Diabete tipo 2: Il superantigene TSST-1 prodotto dallo Staphylococcus Aureus tra le cause emergenti

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Patologia sempre più comune, non solo tra gli individui affetti da obesità, alla quale è stata riservata molta attenzione diventando tra le malattie più conosciute al mondo. Il diabete “mellito” (tipo 2) interessa il 90% degli individui in età matura e comporta un deficit di secrezione di insulina nonché l’insulino-resistenza; in entrambi i casi si tratta di un tipo di diabete non insulino-dipendente per cui le iniezioni di insulina non sono di vitale importanza. É  risaputo che l’ipertensione, la glicemia alta, la famigliarità ed il cattivo stile di vita come la scarsa attività fisica ed una dieta povera di frutta e verdura siano i principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2 ma, ad oggi, sappiamo che esiste un legame tra l’insorgenza di tale malattia e lo Staphylococcus aureus. Molteplici gli studi effettuati a riguardo ma a confermarlo è stato  un team di ricercatori della University of Iowa secondo cui l’esposizione del batterio sui conigli causa gli stessi sintomi tipici del diabete. È stato confermato come l’obesità modifichi il microbioma di una persona. in particolare favorendo l’aumento degli stafilococchi sulla pelle. Gli individui colonizzati da questo ceppo sono cronicamente esposte ai superantigeni che gli stessi batteri producono, tossine che inducono la distruzione del sistema immunitario causando sepsi ed endocarditi;  in particolare è il TSST-1 (toxic shock syndrome toxin-1) ad attirare l’attenzione del team americano, infatti la presenza della tossina nell’animale induceva intolleranza al glucosio, insulino-resistenza ed infiammazione cronica.  Nel corso delle sperimentazioni sono stati presi in esame i livelli di colonizzazione di stafilococco sulla pelle di 4 pazienti affetti da diabete ed è stato riscontrato su di essi un valore analogo di TSST-1 a quelle che hanno causato lo sviluppo dei sintomi del diabete nei conigli. È stato dato il via alla ricerca di nuovi metodi di cura prestando maggiore attenzione a quei vaccini capaci di contrastare il superantigene potendo quindi intervenire nella prevenzione dello sviluppo del diabete di tipo 2. A suscitare molto interesse è anche l’ipotesi di un gel topico contenente glicerolo monolaurato che spalmato sulla pelle è in grado di uccidere i batteri dello stafilococco. Così facendo sarà possibile verificare se l’eradicazione del batterio possa avere risultati positivi sui livelli sanguigni di glucosio nei pazienti più a rischio di diabete.

È importante ricordare che mantenere un corretto stile di vita risulti essere il metodo di prevenzione migliore; di fatto nei pazienti obesi prediabetici la riduzione del peso corporeo può impedire la modificazione del microbioma evitando, quindi, la diffusione dei ceppi batterici indesiderati.

Alice Marcantonio

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