Elie Metchnikoff: quando l’amore per la scienza non ha confini

Il Premio Nobel russo che rivoluzionò la sua epoca, è ancora oggi una leggenda assoluta per i giovani scienziati. Nel centenario della sua morte, le sue intuizioni riecheggiano ancora nella biologia ed immunologia moderna.

Elie Metchnikoff

Durante la mia tesi magistrale, mentre creavo una parte introduttiva sui probiotici, mi sono imbattuto in colui che cambierà per sempre i miei modelli e la mia visione di scienza. Eh sì, nacque in me un vero e proprio amore per un personaggio che ha lasciato un’impronta indelebile nella scienza del passato, del presente e del futuro. Perché questo è Il’ja Il’ič Mečnikov (più semplicemente scritto come Elie Metchnikoff), uno scienziato dal nome ostico da pronunciare che ha una biografia pazzesca da raccontare ai quei giovani e tenaci scienziati che la società, lo Stato, il clientelismo, e non so quanto altro rema contro facendo naufragare autostima e passione in un angolo tenebroso della propria frustata anima.
Elie nacque il 16 Maggio 1865 in un piccolo villaggio russo vicino Charkiv (oggi in Ucraina) ed era figlio di un ufficiale della Guardia Imperiale, Ivanovic, e di una intelligente e bella donna, Emilija L’vovna Nevachovič. Elie era un bambino molto sveglio, curioso, dal cuore tenero e dalla vista molto fragile. Legato fortemente alla mamma, quest’ultima sarà la sua guida e la sua confidente per tutta la sua esistenza. Già all’età di 8 anni, Elie dimostrò al suo educatore un interesse fuori dal normale per la zoologia e la botanica, segnando così l’inizio della sua passionale vocazione per la scienza.
A liceo confermò con brillanti risultati le sue eccezionali doti intellettive, pubblicando a soli 16 anni sul Giornale di Mosca un saggio su un trattato universitario di geologia.
Si iscrisse alla facoltà di Scienze biologiche, dopo esser stato fortemente dissuaso dalla mamma ad intraprendere il corso di Medicina, riconoscendo nel proprio figlio un carattere emotivo e sensibile alla sofferenza altrui.
Una volta laureato, Elie iniziò a girare l’Europa tuffandosi in varie ricerche su piccoli vertebrati, ma immediatamente capì quanto dura poteva essere fare scienza per una giovane mente senza malizia. Infatti, in Germania il famoso zoologo Leuckart pubblicò segretamente una scoperta del giovane Metchnikoff con cui collaborava, attribuendosi l’esclusività della scoperta a se stesso, senza alcun riferimento ad Elie. Questo episodio segnò l’animo dello scienziato russo, che decise di approdare a Napoli per continuare i suoi studi con serenità. Tornò in Russia all’università di Odessa nel 1867 accettando una cattedra in zoologia (aveva solo 22 anni!), ma ben presto la subdola politica accademica si scontrò con il suo carattere impulsivo e particolarmente irritabile alla vista di trame perfide, così fu costretto ad abbandonare Odessa.
Anche la sua vita sentimentale non gli fu di conforto, poiché il suo primo amore, Ludmilla Fedorovitch, malata di tubercolosi morì prematuramente e, per sostenerla e non lasciarla sola, trascurò per un periodo i suoi studi e versò nella povertà non potendosi dedicare totalmente al lavoro. Successivamente, si legò con seconde nozze ad Olga Belokopitova, che sarà colei che lo sosterrà una volta abbandonata Odessa per approdare a Messina, dove Elie Metchnikoff rivoluziona per sempre la storia della scienza. E’ proprio qui che nel 1882 lo scienziato fa la scoperta che gli permetterà di ricevere il Premio Nobel per la Medicina. Attraverso un intuizione improvvisa, Elie infila delle spine in alcune larve di stella marina e, tramite microscopio, osserva che le spine dopo un giorno erano ricoperte da cellule mobili, formulando così la teoria delle cellule dell’immunità che attaccano e mangiano (ecco perchè li chiamerà “fagociti”) i batteri che ricoprivano la spina. Per noi del 2016 sembra una cosa banale, ma basti pensare che all’epoca era dato per certo il meccanismo totalmente opposto, ovvero che i leucociti non solo non distruggessero i batteri, ma che fossero addirittura i trasportatori dei batteri attraverso il corpo, così da essere considerati i principali disseminatori delle infezioni nell’intero organismo.
