Il Caso: Oligella ureolytica e la congiuntivite bilaterale, complice un errata procedura di pulizia delle cozze?!

Cozze

Oligella ureolytica è un batterio aerobio Gram negativo, che colonizza comunemente il tratto urinario dell’uomo. E’ considerato un batterio emergente, e raramente causa patologie nell’uomo. Il genere Oligella consiste di due specie: O. urethralis (un tempo Moraxella urethralis) e O. ureolytica. Le colonie di O. ureolytica sono state osservate la prima volta come a lenta crescita su agar sangue, con colonie puntiformi dopo 24 ore, ma con colonie grandi dopo 3 giorni di incubazione. Le colonie sono bianche, opache, a margini definiti e non emolitiche.

0k

I ceppi di O. ureolytica ricordano fenotipicamente le specie di Acromobacter, Bordetella bronchiseptica e Cupriavidus pauculus, per il fatto che sono asaccarolitici, ossidasi positivi e mobili per i flagelli peritrichi. Oligella urethralis è una specie molto meno comune, è simile alle specie di Moraxella in quanto i ceppi isolati sono coccobacillari, ossidasi positivi, immobili e Gram negativi. Come indica il nome O. urethralis è frequentemente isolata da campioni uretrali ed è considerata un commensale del tratto genito-urinario, tuttavia, in rari casi, può portare anche ad urosepsi.

images
Micrografia elettronica di Oligella ureolytica che mette in evidenza i lunghi e sottili flagelli peritrichi.

Riportiamo l’interessante caso di una donna di 55 anni esaminato dal laboratorio di Analisi Chimico-Cliniche e Microbiologiche dell’Ospedale di Soveria Mannelli (CZ). La paziente presentava una chiara congiuntivite batterica con particolari sintomi: notevole iperemia congiuntivale con blefarite e secrezioni, marcata fotofobia e malessere generale con una forte difficoltà a svolgere anche le normali attività di routine.  Mediante l’utilizzo di un tampone oculare è stato prelevato un campione della secrezione da entrambi gli occhi, la semina è stata effettuata su due differenti tipi di agar sangue (CNA e COL), su agar MacConkey e su Sabouraud agar.  Dopo 48 ore di incubazione, a 35-37 °C con il 5-10% di CO2, sono state osservate colonie piccole, bianche, opache, con margini continui, e non-emolitiche. I sistemi utilizzati per l’identificazione hanno rilevato la presenza di Oligella ureolytica e, in seguito allo svolgimento dei tests di sensibilità, la paziente è stata trattata con cloramfenicolo e rolitetraciclina per sette giorni. Dopo il trattamento antibiotico la paziente ha recuperato completamente.

Questo studio, pubblicato sulla rivista “Microbiologia Medica” (vol. 31:5797) rivela come Oligella, un batterio considerato generalmente innocuo, possa diventare un vero e proprio agente patogeno, come nel caso appena descritto, dove la paziente ha contratto probabilmente l’infezione durante la procedura di pulitura delle cozze presso il punto vendita dove lavorava. Su base mondiale, uno dei principali rischi associati al il consumo di molluschi bivalvi potrebbe derivare dalla contaminazione microbiologica delle acque in cui crescono o dal fallimento delle procedure di purificazione, soprattutto quando le cozze sono destinate ad essere consumate crude. Un’osservazione importante che deve essere fatta in questo caso è che la discontinuità nell’uso dei dispositivi di protezione potrebbe aver giocato un ruolo importante nella contaminazione, considerando che la paziente era in buona salute e che nella storia medica della sua famiglia non c’erano mai stati casi di malattie oculari. Perciò diventa importante l’uso dei dispositivi di protezione individuale che, se impiegati correttamente, possono certamente portare alla riduzione dei rischi legati a questo tipo di patologia.

La mancanza di altri dati, dal momento che questo rappresenta l’unico caso, sia per il tipo di contaminazione che per la patologia, richiede ulteriori sforzi per capire la rilevanza clinica di questo batterio.

Fonte: “Oligella ureolytica conjunctivitis in a female patient”; Microbiologia Medica volume 31:5797

Antonella Ligato

Commenta per primo

Rispondi