Andare a letto con le galline

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Le galline proteggono gli uomini dall’assalto delle zanzare della malaria

Le zanzare che trasmettono la malaria, quelle del genere Anopheles, si nutrono del sangue di numerose specie, dalle mucche alle capre alle pecore. Il loro bersaglio preferito è però sempre l’uomo, di cui usano il sangue per produrre le uova della generazione successiva. Alcuni ricercatori dell’università svedese di scienze agricole e dell’università di Addis Abeba, in Etiopia, hanno però scoperto che gli insetti (in particolare quelli della specie Anopheles arabiensis, uno dei vettori più importanti in Africa del Nord) evitano accuratamente di posarsi e succhiare il sangue delle galline. La scoperta è sorprendente, perché si pensava che le zanzare fossero pungitori indiscriminati. Il fatto che evitino gli uccelli (o almeno i polli), suggerisce quindi che sappiano distinguere, probabilmente dall’odore, la specie che hanno a tiro di pungiglione. Gli studiosi hanno anche effettuato alcuni esperimenti, descritti nella rivista Malaria Journal, per determinare quali potessero essere i composti delle galline che respingono le zanzare. Hanno quindi estratto alcune molecole presenti solo nelle penne dei polli e le hanno messe accanto a un volontario privo di protezione (come la reticella antizanzara). Hanno così constatato che attorno alle persone “protette” dai polli c’erano meno zanzare che accanto a quelle non circondate dai composti estratti dalle penne. Insieme ad altri metodi di controllo, come le reti da collocare sopra il letto, gli scienziati propongono di usare queste molecole per aumentare la protezione dalla malaria nelle zone in cui questa è presente. Nella stessa rivista, l’articolo di un altro gruppo di ricerca, della Durham University (North Carolina), affronta il problema dal punto di vista della preparazione degli operatori e di tutti coloro che sono coinvolti nella lotta alla malaria. E suggerisce di applicare a questa impresa anche un approccio definito di medicina evolutivaSia il vettore (la zanzara) sia il parassita (le varie specie di plasmodio) non sono infatti immutabili nel tempo, anzi, si modificano secondo i principi della teoria dell’evoluzione di Darwin. Cambiamenti provocati anche dai nostri tentativi di combatterli, come accade per esempio alle zanzare che diventano resistenti agli insetticidi. Insegnare agli operatori e agli interessati (politici e donatori di fondi compresi) ad applicare i concetti darwiniani potrebbe aiutare ad affrontare le nuove sfide della lotta alla malaria e ad altre malattie come Zika, specie quelle portate dai cambiamenti ambientali.

fonte : focus

Alessandro Scollato

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