Infezioni fungine potenzialmente mortali e sempre più resistenti… Colpa del diffuso utilizzo di fungicidi agricoli?!

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Aspergillus fumigatus, una delle specie più comunemente associate ad infezione in pazienti immunocompromessi

Secondo gli scienziati numerose infezioni fungine, potenzialmente mortali, stanno acquisendo resistenza verso molti dei farmaci attualmente utilizzati per combatterli. Più di un milione di persone, di cui circa 7.000 solo nel Regno Unito, muoiono ogni anno di infezioni fungine, e il numero di morti, sempre più elevato, è direttamente proporzionale all’insorgenza di infezioni resistenti ai farmaci. L’uso diffuso di fungicidi è una delle principali cause dell’aumento della resistenza fungina e rispecchia l’aumento della resistenza agli antibiotici utilizzati per trattare le infezioni batteriche nell’uomo.

“Ci sono stretti parallelismi, tra resistenza batterica e resistenza fungina, anche se i problemi che dobbiamo affrontare con questi ultimi sono particolarmente preoccupanti”, ha affermato il Prof. Adilia Warris, co-direttore del nuovo Centro di Micologia Medica presso l’Università di Aberdeen. Inoltre, secondo il Prof. Warris, “Ci sono più di 20 differenti classi di agenti antibatterici e solo quattro classi di agenti anti-fungini. Quindi, visto che il range di farmaci che abbiamo a disposizione per trattare le infezioni fungine, potenzialmente letali, è molto più ristretto rispetto a quello che abbiamo a disposizione per trattare i batteri, “non possiamo permetterci di perdere i pochi farmaci che abbiamo”. I miceti causano generalmente un’ampia serie di infezioni lievi e ben conosciute come il mughetto, il piede o la forfora d’atleta, tutte trattabili con relativa facilità. Ma, alcune infezioni, possono determinare conseguenze molto più gravi. Per esempio, gli individui che ricevono trapianti di midollo osseo e che sono quindi immuno-depressi, possono andare incontro a morte in seguito ad infezioni da Aspergillus spp. o da Candida spp. Un altro esempio della loro potenziale letalità risale alla scorsa settimana, quando alcuni medici hanno riferito di un suonatore di cornamusa morto a causa di un fungo (non specificato) che aveva colonizzato i tubi del suo strumento!

Aspergillus flavus SAB_72hrAspergillus flavus 3 (X1000)

Conidiofori di Aspergillus flavus (LPCB, X1000)

Aspergillus flavus su SBA, dopo 72 h a 30°C

Il numero globale di decessi per infezioni fungine è circa lo stesso del numero di morti per malaria. “I funghi sono ovunque”! Dice il prof Gordon Brown, capo del centro di micologia di Aberdeen. Basti pensare che “Respiriamo più di 100 spore di Aspergillus ogni giorno; normalmente il nostro sistema immunitario le assorbe ma, quando le nostre difese immunitarie sono compromesse per varie ragioni (chemioterapici, lesioni traumatiche) perdono la capacità di reagire e l’infezione ha così il sopravvento.

Ricapitolando, quali sono dunque le infezioni fungine potenzialmente fatali?

Generalmente quelle che si diffondo attraverso il sangue o gli organi di pazienti già immunodepressi e spesso ospedalizzati, come le persone affette da fibrosi cistica o i neonati prematuri, i quali rischiano di morire non per la patologia per cui vengono trattati ma per le infezioni opportunistiche che, nel loro caso, diventano fatali. Questo punto è stato sottolineato anche dal Prof. Neil Gow, un altro ricercatore di Aberdeen, secondo il quale: “Le infezioni fungine essenzialmente fatali sono le malattie del malato”. Il problema è ancora più grave nei paesi in via di sviluppo, dove milioni di persone, HIV positive, muoiono spesso per infezioni da Cryptococcus neoformans, la cui forma clinica più frequente è una meningo-encefalite, che rappresenta, dopo la toxoplasmosi cerebrale, la più frequente infezione opportunistica del sistema nervoso centrale nell’AIDS. Inoltre, la PCP o polmonite da Pneumocystis carinii (microrganismo originariamente classificato tra i protozoi ma attualmente considerato un micete), che è stata, com’è noto, la prima infezione opportunistica identificata nell’AIDS, è considerata tuttora una delle principali condizioni morbose correlate alla malattia da HIV.

Come abbiamo già detto il numero globale di decessi per infezioni fungine è circa lo stesso del numero di morti per malaria, ma, attualmente, i fondi destinati alla ricerca contro le infezioni fungine rappresentano solo una parte del denaro destinato alla ricerca contro la malaria. Inoltre, un vaccino protettivo contro le malattie fungine deve ancora essere sviluppato, e l’aumento della resistenza alla classe di farmaci noti come farmaci azolici sta causando un forte allarme tra i medici. Infatti, recenti rapporti provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa indicano che la resistenza ai farmaci azolici è in aumento sia per Aspergillus spp. che per Candida spp.

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L’uso diffuso di fungicidi agricoli per proteggere le colture e il loro uso in alcune vernici e rivestimenti è stato collegato alla crescita di questa resistenza. Gli esperti hanno inoltre scoperto un altro aspetto preoccupante: focolai di infezioni fungine (principalmente del genere Cryptococcus) sono comparsi in gruppi di persone precedentemente sane, e nel nord-ovest degli Stati Uniti, decine di persone sono morte.

Sulla scia di questi sviluppi, è stato deciso dal Medical Research Council britannico di aprire il centro di micologia ad Aberdeen all’inizio di quest’anno. Qui lavoreranno esperti del settore per cercare di capire come i miceti riescano a sopravvivere e ad insediarsi nel corpo umano, e per sviluppare nuovi farmaci e tests per individuare rapidamente i microrganismi responsabili delle principali infezioni nell’uomo.

Fonte: The guardian, Medical Laboratory and Biomedical Science

Antonella Ligato

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