Malarioterapia: la sconfitta della sifilide

La scorsa settimana, per la serie dei grandi medici e ricercatori che sperimentarono le loro cure direttamente sull’uomo, abbiamo visto la storia di Edward Jenner, un medico del 1700 che, davanti alla dilagante epidemia causata dal vaiolo, scavalcò completamente la fase di trial clinico per sperimentare il suo vaccino direttamente su di un bambino di soli 8 anni. Fortunatamente l’intuizione di Jenner era esatta ed il bambino, nonostante fosse stato ripetutamente infettato, non si ammalò mai. I risultati ottenuti portarono alla nascita del vaccino e all’eradicazione del vaiolo, dichiarata dall’OMS nel 1979.

La seconda figura che incontriamo è quella dell’austriaco Julius Wagner-Jauregg, medico psichiatra nato a metà del 1800, famoso come autore di una sperimentazione decisamente innovativa e poco ortodossa nei primi anni del ‘900: l’iniezione dei malati di sifilide affetti paralisi progressiva con il sangue infetto di pazienti malati di malaria! image

Nei primi anni del 1900 il batterio responsabile della sifilide, lo spirocheta Treponema pallidum, era appena stato isolato da Fritz Schaudinn e Erich Hoffmann; questa terribile malattia però era molto diffusa e molti ne venivano contagiati nonostante si conoscesse la trasmissione (prevalentemente sessuale ma anche transplacentare). La neurosifilide, responsabile della paralisi progressiva dei malati di Wagner, è una delle forme più tardive di manifestazione della sifilide, che si manifesta da 4 a 25 anni dopo l’infezione ed interessa il sistema nervoso centrale.

Treponema pallidum syphilis bacterium, computer illustration.
Treponema pallidum syphilis bacterium, computer illustration.

Wagner era da tempo un sostenitore della piretroterapia (l’induzione di febbre a scopo curativo) che aveva iniziato a studiare già dal 1887, infettando pazienti psicotici con l’erisipela, ottenendo però risultati fallimentari. Egli era inoltre a conoscenza del fatto che il Treponema pallidum perdeva la propria patogenicità se sottoposto a temperature elevate per sufficiente tempo. Quello che Wagner voleva, quindi, era indurre una febbre abbastanza alta nel paziente da nuocere al batterio; la scelta della malaria (parassitosi ad altissima mortalità caratterizzata da un quadro clinico di malattia febbrile acuta, che si manifesta con segni di gravità diversa a seconda della specie infettante) avvenne in seguito all’osservazione che manifestazioni della paralisi progressiva dovuta alla neurosifilide si riscontravano molto raramente in paesi in cui la malaria era endemica.

Da queste momento Wagner iniziò un vero e proprio viaggio di sperimentazione e ricerca, che sarebbe culminato nel 1927 con il Premio Nobel per la medicina “Per la scoperta del valore terapeutico della malaria nel trattamento della demenza paralizzante”.

Ricostruzione al computer del protozoo Plasmdium falciparum
Ricostruzione al computer del protozoo Plasmdium falciparum

Nel primo esperimento del 1917 Wagner usò il protozoo Plasmodium vivax, in questo caso sei dei nove pazienti trattati mostrarono segni di remissione, e in tre di questi la remissione fu duratura. L’utilizzo di Plasmodium falciparum, l’anno dopo, ebbe invece esiti meno positivi, con effetti collaterali importanti che spaziavano dalla rottura della milza a danni epatici e ittero, fino a vomito, cefalea, allucinazioni e delirio.
Nonostante questo la sperimentazione andò avanti e le prime applicazioni estensive, associate Neosalvarsan, mostrarono risultati molto positivi con elevate percentuali di remissione completa e bassa mortalità, attribuibile alla malarioterapia.

Il protocollo era il seguente: i pazienti venivano infettati tramite punture di zanzara o inoculando sangue infettato, quindi erano sottoposti ad un ciclo di almeno 8-10 accessi febbrili con temperatura corporea superiore ai 39 °C, a questi seguiva la somministrazione di chinino per il trattamento della malaria.
Furono migliaia i pazienti salvati dall’intraprendenza e dal coraggio, conditi da un pizzico di incoscienza, del grande medico austriaco.

In seguito, dopo la scoperta delle proprietà antibiotiche della penicillina e il suo utilizzo contro le malattie infettive di natura batterica, la malarioterapia cadde in disuso, e ad oggi ha, fortunatamente, un valore esclusivamente storico.

Fonti: “Julius Wagner-Jauregg and the Legacy of Malarial therapy for the treatment of General Paresis of the insane” di Cynthia J. Tsay Yale University, New Haven, Connecticut.
Wikipedia alla voce Julius Wagner-Jauregg ed alla voce malaria.

Commenta per primo

Rispondi