Infezione da Virus Ebola: nuove scoperte sulla sua trasmissione sessuale

La malattia da virus Ebola, in passato nota come febbre emorragica da virus Ebola, è una pericolosa infezione spesso fatale per l’uomo. Come riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), virus ad RNA del genere Ebola fanno parte della famiglia dei Filoviridae (filovirus). L’introduzione del virus Ebola in comunità umane avviene attraverso il contatto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti. In Africa è stata documentata l’infezione a seguito di contatto con scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta (Pteropodidae), scimmie, antilopi e porcospini trovati malati o morti nella foresta pluviale.  La trasmissione avviene per contatto interumano diretto con organi, sangue e altri fluidi biologici (come saliva, urina, vomito) di soggetti infetti e indiretto con ambienti contaminati da tali fluidi. Il contagio è ovviamente più frequente tra familiari e conviventi, per l’elevata probabilità di contatti. In Africa, dove si sono verificate le epidemie più gravi, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con il cadavere dei defunti hanno probabilmente avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione della malattia.

Modalità di contagio e diffusione del virus Ebola

Un recente studio ha dimostrato che i virioni di Ebola persistono nello sperma umano per ben 565 giorni evidenziando il ruolo che la trasmissione sessuale può avere nella diffusione di questa infezione. Lo studio, pubblicato su The Lancet Global Affairs, ha coinvolto 429 uomini; all’interno del gruppo, 24 uomini sono risultati positivi al virus Ebola nello sperma dopo oltre un anno dal ricovero ospedaliero per questa infezione. In modo particolare, i ricercatori hanno osservato che questo virus sembra persistere più a lungo negli uomini con età superiore ai 40 anni. In un singolo ma significativo caso, la persistenza del virus si è registrata fino a 565 giorni dal ricovero. Prima di questa scoperta coordinata dal Dr. Soka dell’ Ebola Virus Disease Survivor Clinical Care, il liquido seminale sembrava sì rivestire un ruolo importante ma la presenza dei virioni si era riscontrata per un periodo massimo di tre mesi. In aggiunta a ciò, sono stati registrati numerosi decessi di donne venute a contatto con uomini definiti “sopravvissuti all’ Ebola” a causa della permanenza del virus nello sperma per tempi molto lunghi; queste considerazioni gettano, quindi, le basi per la realizzazione di una rete di monitoraggio più duratura per gli uomini che hanno sconfitto questo pericoloso virus al fine di prevenire una pandemia di questa infezione che potrebbe diventare il nuovo incubo tra le malattie sessualmente trasmissibili.

Fabrizio Visino

Fonti: Epicentro ISS, ScientificAmerica.com

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