I microscopici becchini dell’ecosistema

DSC09341-1024x576Come avvenga il processo di decomposizione dei corpi è ancora non del tutto noto e molti aspetti devono ancora essere chiariti, soprattutto dal punto di vista microbico. La biologa evoluzionista Jessica Metcalf, della University of Colorado a Boulder, ha avviato un esperimento partendo dai cadaveri di alcuni topolini ed ha considerato anche qualche corpo umano, donato alla scienza ovviamente, per questi esperimenti. Ha sepolto letteralmente i topolini in terricci provenienti da ambienti diversi, dalla prateria, dal deserto, da una zona desertica. Attraverso tecniche di metagenomica ha quindi evidenziato che le popolazioni batteriche all’inizio del processo di decomposizione erano diverse tra loro, rispecchiando quelle degli ambienti di provenienza. Ad un certo punto della decomposizione però (diciamo nella fase clou), quello che ha osservato è stato del tutto sorprendente, ossia che le tipologie batteriche sono diventate tutte molto simili, dimostrando che non sono tanto i batteri intestinali i protagonisti della decomposizione ma sono quelli dell’ambiente che, in un primo momento sono presenti in scarso numero ma appena arriva la risorsa nutritiva, ossia i cadaveri, aumentano drasticamente la loro concentrazione per decomporre al meglio il cadavere. Questi risultati sono paragonabili sia per i cadaveri umani che per quelli dei roditori. Questo articolo, presente su Science dal titolo “Microbial community assembly and metabolic function during mammalian corpse decomposition“, pone nuove basi di ricerca per capire al meglio il ruolo dei microscopici becchini dell’ecosistema. E’ proprio il caso di dire che è uno sporco ma indispensabile lavoro quello che fanno.

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