La vita dei procarioti nella troposfera

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Tutti conosciamo l’abbondanza di microrganismi che vive sulla Terra ma quanti di noi sanno che se ne trovano anche in “cielo”? si parla della troposfera, la fascia aeriforme più interna dell’atmosfera che si trova a diretto contatto con la superficie terrestre. Gli studiosi del National Aeronautics and Space Administration Langley Research Center a Hampton hanno effettuato una serie di campionamenti ad alta quota prelevando delle masse d’aria con o senza nuvole prima, durante e dopo alcuni dei più famosi uragani tropicali.  Sui campioni sono stati effettuati degli esami specifici, la PCR quantitativa e la microscopia, ed è stato confermato che il 20% delle particelle appartenga proprio ad esseri batterici di circa 1 micron, e meno, di diametro. Non si può stabilire se questi organismi vivano stabilmente in situazioni così difficili o se siano semplicemente “volati” in alto, cioè sollevati dalla superficie terrestre. Ciò che è certo è che siano batteri che sopravvivono nutrendosi dei composti del carbonio e che siano esseri importanti coinvolti nella formazione dei cristalli di ghiaccio ad alta quota; un ruolo importante non solo in campo metereologico e climatico ma anche in quello microbiologico, di fatto questi batteri potrebbero essere coinvolti nella trasmissione delle malattie infettive. Le masse batteriche possono rimanere galleggianti sulla troposfera ed essere trasportati insieme alle correnti d’aria spostandosi così in giro per il globo terrestre. Nei campioni relativi ai due diversi uragani sono stati isolati ceppi batterici differenti, ciò indica la capacità dei fenomeni naturali atmosferici di produrre nuove popolazioni cellulari. Alla comunità procariota  si  aggiungono ceppi stabili della troposfera, 17 taxa batterici, famosi per la capacità di utilizzare composti da 1 a 4 atomi di carbonio presenti nell’atmosfera e quindi coinvolti nella formazione di nubi e nella variabilità climatica. La NASA continua a studiare le masse d’aria associate agli uragani tropicali sia a bassa che ad alta quota, non si stupisce che in condizioni così proibitive possa esserci vita ed ipotizza che anche nelle nuvole riescano a sopravvivere microrganismi batterici.

 

Alice Marcantonio

fonte: “Proceedings of the National Accademy of Sciences”

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