Road trip del Colera-Morbo

image

“Il Colera-Morbo é una malattia di natura ignota, che assale gli individui con ferocia, e per ordinario gli uccide in più o meno breve intervallo di tempo. Di tale malattia ne ànno parlato Ippocrate, Galeno, Hofmann, Sydenham, Sauvages, Fernelio, Cullen, Lieutaud ed altri. Oggidì il numero de’ libri sul Colera è accresciuto in proporzione che il Morbo ha progredito in Europa”
(Memoria sul Colera-Morbo, P. De Filippis, medico, 1832)

Con il termine kolèra, che in greco antico indicava una violenta scarica di bile, gli antichi indicavano una malattia che si caratterizzava dalla presenza di una abbondante e violenta diarrea, vomito continuo e contrazioni addominali con l’assoluta assenza di sangue. La malattia infettiva acuta é causata da un batterio di forma allungata e ricurva classificato come vibrione (Vibrio cholerae) che doveva essere presente in India già in tempi remoti, tant’è che Vasco de Gama accennava già nel 1490 ad una malattia con questo nome. I malati morivano per disidratazione nell’arco di pochi giorni, al massimo qualche settimana e per circa due secoli, il colera venne considerato una febbre tipica dei paesi esotici come l’India, finché, senza alcuna plausibile spiegazione (sicuramente per i traffici commerciali), assieme alle merci iniziò a viaggiare anche il morbo riuscendo così a toccare Asia, Europa, Africa, America del Nord ed America Latina. Un calcolo approssimativo dimostra che la pandemia, abbia portato a morte dai trenta ai quaranta milioni di persone.

image

La grande epidemia:

Il percorso del Colera fu vasto e lungo. La prima pandemia di diffuse a Calcutta nel 1817. Da qui, verso Est, via mare, contagiò le isole del Sonda, quindi l’Indocina e poi la Cina. Dopodiché si diresse verso Ovest, nell’isola di Ceylon e nel 1821 in Persia. Dove anni dopo arrivò alle foci del Volga. Nel 1826, una nuova e violenta pandemia di diffuse in Cina ed in Russia. Passò per Varsavia, Vienna, Berlino, Amburgo, Londra e all’alba del 1832 sbarcò sulle coste settentrionali della Francia di cui fece almeno 103.000 vittime (20.000 nella sola Parigi). Nel 1833 raggiunge gli Stati Uniti, Canada, Messico e Cuba. Nel 1834, Spagna e Portogallo. Nel 1835, Italia ed in particolare Genova e Torino e poi a Napoli dove fece 15.000 morti, mentre a Messina le vittime furono 20.000.

“Perché tanto vi spaventate o cristiani al nome solo del colera?”
(Memoria sul Colera-Morbo, P. De Filippis, medico, 1832)

image

Le pandemie furono implacabili e la paura fu tale che nel 1851, a Parigi, fu istituita una Conferenza sanitaria internazionale per individuare metodi comuni di lotta contro il diffondersi della malattia, quali accordi fra le nazioni sulle misure di quarantena. Il tutto fu avvolto da un clima di negatività che iniziò a pervadere ogni luogo, si iniziarono a cercare i responsabili (talvolta nel potere politico), ci si chiedeva come fosse possibile che paesi civilizzati come Londra o Parigi potessero essere irrimediabilmente attanagliati da questo spietato desiderio di morte che continuava instancabile a mietere vittime. Iniziò la “caccia all’untore” nella quale diverse persone sospette vennero ingiustamente massacrate. Addirittura gli stessi medici furono accusati del diffondersi della malattia: in Russia ed in Polonia vennero distrutti alcuni ospedali, assassinati medici ed infermieri. Le misure profilattiche erano spesso insufficienti e tardive: si disinfettavano le latrine, si lavavano mura e pavimenti, gli abiti dei malati si disinfettavano con delle stufe, si diffuse l’usanza di appendere al collo dei sacchetti di canfora (pianta conosciuta per le tipiche qualità deodoranti) e di utilizzare pastiglie profumate con camomilla e menta per allontanare il morbo.
Si sa che erano le condizioni igieniche che favorivano il propagarsi della malattia soprattutto tramite l’acqua inquinata.
Un avvenimento molto significativo nella storia del colera, avvenne nel 1835 quando un medico di Pistoia, F. Pacini, lavorando al suo microscopio, si convinse dell’azione patogena dei batteri, fra i quali vide e disegnò quel vibrione che solo cinquanta anni dopo, sarebbe stato descritto da Koch come il bacillo del colera. Difatti fu proprio Koch che, mentre era in missione in Egitto, stabilì indubbiamente che quel bacillo, già studiato da Pacini, fosse l’unico responsabile della malattia.

Terapia:

“Si loda il laudano liquido, il liquore anodino di Hoffman, l’oppio, l’acetato di morfina. Io trovo ragionevoli cosiffatti rimedi. Fiderei moltissimo nelle polveri inglesi. Il salasso lo credo sospetto: mi perdoni Broussais, se non sono di accordo colla sua opinione. I topici riscaldanti eccitanti sudore, le strofinazioni spiritose, le considero utili.” 

(Memoria sul Colera-Morbo, P. De Filippis, medico, 1832)

Sulla terapia vi era grande incertezza: si ricorreva al solito salasso, con esiti catastrofici, trattandosi di malati molto disidratati. Si faceva uso di canfora, oppio, bismuto… In Inghilterra si faceva invece uso di più efficaci soluzioni saline.

Oggi, soprattutto nei paesi più ricchi, il colera non è più così temibile come in passato, sia per le cure innovative che per gli esigenti metodi profilattici. C’è da dire però che questo morbo ha afflitto per anni quella che è stata la storia di tutto il mondo e non possiamo non guardare con un senso di amara tristezza quelli che furono quei tempi andati, di cui i nostri antenati rappresentarono le vittime innocenti in uno spietato palcoscenico.

 

Fonti:

Memoria sul Colera-Morbo, P. De Filippis, medico, 1832

Dizionario Enciclopedico della Salute e della Medicina

Biblioteca Treccani

Tania Celestri

Commenta per primo

Rispondi