Una probabile cura per la Malaria al Mosquito Day

Il Mosquito Day celebra il 20 Agosto 1897 per la scoperta del vettore del Plasmodium, parassita che causa la Malaria. Individuato il ruolo della zanzara Anopheles come vettore, Ronald Ross, medico britannico, vinse il premio Nobel; vittoria contestata dal collega italiano Giovanni Battista Grassi che giunse attraverso altri studi alla stessa conclusione.

anopheles

Tra le più pericolose parassitosi, la Malaria incute ancora paura nelle zone tropicali e subtropicali con i 438.000 decessi all’anno. Il ciclo nasce dal pasto ematico della zanzara che trasmette i plasmodi in forma di sporozoiti nel circolo sanguigno, i quali migrano verso il fegato. Infettate le cellule epatiche, gli sporozoiti si moltiplicano asessualmente, differenziandosi in merozoiti e portando alla rottura delle cellule. A questo punto vengono infettati i globuli rossi e i merozoiti continuano la moltiplicazione. I picchi febbrili che caratterizzano l’infezione sono causati proprio dalla rottura degli eritrociti. La fase di riproduzione sessuale avviene nell’intestino della zanzara che durante il pasto ha raccolto merozoiti maturati in gametociti. Tra le specie più diffuse del Plasmodium (P. falciparum, P.vivax, P.ovale, P.malariae), l’elevata mortalità è associata al P. falciparum, endemico in Africa tropicale.

Uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da Tiffany Sun della Yale University, ha dimostrato che il plasmodio riesce a fare un vero e proprio inganno al sistema immunitario inducendo una versione alterata della citochina che stimola la produzione di cellule T. L’ormone sostitutivo, Pmif produce una risposta immunitaria inadatta con assenza di linfociti T e un’insufficiente azione delle cellule affettori.

Questa rivelazione ha incoraggiato ulteriori studi portando all’acquisizione di una probabile cura per la parassitosi. Resa pubblica, nel “giorno della zanzara” la scoperta dei ricercatori del Queensland Institute of Medical Resarch, ha mostrato come il Plasmodium riduce drasticamente la proteina PD-L2, che si lega ai recettori PD1 presenti sulle cellule immunitarie con la funzione di stimolare il sistema immunitario ad attaccare gli antigeni. Gli scienziati sono riusciti a ricreare la proteina in laboratorio ed hanno osservato che i topi infettati, dopo aver introdotto tre dosi della proteina PD-L2 sintetica sono guariti. Inoltre i topi reinfettati dopo mesi dalla guarigione, senza continuare la cura non hanno contratto l’infezione, dimostrando una totale copertura nel tempo.

Un grande passo in avanti potrà essere questo risultato ottenuto da Michelle Wykes, che pubblicato pochi giorni fa, rassicura i viaggiatori ma soprattutto donne in gravidanza e bambini, maggiormente colpiti nelle popolazioni.

Veronica Nerino

Fonti: Proceedings of the National Academy of Sciences

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