Diabete mellito di tipo 1: guai a perturbare la flora intestinale nei bambini

Kid self testing for diabetes by "Diabetes Foundation of Mississippi".

Uno studio statunitense mostra una forte correlazione tra sviluppo del diabete e la tipologia di microbiota intestinale post-terapia antibiotica in età infantile.

 

L'uso dell'insulina è l'unica cura per il bambino con diabete mellito di tipo 1 (photo by "Kids With Courage Foundation").
L’uso dell’insulina è l’unica cura per il bambino con diabete mellito di tipo 1 (photo by “Kids With Courage Foundation”).

Tra le più studiate e conosciute malattie autoimmuni, sicuramente il diabete è la malattia più temuta per le sue possibili complicazioni durante la vita. Ancor peggio se parliamo del diabete mellito di tipo 1. Un volume enorme di letteratura sostiene che il mix che causa l’esordio della reazione autoimmunitaria, con la relativa distruzione delle cellule β pancreatiche, è da ricercarsi in una predisposizione genetica di base e fattori ambientali, come alcune infezioni virali quali morbillo, Coxsackie virus, epatite, ecc.

Eppure, la maggior parte della comunità scientifica continua insistentemente a ricercare le cause più intime che danno l’incipit a tale processo patologico, fermamente convinta di un ipotetico e molto più complesso mosaico di fattori scatenanti. E’ proprio seguendo questo pensiero che un gruppo di scienziati appartenenti al “Dipartimento di Medicina e Microbiologia” della New York University Langone Medical Center (USA), guidati da Martin J. Blasen, ha pubblicato sulla prestigiosissima rivista “Nature Microbiology” uno studio su topi diabetici non obesi (NOD) geneticamente predisposti e, quindi, suscettibili al diabete mellito di tipo 1 (T1D).

Tale ricerca ha dimostrato che con una terapia antibiotica a base di tilosina (antibiotico ad ampio spettro della famiglia dei macrolidi) e simulando il più possibile la strategia di somministrazione ciclica con tale molecola in un soggetto in età infantile predisposto al T1D, la popolazione di topi maschi NOD, dopo 32 settimane, dimostravano un’incidenza dello sviluppo di tale tipo di diabete di due volte maggiore rispetto agli stessi topi di controllo che non effettuavano alcun ciclo di tilosina nel medesimo intervallo di tempo.

Tale incremento d’incidenza è da ricercarsi in uno squilibrio della flora batterica intestinale dell’infante dopo la terapia antibiotica, poichè si evinceva in tale studio una evidente e drastica riduzione di alcune fondamentali popolazioni batteriche “amiche” del tratto intestinale, come i bifidobatteri (indispensabili per una buona metabolizzazione degli zuccheri) ed i Bacteroidetes, portando ad una immunodepressione correlata anche alla down-regolazione dei geni necessari alla signalling cellulare per contrastare i microrganismi patogeni e regolare la risposta immunitaria conseguente.

Infine, possiamo affermare, senza possibilità d’errore, che l’utilizzo improprio di alcune classi di antibiotici nella prima infanzia possono favorire ed accelerare, in maniera indiretta ma incisiva, lo sviluppo del diabete mellito di tipo 1, aumentando in maniera vertiginosa il numero crescente di casi che ogni anno vengono diagnosticati in giovanissima età.

Nell’attesa che la scienza dia risposte più concrete e realizzabili su una terapia meno invasiva e più maneggevole per i soggetti diabetici di tutto il mondo, il consiglio più vivo da poter dare a chi ha una palese predisposizione familiare a tale patologia è di non abbassare la guardia e di ascoltare sempre i giusti consigli dei pediatri, senza improvvisarsi medici e creare danni che possono diventare davvero irreparabili per i nostri piccoli di casa!

 

Giovanni Di Maio (alias Santi Rocca)

Fonti: www.nature.com, www.the-scientist.com.

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