Virus Respiratorio Sinciziale: il più importante virus in patologia delle vie aeree del bambino

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Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è stato isolato per la prima volta nel 1955 in una scimmia mentre quello umano è stato descritto nel 1957 in due neonati che presentavano un’infezione delle vie respiratorie. Appartiene all’ordine Monegavirales, famiglia Paramyxoviridae, sottofamiglia Pneumovirinae, genere Pneumovirus. Il virione dell’ RSV è costituito da un nucleocapside a simmetria elicoidale circondato da un envelope lipidico, derivante dalla cellula ospite, e contiene tre glicoproteine transmembrana che appaiono come spine sulla superficie del virione. La glicoproteina G ha il ruolo di mediare l’adesione all’epitelio ciliato delle vie respiratorie e l’ingresso di questo virus nella cellula infettata; sulla superficie è, poi, presente una proteina di fusione (detta proteina F) che permette la penetrazione virale nella cellula mediante fusione dell’envelope virale con la membrana citoplasmatica. L’RSV è la più frequente causa di infezione delle vie respiratorie nei bambini più piccoli (al di sotto dei 2 anni), e la bronchiolite da esso causata è la causa principale di ospedalizzazione sotto l’anno di vita. Nello specifico, l’infezione da virus respiratorio sinciziale ha inizio nelle cellule epiteliali del nasofaringe; da qui, il virus può diffondersi alle vie aeree più profonde, causando bronchioliti e polmoniti. A livello bronchiolare, si verifica un’importante infiltrazione di linfociti con conseguente necrosi di bronchi, formazione di detriti cellulari, muco e fibrina che restringono notevolmente il lume dei bronchioli stessi. Il rischio maggiore, quindi, in cui i piccoli possono incorrere è proprio l’insufficienza respiratoria. Per meglio capire i meccanismi con cui agisce questo virus, così minaccioso per i bimbi, osserviamo questo interessante video:

La prevenzione consiste principalmente nel lavaggio accurato delle mani, nell’evitare ambienti ad alto rischio di contagio (ambienti affollati specialmente in periodo epidemico), nell’incentivare l’allattamento al seno per il primo anno di vita per rafforzare le difese immunitarie ed evitare l’esposizione al fumo passivo.

Fabrizio Visino

Fonte: Società Italiana di Neonatologia

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