Eliminare il serbatoio di HIV latente: ora è possibile

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Da anni ormai la terapia antiretrovirale (ART) è la più utilizzata perché ha notevolmente diminuito la morbilità e la mortalità associate all’infezione da HIV, però non è ancora stata scoperta una cura a causa della persistenza del virus  nelle cellule infettate che si trovano in uno stato di latenza.

In uno studio recente però, è stata dimostrata una nuova funzione dell’interazione tra lectine e superficie cellulare necessarie per la latenza virale, infatti si è scoperto che il virus HIV è in grado di indurre un’alterazione nel meccanismo di glicosilazione della superficie cellulare che gli favorisce il legame e la fusione con quest’ultima. Più precisamente è stata identificata la proteina umana immunomodulatrice galectina-9 che è un determinante della latenza di HIV in individui affetti dal virus e sottoposti a terapia.

La somministrazione di un ricombinante di Gal-9, detto rGal-9, riattiva in maniera efficace il virus latente  in cellule T CD4 +, inducendo, attraverso glicani specifici sulla superficie cellulare, la modulazione  dei livelli di espressione genica di fattori chiave prodotti  dall’ospite e che sono essenziali nella regolazione della trascrizione di HIV. Essa infatti controlla la proteina p21, fattore di trascrizione utilizzato dal virus per la replicazione del suo genoma.

Ma non è finita qua! Questa molecola infatti è in grado inoltre, di indurre la produzione di proteine nell’ospite, come la APOBEC3, che mutano in maniera letale il genoma di HIV, attenuando l’infettività virale. Questo recente studio dunque ha rivelato una nuova funzione biologica di galectina-9 umana, e dimostrato che i glicani sulla superficie delle cellule infette dell’ospite,  mediano i segnali che definiscono lo stato trascrizionale e l’infettività del virus HIV.

Questi incoraggianti risultati suggeriscono che galectina-9 e la macchina di glicosilazione dell’ospite umano possono essere sfruttate per sradicare il serbatoio di HIV latente.

Raluca Stoica

 

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