Il primo vaccino anti-malaria

Eritrocita infettato da un plasmodium

L’inizio come medico, la conoscenza con le malattie infettive, che lo affascinano tanto da farlo entrare nel ramo di ricerca dell’esercito degli USA, quindi l’incontro con quello che sarà il suo più grande nemico, alla cui sconfitta consacrerà la vita, la malaria.

Ripley Ballou vanta una carriera invidiabile, partito con una serie di incarichi nella ricerca pubblica e in piccole compagnie di biotecnologie è diventato capo del reparto di ricerca clinica, divisione vaccini, del colosso belga GSK (GlaxoSmithKline), di cui é vice-presidente, ed in cui lavora ormai da 10 anni.
Il motore primo, ciò che ha indicato la strada a Ballou e nello stesso tempo ne ha canalizzato ogni energia, è stata proprio la malaria, quella malattia che aveva conosciuto sotto le armi e di cui aveva visto gli effetti disastrosi, che dirà lui stesso aver consumato tutta la sua carriera.
Rilascio del protozoo Plasmodium falciparum da un eritrocita
Rilascio del protozoo Plasmodium falciparum da un eritrocita
La malaria è una malattia causata per lo più dal protozoo Plasmodium falciparum, un parassita veicolato dalla zanzara, che colpisce oltre 200 milioni di persone ogni anno, e, solo nel 2013, ha ucciso oltre 580.000 persone, rappresentando la seconda malattia infettiva al mondo. I sintomi sono terribili e sono caratterizzati da febbri fino ai 40 gradi, alternate a brividi ed irrigidimento, seguite da una forte sudorazione, con un ciclo che si ripete ogni 36-48 ore.

Ballou non osservò soltanto gli effetti di questa tremenda malattia: ai tempi in cui agli scienziati era permesso testare vaccini sperimentali su se stessi egli infettò con il Plasmodium falciparum alcune zanzare, e, dopo aver assunto il vaccino sperimentale, si fece pungere per testarne la validità. Il vaccino non funzionò e Ballou ed il suo team sperimentarono le sofferenze di questa malattia sulla propria pelle, questo li rese però ancor più determinati: “Iniziai a pensare <Io sconfiggerò questa malattia>”.

Coloured SEM of malaria infected red blood cells
Coloured SEM of malaria infected red blood cells

Era solo l’inizio di una serie di sperimentazioni, sia su colleghi che su volontari, che durerà 30 anni. Con il passare degli anni, fortunatamente, la ricerca sui volontari diventerà più sicura grazie a nuove tecnologie in grado di individuare immediatamente il DNA del parassita nel sangue così da poter somministrare subito i farmaci anti-malarici e scongiurare l’infezione.

Photo of plasmodium vivax in early trophozoite ring stage inside red blood cell
Photo of plasmodium vivax in early trophozoite ring stage inside red blood cell
Questo interminabile braccio di ferro, alla fine, è stato vinto da Ballou, oggi famoso proprio per lo sviluppo del primo vaccino al mondo contro la malaria, il Mosquirix jab. Ad oggi questo vaccino, nato grazie alla sinergia della GSK e della Path Malaria Vaccine Initiative, è in attesa di approvazione.

L’EMA (European Medicines Agency) ha già dato l’OK, ritenendo il vaccino efficace e sicuro anche per i bambini delle aree più a rischio come l’Africa; si aspetta ancora il verdetto dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la cui finestra di valutazione dovrebbe terminare a breve (circa un anno infatti fa era stato ipotizzato un periodo di valutazione di 12 mesi). La società non ha ancora rivelato il prezzo del vaccino, ma ha promesso di non voler realizzare profitti con esso.

Rilascio del protozoo Plasmodium falciparum da un eritrocita
Rilascio del protozoo Plasmodium falciparum da un eritrocita
L’antagonista numero uno non potrebbe essere più vicino ad essere sconfitto, ma Ripley Ballou non ha alcuna intenzione di fermarsi, tutto il contrario: in testa alla GSK ha appena iniziato una lotta contro un avversario salito alla ribalta solo in tempi recenti ma già tristemente famoso, l’Ebola.
Nonostante sia solo l’inizio il ricercatore è fiducioso “Nel campo dei vaccini siamo stati spettatori di una profonda rivoluzione negli ultimi 10 anni, sappiamo molto di più rispetto a quando abbiamo iniziato”, poi aggiunge “c’è ancora un numero notevole di bersagli là fuori, dobbiamo continuare a produrre vaccini, sempre migliori e più sicuri“, possiamo esserne sicuri, sentiremo ancora il nome Ripley Ballou, e siamo certi sarà in occasione di un’altra vittoria.
Si conclude così la serie di articoli sulla sperimentazione umana, che ad oggi rimane il modo più veloce per sviluppare una cura, addirittura l’unico metodo nel caso di malattie epidemiche dilaganti, le cui tempistiche invalidano i canonici trials clinici. Essa rimarrà sempre e comunque uno step imprescindibile anche per qualsiasi cura o farmaco diretto all’essere umano (per chi fosse interessato a leggere i precedenti articoli può trovarli a questi indirizzi: http://microbiologiaitalia.altervista.org/lotta-alle-epidemie-luomo-combatte-fila/?doing_wp_cron=1473854826.2988309860229492187500 http://microbiologiaitalia.altervista.org/4810-2/?doing_wp_cron=1473854849.6392779350280761718750 e http://microbiologiaitalia.altervista.org/sperimentazione-umana-vincere-colera/).
Quello che invece è cambiato e continuerà ad evolversi è il procedimento: mentre un tempo si infettavano uomini, e persino bambini, senza dover rendere conto a nessuno, oggi chiunque voglia partecipare a questi test deve essere informato su tutto quello che potrebbe succedergli e deve inoltre soddisfare alcuni prerequisiti come l’età (meno di 45 anni) e lo stato di perfetta salute.
Fonti: presentazione di Ripley Ballou sul sito dell’azienda GSK, giornale The Telegraph, Wikipedia voce malaria.
Laura Tasca

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