiegato come al momento ci siano circa 23 progetti in corso sui vaccini e 30 compagnie che stanno lavorando a test di identificazione rapida. La notizia, secondo quanto riportato da più periodici, è stata confermata da diversi istituti di salute pubblica nazionale, ma anche da industrie farmaceutiche ed Università. Per esempio, l’Università di Adelaide (Australia), in collaborazione con la Biotech Sementis di Melbourne, ha confermato di star lavorando allo sviluppo di una piattaforma che possa essere in grado di generare rapidamente vaccini contro un ampio range di virus, tra i quali Zika. Nel frattempo altre istituzioni come i National Institutes of Health americani e aziende farmaceutiche multinazionali occidentali, come la Sanofi (che ha appena messo a punto un vaccino contro la Dengue, una infezione simile a quella da virus Zika, ma più pericolosa e sempre trasmessa da zanzare del tipo Aedes aegypti) e la Takeda, si stanno impegnando per studiare un vaccino. Anthony Fauci, direttore del National Institute for Allergy and Infectiuos Diseases (NIAID) americano ha confermato che, nel suo istituto, si stanno valutando due strategie per combattere lo Zika e altre malattie analoghe, come l’infezione da virus West Nile e la chikungunya: una basata su un vaccino a Dna (costruito, cioè, con materiale genetico del virus) e un’altra che, invece, utilizza il virus vivo. Entrambi i preparati sono già stati testati sugli uomini e sono stati capaci di stimolare una risposta di difesa immunitaria. Prima, però, che si possa pensare a un preparato da utilizzare sul campo (dopo tutte le sperimentazioni) dovranno passare alcuni anni: almeno una decina secondo alcuni esperti. E’ il solito problema, come è successo anche per il virus Ebola che ha fatto negli ultimi tempi tante vittime in alcuni Paesi dell’Africa Occidentale: si aspetta che scoppi un’epidemia di grandi dimensioni e poi si tenta di correre ai ripari cercando affannosamente un vaccino. E’ vero che l’infezione da Zika non è grave (normalmente provoca sintomi paragonabili a quelle di tipo influenzale), ma oggi ci si sta rendendo conto che potrebbe essere legata a un aumento di casi di microcefalia nei bambini (che nascono con una testa più piccola del normale: una condizione che potrebbe comportare deficit intellettivi e di sviluppo) e a un incremento di casi di sindrome di Guillain Barré (colpisce i nervi e provoca paralisi). E che può essere trasmessa anche per via sessuale: come ha dimostrato un caso appena segnalato in Texas. Ecco perché si stanno studiando strategie per limitare il diffondersi dell’infezione (che ha ormai ha raggiunto più di una ventina di Paesi, soprattutto in sud e centro America). Misure che interessano chi vive in questi Paesi e o chi ci si reca per lavoro o per turismo (tenendo d’occhio anche il fatto che il Brasile ospiterà quest’estate i Giochi Olimpici) .

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