Vaccini antitumorali : l’inizio della svolta ?

l43-sperimentazione-farmaci-111114201442_big”Ripassiamo” le tipologie di vaccini  

Tutti sanno più o meno a cosa serva un vaccino, ma vediamo con più precisione come si possono articolare:

–  I vaccini “classici” sono prodotti per indurre il nostro sistema immunitario a riconoscere le infezioni, neutralizzando virus e batteri pericolosi per il nostro organismo, prima che causino la malattia. Questa possiamo dire sia la forma più comune e efficace di prevenzione.

–  I vaccini anticancro preventivi sono normali vaccini diretti contro agenti infettivi che possono causare alcuni tipi di tumori. In questa categoria rientra il vaccino contro l’epatite B, responsabile di molti casi di cancro del fegato e quello contro il virus del Papilloma umano (HPV), responsabile del tumore della cervice uterina.

–  I vaccini anticancro terapeutici sono invece strumenti di cura piuttosto che di prevenzione. Sono spesso progettati in base alle caratteristiche individuali del tumore dell’individuo per rendere più attivo il sistema immunitario e indurlo a contribuire all’eliminazione della malattia.

Andiamo più nello specifico…

Soffermiamoci sui termini vaccino e vaccino anticancro. Non tutti hanno chiara la differenza che esiste tra questi due strumenti della medicina odierna. Facciamo qualche passo indietro nel tempo. Siamo nel 1796 e un medico inglese, Edward Jenner, decise di dimostrare sperimentalmente una teoria sul vaiolo che circolava già da qualche tempo negli ambienti medici. Questa malattia all’epoca falciò le vite di milioni di persone. Oltre alla forma umana, esisteva una forma bovina di vaiolo che nelle persone che mungevano le mucche provocava la formazione di pustole sulle mani senza che tali persone si ammalassero in modo grave come nella forma umana di vaiolo, più temibile e devastante. Jenner decise di prelevare del pus dalle vescicole del vaiolo bovino e di inocularlo in un ragazzino attraverso un piccolo taglio sul braccio. Il ragazzino presentò a breve le tipiche lievi lesioni del vaiolo bovino e si riprese prontamente senza conseguenze ulteriori. Jenner quindi lo espose a materiale proveniente da pustole di malati di vaiolo umano e il piccolo non manifestò alcun segno della malattia. All’epoca il medico non sapeva esattamente perché una versione attenuata dell’agente che provoca una determinata malattia preserva l’individuo da un contagio successivo. Oggi sappiamo che tale protezione deriva da una sorta di istruzione del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell’agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell’organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l’intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si usano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l’organismo a rispondere velocemente. L’attivazione del sistema immunitario al riconoscimento di microrganismi estranei già noti permette una distruzione più rapida ed efficace. Questo primo esperimento sul vaiolo delle vacche (da cui il termine vaccino) ha dato origine al principio su cui sono basati i vaccini moderni, il cui scopo è la prevenzione del contagio o delle complicanze di alcune malattie infettive.

I vaccini anticancro preventivi

Con questo termine si intendono alcuni vaccini “classici”, in grado di prevenire l’infezione da parte di virus come quello dell’epatite B o dell’HPV che a loro volta possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tipi di tumori. I vaccini anticancro preventivi, hanno la stessa funzione dei vaccini contro le malattie infettive, ma hanno un “effetto collaterale” positivo: abbassano il rischio di ammalarsi di specifici tumori, come il tumore della cervice uterina, che sono favoriti o direttamente provocati da mutazioni indotte dalla presenza di determinati virus. Il vaccino non ha un effetto diretto sul tumore del collo dell’utero (nel caso del vaccino anti HPV) o del fegato (nel caso del vaccino per l’epatite B) ma poiché previene l’infezione, che a sua volta induce stati di infiammazione cronica o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, è sostanzialmente preventivo in senso antitumorale. Uno studio recente ha fatto il punto sugli effetti ottenuti dai primi dieci anni di vaccinazione contro il virus dell’HPV: si misura già ora una riduzione di circa la metà dei casi di tumore della cervice, malgrado il tempo trascorso dall’introduzione del vaccino sia, epidemiologicamente parlando, piuttosto poco.