Questa dimostrazione delle sue ipotesi sull’immunità ebbe un impatto pari alla dimostrazione della teoria eliocentrica da parte di Galileo Galilei nell’astronomia, essendo sommerso in poco tempo da aspre critiche provenienti dalle fazioni più conservatrici della comunità scientifica. Infatti, solo nel 1908, a 25 anni dalla sua scoperta, gli sarà definitivamente riconosciuto il suo eccezionale lavoro con il prestigioso premio e mettendo così una pietra miliare per il progresso scientifico del futuro.
Potrei dilungarmi sulla sua successiva e gloriosa vita scientifica all’Istituto Pasteur di Parigi, sui suoi straordinari studi e sul suo essere formatore e stimolatore di giovani menti, ma ciò che mi preme ovviamente evidenziare è che Elie Metchnikoff è il “padre dei Probiotici”.
Durante i suoi innumerevoli studi nell’Istituto Pasteur, Elie elaborò la teoria per cui il processo di invecchiamento fosse una malattia e, come tale, poteva essere curata, essendo il risultato dell’attività di microbi intestinali che producevano tossine causando un avvelenamento cellulare cronico alla base delle atrofie senili e, quindi, dell’invecchiamento. I batteri proteolitici che rappresentano parte comune del normale microbiota umano producono sostanze molto tossiche tra cui fenoli, indoli ed ammoniaca dalla digestione delle proteine.
Secondo Metchnikoff questi composti sarebbero stati responsabili di quella che chiamò “auto-intossicazione intestinale”, che causerebbe la progressione delle atrofie senili. Osservando il latte acido al microscopio, Ilie scoprì che l’acidità che impediva la putrefazione della flora intestinale poteva ricercarsi in un bacillo che chiamò Lactobacillus bulgaricus, in onore degli abitanti della Bulgaria conosciuti per la loro longevità, dovuta probabilmente al grande uso che facevano di latte acido. Era all’epoca noto che il latte fermentato con batteri lattici inibiva la crescita dei batteri proteolitici a causa del basso pH prodotto dalla fermentazione del lattosio. Basandosi su tali fatti, Metchnikoff propose che il consumo di latte fermentato stimolerebbe la crescita nell’intestino di batteri lattici ed inibirebbe quindi, abbassando il pH, la crescita di quelli proteolitici.
Da quel momento in poi il mondo conobbe i microrganismi probiotici e, soprattutto, la fine definitiva della generalizzazione per la quale tutti i microrganismi venivano percepiti come una minaccia per la salute dell’uomo.
Un nuovo orizzonte sulla microbiologia veniva spalancato!
Lo scienziato russo vide il suo stato di salute peggiorare inesorabilmente dal 1915 in poi, a causa dei sempre più frequenti problemi di vista ed attacchi di cuore, causati anche dal dispiacere di recepire notizie drammatiche sul fronte della Prima Guerra Mondiale con innumerevoli amici e giovani scienziati da lui formati morti per l’inutilità di un atroce e sanguinoso conflitto che strappava alla scienza potenziali autori di rivoluzionarie scoperte future.
E così, esattamente 100 anni fa, il 16 Luglio 1916 ci lasciava Il’ja Il’ič Mečnikov, un uomo che ha lasciato un eredità non fatta di vile denaro, ma di qualcosa di mastodontico ed incorruttibile, ovvero l’Esempio. Un esempio da seguire, una speranza da coltivare per coloro come me che credono nella scienza a favore del benessere dell’uomo.
Per tutto questo, è a te che dedico questo articolo. Immensamente e di cuore grazie Il’ja !

Giovanni Di Maio (alias Santi Rocca)

 

Fonti: tratti del libro autobiografico “Life of Elie Metchnikoff” di Olga Metchnikoff

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