Celiachia: enzimi batterici promettono di curarla

I cereali senza glutine si stanno diffondendo nel mercato alimentare mondiale (photo by www.viversano.net)

La conferma arriva dagli USA. Una preziosa, innovativa e pratica terapia per il trattamento della celiachia presto in arrivo?

Qualche settimana fa, appena dopo la pubblicazione dell’articolo sui benefici dei probiotici nella celiachia, qualcuno mi chiedeva se avevo conoscenza di qualche cura in arrivo. Come tutti voi lettori interessati all’argomento, negli anni mi sono aggiornato costantemente sugli sviluppi di possibili terapie per limitare la sensibilità al glutine. La realtà è che, come tutti i farmaci che si rispettino, le varie terapie sviluppate in ricerca sono ancora in fase sperimentale e devono essere ancora monitorate nella loro effettiva efficacia e sicurezza su un campione di pazienti molto più ampio. Come si nota nell’immagine sottostante, sono varie le strade perseguite dal mondo scientifico per la lotta al glutine, ma quella su cui mi soffermerei è quella ovviamente più “microbiologica” possibile.

Infatti, tra le terapie più seguite e promettenti ci sono quelle a base di enzimi in grado di degradare il glutine in una forma incapace allo sviluppo della reazione infiammatoria nel lume intestinale. In letteratura si possono visionare interessanti articoli su enzimi prodotti da batteri (anche probiotici!) che sono in grado di “tagliare” il glutine in peptidi non immunogeni.

Una delle ultime news ci arriva dalla Boston University con il gruppo di ricerca guidato da Eva J Helmerhorst che ha pubblicato uno studio eccezionale sulla rivista “American Journal of Physiology – Gastrointestinal and Liver Physiology”, nel quale si dimostra l’azione benefica di enzimi prodotti da batteri presenti nella saliva dell’uomo per la cura della celiachia. Infatti, i batteri analizzati si trovano tipicamente nel cavo orale e sono Rothia mucilaginosa e Bacillus Licheniformis. L’azione di particolari subtilisine, enzimi classificati come serin-proteasi che catalizzano il taglio proteolitico, ha mostrato una promettente possibilità per un azione mirata specificamente alla degradazione della gliadina (la proteina del glutine diretta responsabile della reazione autoimmune nella soggetto celiaco). Pertanto, questa scoperta si aggiunge al ventaglio di enzimi batterici candidati a potenziale terapia per la cura della malattia celiaca.

Grazie all’aumento dei casi diagnosticati, si può senz’altro dire che la celiachia ha attirato l’interesse della comunità scientifica e delle case farmaceutiche. Qualcosa all’orizzonte sembra muoversi davvero! Quindi, rinnovando ancora una volta il mio più vivo augurio ai nostri tanti amici celiaci, invito tutti a seguire con interesse l’evoluzione delle varie sperimentazioni in atto per la terapia della celiachia e (come letto poco più di un anno fa su molte illustre testate giornalistiche) sono fiducioso che per la fine di questo decennio qualcosa di concreto possa iniziare ad arrivare. Coraggio… la celiachia ha le ore contate!

 

Giovanni Di Maio (alias Santi Rocca)

Fonti: Identification of Food-grade Subtilisins as Gluten-degrading Enzymes to Treat Celiac Disease. Guoxian Wei, Na Tian, Roland Siezen, Detlef Schuppan, Eva J Helmerhorst
American Journal of Physiology – Gastrointestinal and Liver Physiology Published 28 July 2016; www.panorama.it .

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