“Divide et impera” antibiotica

Ultimamente sempre meno antibiotici vengono immessi sul mercato. Non solo la resistenza ai farmaci è cresciuta, ma le aziende farmaceutiche hanno anche diminuito i programmi di ricerca per gli antibiotici perché i farmaci sono difficili e costosi da realizzare. Ora, l’aiuto è in arrivo.

aminoglicosidici

I ricercatori riferiscono oggi che hanno trovato un modo per sfornare nuovi membri di una delle classi più utilizzate di antibiotici, chiamati Macrolidi. Il lavoro potrebbe portare a nuove armi contro le infezioni resistenti agli antibiotici, e possibilmente salvare milioni di vite. I Macrolidi, farmaci che includono eritromicina e azitromicina, sono stati sviluppati nel 1950. Da allora sono diventati un baluardo contro le infezioni batteriche e fungine. Chimicamente, i macrolidi sono anelli giganti contenenti da 14 a 16 atomi di carbonio, con uno o più zuccheri che sporgono ai lati. I batteri li sintetizzano per combattere i loro vicini. Così, i chimici farmaceutici prendono spunto dalle versioni naturali, sistemano i legami uno alla volta, nel tentativo di renderli più sicuri e più efficaci. Ma nella maggior parte dei casi è impossibile limitare le modifiche ad un solo legame in una grande molecola. Quando più legami reagiscono, il risultato è una vasta miscela indesiderata dei prodotti finali, e nessuno dei quali contiene una sola modifica specifica desiderata per effettuare un farmaco migliore. Per risolvere questo problema, il chimico Andrew Myers dell’Università di Harvard, insieme ai suoi colleghi hanno adottato una strategia “divide et impera” che avevano applicato alle tetracicline già nel 2005. Hanno cominciato con tre strutture di base ad anello dei macrolidi e rotto ognuno in otto “moduli” molecolari. Hanno poi accuratamente mappato le reazioni necessarie per mettere i pezzi di nuovo insieme. Per due di questi legami hanno persino inventato nuove reazioni chimiche per forgiarli nel modo desiderato. Questo ha permesso loro di lavorare e sperimentare con i singoli moduli, per poi rimontarli. Ripetendo la strategia più e più volte, hanno forgiato più di 300 macrolidi completamente nuovi. Quando vennero somministrati ad un gruppo di colture batteriche di laboratorio, molti di questi composti hanno mostrato una potente attività antibiotica contro i microbi resistenti agli antibiotici, tra cui Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) ed Enterococcus vancomicina-resistente. Altrettanto importante è che tutte le reazioni utilizzate per l’assemblaggio producono alte rese dei prodotti finali. Questo è essenziale perché i batteri non producono il materiale di partenza per i nuovi composti. Quindi se uno di essi si rivela una medicina importante, i chimici saranno in grado di sintetizzare grandi quantità economicamente da zero.

Salvatore Gemmellaro

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