Ascoltare musica con i batteri

Tutti i dispositivi sui quali si può sentire musica o chiamare, usando gli auricolari, come cellulari, Mp3, tablet, pc e quant’altro, fanno ormai parte della vita quotidiana della popolazione. Un ascolto continuato per più di sessanta minuti al giorno nel lungo periodo potrebbe essere causa di danni per l’udito nei giovani. Questi ultimi, gli adolescenti in particolar modo, sarebbero esposti ad un rischio  maggiore per via dei volumi alti adottati frequentemente. Ciò che manca regolarmente però è la pulizia degli auricolari. Le orecchie di chi usa abitualmente un lettore digitale di musica o un dispositivo tecnologico collegato a questi accessori, conta molti più batteri rispetto a chi lo usa saltuariamente. Un gruppo di ricercatori del Kasturba Medical College di Manipal (India) ha illustrato sulle pagine del Journal of Health and Allied Sciences i dati dello studio che ha preso in esame cinquanta auricolari di lettori mp3 e le orecchie di altrettanti giovani individui, suddivisi in due gruppi costituiti da 25 soggetti ciascuno. La prima parte usava con frequenza regolare un lettore Mp3, mentre la seconda ne faceva un uso occasionale. Da quanto riporta la ricerca chi non rinuncia a questo accessorio è destinato a convivere con microrganismi il più delle volte innocui, ma in qualche occasione anche con batteri come lo stafilococco. “Non bisogna preoccuparsi dello stafilococco in sé – spiega il professor Casolino Delfo, presidente della società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale – gli effetti di questo batterio infatti dipendono dall’ interazione con gli altri microrganismi presenti nella cavità. Siamo soggetti attivi, il nostro corpo sa come difendersi, interagisce raggiungendo di nuovo un equilibrio batterico. Ma rispettate le comuni norme igieniche, come pulire l’auricolare o cambiare la spugnetta, aiuta ad evitare infezioni dolorose”.

auricolariRischi? L’otite esterna. È un’infiammazione del condotto uditivo, caratterizzata da un dolore intenso. I batteri, come lo stafilococco, sono la causa della forma acuta. “L’otite si riconosce dal dolore – spiega l’esperto –. Non mancano prurito e calo dell’udito (se l’orecchio è gonfio) e l’arrossamento della cute”. Se quindi dopo un utilizzo eccessivo di un dispositivo digitale compaiono questi sintomi è necessario ricorrere a un medico che identifichi la tipologia di otite e che somministri la terapia più adatta. “L’otite infatti può interessare l’intero condotto o essere localizzata in un punto, il cosiddetto foruncolo. Se in questo caso l’infezione va lasciata maturare, in presenza di un’otite esterna diffusa è consigliabile l’applicazione di preparati contenenti antibiotici e corticosteroidi, prodotti che devono essere prescritti da un medico”. Le forme croniche di otite esterna invece sono spesso di carattere dermatologico (eczema, dermatite seborroica, psoriasi, ecc.) e a predisporre l’organismo a questa infezione sono l’umidità, introduzione nel condotto di sostanze irritanti quali prodotti per capelli, traumi prodotti dalla pulizia.

Prevenzione La raccomandazione del team indiano è quella di evitare scambi frequenti di cuffie e auricolari tra gli ascoltatori : si tratta, infatti, di una pratica particolarmente in voga tra i giovani, soprattutto nella fascia 15/18 anni. Le nostre orecchie sono infatti piene di cerume, pelle morta e batteri; spesso, togliendoci le cuffie, è possibile notare alcuni di questi elementi, soprattutto se non ci si lava con cura una parte del corpo spesso dimenticata durante l’ igiene quotidiana di routine. Il cerume non è particolarmente dannoso poichè si tratta di un prodotto del nostro orecchio che ha l’obiettivo di pulire il condotto uditivo da germi e polvere. Il problema sorge se i germi presenti superano un determinato valore soglia, portando a problematiche anche gravi per la salute. Gli auricolari possono quindi andare a modificare l’equilibrio della flora batterica perché sono in grado di portare ulteriori germi all’interno dell’orecchio. Come? “Raccogliendoli” da altre superfici, per esempio quando li appoggiamo su un tavolo o all’interno della borsa. La presenza di una superficie appiccicosa, dovuta principalmente al cerume o ai suoi residui, rende peraltro le cuffie un vero e proprio ricettacolo di batteri.  Senza parlare di quando si condividono gli auricolari con amici e parenti, un’abitudine fortemente sconsigliata dagli studiosi. Il motivo è sempre lo stesso: in questo modo i batteri si trasferiscono dall’orecchio di una persona alle cuffie e da queste ultime al nostro orecchio, introducendo nuovi germi. cleanearbudsNel momento in cui andiamo ad utilizzare gli auricolari, peraltro, si viene a creare una sorta di camera sigillata in grado di intrappolare l’umidità all’interno dell’orecchio, generando un ambiente perfetto per la crescita dei batteri. La buona notizia, spiegano gli esperti, è che malattie come l’influenza e il raffreddore non possono “entrare” nel nostro corpo tramite le orecchie. Possono però farlo dalla bocca se questa entra in contatto con il cavo delle cuffie sporco. Come fare, quindi, per minimizzare i rischi? Innanzitutto disinfettare regolarmente l’accessorio e trasportarlo all’interno di un contenitore chiuso. Per pulirle al meglio è consigliato rimuovere prima ogni traccia di cerume o sostanze organiche residue, per poi applicare del disinfettante tramite un batuffolo di cotone… e poi non resta che augurarvi ”buona musica” !

fonte: tech.fanpage , italiachiamaitalia

Alessandro Scollato

 

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