laboratorio

I vaccini anticancro terapeutici

Questo tipo di terapie sono accomunate dalla capacità di aumentare l’efficacia dei sistemi immunitari dell’organismo contro le cellule cancerose. Il sistema immunitario è in grado di combattere le infezioni ma non solo: proteggere l’organismo dalla minaccia costituita da cellule danneggiate o anormali che, se non sono eliminate, possono proliferare e dare origine a un tumore. I globuli bianchi viaggiano all’interno del circolo sanguigno alla ricerca di agenti infettivi come virus e batteri o di cellule anormali per distruggerli. Costituiscono una prima linea di difesa. Le cellule trasportano sulla superficie degli elementi chiamati antigeni che funzionano come bandierine di riconoscimento: se appartengono all’organismo (self), il sistema immunitario evita di attaccarli, tranne nei casi delle cosiddette malattie autoimmuni. Se le cellule sono estranee, riconoscendo antigeni non propri, i sistemi di difesa le eliminano considerandole non-self. È importante che il sistema immunitario riconosca con precisione gli antigeni delle cellule cancerose, che a volte sono ingannevoli: in certi casi si tratta di lievi varianti della norma, in altri di antigeni che sono presenti nell’età embrionale ma non nell’adulto oppure che sono così strani e nuovi (neoantigeni) che il sistema immunitario rimane inattivo semplicemente perché non li riconosce, non avendoli mai incontrati prima. I vaccini anticancro terapeutici hanno lo scopo di far alzare la guardia al sistema immunitario, rendendo visibili e riconoscibili gli antigeni delle cellule maligne, oppure potenziando gli elementi di difesa. Agiscono attivando le cellule T citotossiche o inducendo la produzione di anticorpi che si legano sulla superficie delle cellule tumorali, inducendone la distruzione. Non si tratta quindi di vaccini da somministrare per evitare di ammalarsi, ma di trattamenti spesso costruiti sulla base delle caratteristiche del tumore dei singoli individui. Lo sviluppo di vaccini anticancro curativi si è dimostrato più complesso del previsto per la grande variabilità individuale. Anche se due persone sono colpite dalla stessa malattia, non è detto che le caratteristiche molecolari dei tessuti tumorali nei due pazienti siano analoghe. Il vaccino terapeutico Oncophage, studiato per la terapia del glioma cerebrale, è stato approvato in Europa dal 2008. Si tratta di un vaccino che è prodotto in base alle caratteristiche tumorali del singolo paziente. Nel 2010 è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense il sipuleucel-T. Il suo compito è stimolare la risposta immunitaria contro la fosfatasi acida prostatica, un antigene presente nella maggior parte delle cellule di cancro della prostata. Come nel caso di Oncophage, si tratta di un vaccino anticancro che deve essere prodotto individualmente, sulla base delle caratteristiche del tumore di ciascun paziente. Come avviene? Nella pratica un campione del tessuto tumorale viene inviato al produttore che elabora la cura individuale sulla base di studi relativi al pezzo spedito. Nel 2015 è stato introdotto sul mercato un altro vaccino anticancro terapeutico per il melanoma metastatico. Si tratta di un virus litico. Cosa vuol dire? Esso è capace di uccidere le cellule che infetta disgregandole. In questo caso è studiato per introdursi nelle cellule tumorali e non deve essere personalizzato: funziona in ogni caso in cui il melanoma si presenta con determinate caratteristiche. Nonostante le difficoltà di elaborazione e allestimento  per i costi, altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio. Nonostante ciò, lo studio di questi preparati per stimolare il sistema immunitario sembra una delle grandi promesse dell’oncologia clinica per il prossimo decennio. Non resta che sperare che i risultati di queste ricerche portino effettivi benefici applicabili con criterio a tutte le tipologie di pazienti oncologici il prima possibile.

fonte: AIRC

Alessandro Scollato

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