Le favelas e la Leptospirosi: Rio, l’altra faccia della medaglia….

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– Che cos’è la leptospirosi, João?

– Si prende se ti morde un topo, o se ti fai il bagno in un laghetto dove hanno fatto la pipì i topi, e poi ti piglia uno svarione, diventi matto e muori. Non lo sapevi gringo? Da voi non c’è?

– Più o meno. Tenendo lontani i topi, nelle fogne, e non facendoli avvicinare a casa, da noi l’uomo non se la prende più da cent’anni.

– Davvero? E dove li avete messi i topi? Li avete portati tutti qui? Da noi ce ne sono milioni per le strade, ed entrano in casa se lasciamo qualche briciola qua e là. Ma anche da noi si prendono provvedimenti, sai gringo?

– Ah sì, João? E che si fa? Basterebbe costruire le fogne che passino di sotto…

– No no, che fogne? Le fogne no, mi hanno detto che dopo il 2016 le faranno sicuramente, ma adesso no. Nel frattempo, da noi si fanno le campagne di vaccinazione, contro la leptospirosi.

Dal libro: “Una finestra sulla favela: racconti e immagini dalla Rochina di Rio” di Marco Loiodice.

Le favelas, nate in seguito alle grandi migrazioni interne che dal Brasile orientale, la zona più povera, si spostavano verso i grandi centri urbani più ricchi per lavorare nell’edilizia, sono concepite ancora oggi come un luogo di emarginazione e di abbandono. Le abitazioni, costruite sui fianchi delle colline su un terreno molto franabile, sono realizzate con mattoni rossi e cemento o scarti recuperati dall’immondizia e spesso le coperture sono fatte di eternit. La densità urbana è molto alta, ci sono moltissimi giovani e bambini. I vicoli sono umidi, mancano l’elettricità, l’acqua potabile ed idonei sistemi di fognatura. Le conseguenze per la salute sono naturalmente malnutrizione e malattie infettive, oltre che un tasso di mortalità che supera di dieci volte quello delle aree circostanti, più ricche. Tra le malattie infettive, la leptospirosi rappresenta un vero e proprio flagello per la popolazione.

Le Leptospire sono batteri elicoidali, mobili, aerobi obbligati, con un diametro di 0,1 µm e una lunghezza da 6 a 12 µm. Si tratta di batteri Gram negativi, si colorano debolmente anche con coloranti anilinici. Per osservare una leptospira non colorata è necessario utilizzare un microscopio a campo scuro.

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Fig.1 Leptospira al microscopio a campo scuro      Fig. 2 Leptospira colorata, al TEM

Si riconoscono due specie di Leptospira: L. interrogans, che comprende tutti i patogeni umani, e la specie saprofitica L. biflexa. L. interrogans contiene molti sierotipi distinti in grado di provocare malattia nell’uomo. Il ceppo tipico è L. interrogans serovar hicterohaemorrhagiae e la malattia clinica è la leptospirosi. Le Leptospire sono diffuse in tutto il mondo ed infettano vari tipi di animali, sia domestici che selvaggi. L’uomo diventa ospite in maniera accidentale ed è considerato un vicolo chiuso per l’infezione che non si propaga né verso l’uomo né verso gli animali. Di solito i ratti sono associati a questa malattia, ma anche ovini, bovini, cani ed altri animali domestici possono essere infetti. Tra gli animali selvatici volpi, procioni, molfette, toporagni e istrici possono essere portatori di leptospire. Solitamente L. interrogans serovar hicterohaemorrhagiae viene associato ai ratti, L. interrogans serovar canicola ai cani. Comunque vari tipi di serovar di Leptospira possono essere portati dalla stessa specie animale e un unico serovar può essere associato con più di un tipo di animale ospite. Generalmente, l’animale ospite non ha nessun sintomo e non produce anticorpi.

Le Leptospire sono immesse nell’ambiente tramite le urine degli animali infetti, si annidano infatti a livello dell’apparato renale di quest’ultimi. L’uomo si infetta tramite il contatto, l’assunzione o l’inalazione di acque infettate dalle urine degli animali portatori. Le categorie più a rischio comprendono quindi tutte quelle persone che per svariati motivi (condizioni di povertà, lavoro) sono costrette a rimanere frequentemente a contatto con le acque o con i terreni umidi (risaie, piantagioni di canna da zucchero, mattatoi). Epidemie della malattia possono originare da un’unica fonte come è stato recentemente visto in Italia, dove un’epidemia è partita da una fonte d’acqua, una fontana cittadina nel cui serbatoio era rimasto intrappolato un riccio!

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Fig. 3 Leptospirosi, modalità di contagio

 

La leptospirosi classica è una malattia bifasica che consiste in una fase setticemica iniziale seguita da una fase immune. La gravità può variare da un’infezione subclinica ad una malattia sistemica fatale, conosciuta come Malattia di Weil, in onore di colui che descrisse per primo la febbre ittero-emorragica nel 1886. Le caratteristiche tipiche della malattia di Weil sono ittero ed insufficienza renale acuta. La fase iniziale setticemica o leptospiremica ha un esordio improvviso con febbre alta, forti mal di testa, malessere e dolori muscolari. Segni caratteristici sono inoltre dolore oculare, fotofobia, arrossamento della congiuntiva ed emorragie. I pazienti possono presentare anche una sindrome respiratoria dolorosa con emorragie polmonari, rash cutanei maculari, maculo-papulari, emorragici od orticaria. Questa fase dura dai quattro agli otto giorni e, nei casi più gravi si accompagna, già dopo la prima settimana, ad ittero. Dopo un intervallo asintomatico che va da uno a tre giorni, si sviluppa la fase immune dell’infezione che dura dai quattro ai trenta giorni. Durante questa fase il paziente si sfebbra, non si riscontrano Leptospire nel sangue, compaiono gli anticorpi specifici e i patogeni non sono più osservabili nel liquor. I sintomi più comuni sono: mal di testa, febbricola, disturbi oculari, eruzioni cutanee e, più raramente, meningite asettica. La fase immune della sindrome di Weil, la forma clinica più pericolosa, è caratterizzata invece da insufficienza epatica con ittero ed iperbilirubinemia ed insufficienza renale con uremia ed oliguria.

Secondo uno studio internazionale condotto presso la Yale School of Public Health da un’equipe guidata dal professor Herbert Icksang Ko, che dirige il Dipartimento di Epidemiologia, la leptospirosi causa più di un milione di infezioni l’anno e circa 59000 morti. I dati messi a disposizione dal gruppo del professor Ko, che ha studiato per anni la leptospirosi in Brasile, evidenziano che la leptospirosi è una delle principali zoonosi del pianeta, un’infezione mortale a lungo trascurata solo perché colpisce le frazioni più povere della popolazione mondiale. Al momento non ci sono misure di controllo efficaci contro la leptospirosi, è quindi necessario sviluppare vere e proprie politiche di prevenzione, nuovi vaccini e soprattutto misure volte a ridurre la disuguaglianza sociale.

Ed è questa è l’altra faccia della medaglia, quella nascosta, quella che non luccica….

Fonti: “Una finestra sulla favela: racconti e immagini dalla Rochina di Rio” di Marco Loiodice;

PlosOne: “Global Morbidity and Mortality of Leptospirosis: A Systematic Review”.

Antonella Ligato

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