Batteri antibiotico-resistenti e acque: un binomio da non sottovalutare

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La diffusione dell’antibiotico-resistenza nell’ambiente, in modo particolare nelle acque superficiali e in quelle di falda, sta diventando una vera e propria emergenza nell’ambito della sanità pubblica poiché incrementa i rischi per le infezioni batteriche e può, persino, peggiorare il quadro clinico nei pazienti particolarmente gravi. Per poter seguire il trend dell’antibiotico-resistenza la Commissione Europea ha istituito, già nel 1998, un efficace sistema di sorveglianza denominato European Antimicrobial Resistance Surveillance Network (EARS-Net). Un recente rapporto dell’EARS ha messo in evidenza un preoccupante aumento dei livelli antibiotico-resistenza a tutte le classi di antimicrobici, variabile da nazione a nazione, in diversi batteri isolati dall’uomo (E. coli, Enterococchi, K. pneumoniae). Per meglio capire questo fenomeno, occorre indirizzare lo studio degli antibiotici e delle resistenze non solo agli ambienti clinici ma anche agli ambienti naturali; molti farmaci da noi assunti, infatti, non vengono metabolizzati o lo sono solo in parte e vengono quindi escreti insieme alle urine e alle feci come metaboliti attivi. Quindi questi, presenti nelle acque fognarie, raggiungono i grandi depuratori urbani, non vengono completamente degradati e determinano una condizione di ecotossicità, anche a basse concentrazioni. La diffusione degli antibiotici in ambiente acquatico avviene, quindi, senza grossi ostacoli poiché non vengono totalmente distrutti o rimossi, riversandosi in fiumi e laghi e contribuendo, così, ad un inquinamento diffuso. Pertanto, questi antibiotici nell’ambiente determinano una continua pressione selettiva sui batteri, spingendoli a sviluppare strategie per eludere l’azione battericida del farmaco stesso. In un articolo pubblicato su Applied and Environmental Microbiology, alcuni microbiologi hanno studiato i livelli di contaminazione fecale e l’antibiotico-resistenza multipla in ceppi di E. coli isolati da campioni di acque superficiali prelevati in diversi punti di un estuario della riserva naturale in Florida. I risultati di questo studio mostrano che le acque superficiali, soggette a forme di inquinamento di tipo industriale e urbano, presentano un numero di ceppi resistenti superiore alle acque non contaminate e lontane da tali siti. Ma anche l’acqua di irrigazione sembra avere un ruolo cruciale per le problematiche relative all’antibiotico-resistenza; un recente studio, pubblicato su Environmental Science and Technology, ha dimostrato un progressivo aumento dei geni di resistenza antibiotica (geni che conferiscono al batterio la capacità di resistere all’azione dell’antibiotico) in suoli con problemi di intrusione marina, in quanto questi terreni richiedono un’abbondante e frequente irrigazione con acqua dolce proveniente da effluenti di impianto di depurazione. Tuttavia, occorre sottolineare che geni di resistenza antibiotica sono stati quantificati anche i ambienti pristini, quindi in acque pulite non contaminate da batteri patogeni, suggerendo che la diffusione di questi geni sta interessando anche quei batteri che rappresentano la popolazione autoctona (e pertanto non nociva) dell’acqua stessa, conferendo a questi batteri una nuova pericolosa arma.

In conclusione, alla luce degli ultimi fatti di cronaca, si rende sempre più importante l’idea di fare un uso moderato e consapevole delle terapie antibiotiche ai fini di salvaguardare sia la salute umana (evitando, quindi, lo sviluppo di batteri resistenti) ma anche il nostro pianeta, le nostre acque, non dimenticando che uomo e ambiente rappresentano un binomio inscindibile (anche da un punto di vista scientifico).

Fabrizio Visino

Fonti: pubmed, Osservatorio Epidemiologico Regionale

3 Commenti

  1. Buonasera,
    desidero sapere cortesemente quali sono gli articoli consultati su pubmed come fonte per l’articolo “Batteri antibiotico-resistenti e acque: un binomio da non sottovalutare” pubblicato il 16.08.2016.
    Cordiali saluti

    • Salve Martina. Ecco gli articoli consultati e citati nel testo:
      1)Parveen S, Murphree R, Edmiston L, Kaspar C, Portier K, Tamplin M. “Association of multiple-antibiotic-resistance profiles with point and nonpoint sources of Escherichia coli in Apalachicola Bay”. Applied Environmental Microbiology 1997; 63(7): 2607-12
      2)Knapp CW, Dolfing J, Ehlert PA, Graham DW. “Evidence of increasing Antibiotic Resistance Gene abundances in archived soils”. Environmental Science Technology 2010; 44(2): 580-7.
      Se l’argomento ti interessa e hai bisogno di ulteriori spunti bibliografici o approfondimenti, non esitare a contattarci.
      Saluti.

  2. Salve,
    Grazie mille per le informazioni!
    Gentilmente desidero sapere anche quali altre fonti sono state consultate per la stesura dell’articolo ” Batteri antibiotico- resistenti e acque: un binomio da non sottovalutare”. In particolare mi riferisco alla parte in cui si spiega la comprensione di tale fenomeno e di come la mancata degradazione degli antibiotici assunti possa determinare una condizione di ecotossicità e quindi una pressione selettiva sui batteri.
    Una buona giornata

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