Molluschi bivalvi: i protozoi sono in agguato

I molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche) rappresentano una delle principali risorse alimentari del nostro Paese e con l’arrivo dell’estate il loro consumo aumenta notevolmente. Per quanto prelibati, la loro capacità di filtrare grandi volumi di acqua rende questi molluschi capaci di accumulare microrganismi pericolosi per la salute umana. Tra i rischi più conosciuti si ricordano le infezioni da Escherichia coli, Salmonella spp, tossine algali e metalli pesanti mentre poco si parla delle infezioni da protozoi parassiti. I protozoi rilasciati con le deiezioni raggiungono, attraverso reflui urbani o acque di dilavamento superficiale, i fiumi e, da qui, confluendo verso le acque costiere possono contaminare il mare nonché i molluschi bivalvi. I protozoi agenti di importanti infezioni sono Giardia, Cryptosporidium e Toxoplasma. Il ciclo biologico di Giardia prevede l’emissione con le feci di cisti infettanti altamente resistenti nell’ambiente (circa 2 mesi), caratteristica che rende questo parassita facilmente trasmissibile attraverso l’acqua; in aggiunta a ciò, è sufficiente l’ingestione di qualche decina di cisti a causare diarrea persistente acuta o cronica, forti dolori addominali e perdita di peso. L’infezione da Giardia è diffusa in tutto il mondo con circa 500.000 nuovi casi all’anno, molti dei quali segnalati anche in Italia.

Giardia

Cryptosporidium condivide in parte il ciclo biologico della Giardia, e le sue oocisti resistono nell’ambiente per circa 1 anno; le infezioni da questo parassita risultano essere pericolose per i bambini, gli anziani e i pazienti immunocompromessi. E’ stato dimostrato che una vongola può albergare ben 2 milioni di oocisti di Cryptosporidium.

crypto cisti
Oocisti di Cryptosporidium in apertura

Solo recentemente, invece, il Toxoplasma è stato segnalato in molluschi della costa della California e il suo potere patogeno può divenire pericoloso, con insorgenza di polmoniti, meningiti, specialmente nei soggetti con grave immunodepressione (basta una solo oocisti per infettarsi). Recenti studi hanno dimostrato che le sue oocisti riescono a sopravvivere ed essere infettanti in ambiente marino per 6 mesi. L’isolamento in tutto il mondo di protozoi di origine fecale conferma l’importante ruolo dell’acqua come fonte di contaminazione; il riscontro anche in Italia di questi organismi assume un interesse sanitario notevole se si considera che, in molte regioni, i molluschi bivalvi crudi sono una specialità gastronomica assai diffusa. Molluschi infettati da protozoi sono stati segnalati in diverse regioni del nostro Paese, tra cui il Veneto, la Sicilia, l’Emilia Romagna e l’Abruzzo. Inoltre, i più comuni trattamenti di disinfezione delle acque sembrano non essere adeguati ad eliminare il rischio di tossinfezioni da protozoi.

Fabrizio Visino

Fonte: Società Italiana di Parassitologia

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