La diversità degli uomini nell’adattamento intestinale

Hadza

Chi pensa che tutti gli uomini siano uguali si sbaglia di grosso. Attenzione, non è un’affermazione razzista o sessista, la spiegazione risiede nell’evoluzione della specie. Anni fa Darwin fu il primo a parlare della teoria evolutiva, della basi genetiche dell’evoluzione, di selezione naturale per adattamento. Ad oggi sulle sue teorie si basa l’intera esistenza del mondo.

È proprio questo il motivo per cui gli uomini sono diversi tra loro. Lo dimostra uno studio scientifico condotto da un gruppo di ricercatori del Max Planck Institut per la biologia evolutiva a Lipsia insieme all’Università di Bologna e all’Istituto di tecnologie biomediche del CNR di Segrate. I ricercatori hanno dimostrato che esistano delle differenze all’interno della flora intestinale nelle diverse etnie. L’ adattamento della specie ha fatto in modo che l’uomo, per sopravvivere, cambiasse le proprie caratteristiche interne rendendole compatibili all’ambiente circostante.

Lo studio ha confrontato la flora intestinale di un gruppo di uomini italiani, rappresentativo delle popolazioni occidentali, con quella di un gruppo di soggetti appartenenti alla tribù di cacciatori-raccoglitori Hadza, della Tanzania. La composizione intestinale è risultata molto differente. Lo stile di vita dei due gruppi è molto diverso, da un lato predominano gli agi e il cibo pronto e industrializzato, dall’altro emerge una dieta più naturale, a base di vegetali e cibi raccolti. Questi diversi aspetti di vivere la vita si denotano dall’analisi interna dell’intestino di ciascuno dei due gruppi. I partner microbici delle tribù orientali sono più adatti alla demolizione di fibre indigeribili e permettono di ottenere energie da alimenti prettamente fibrosi.

La transizione neolitica dalla caccia e raccolta alle società agricole ha comportato cambiamenti nella dieta e nello stile di vita. Gli esseri umani si sono dovuti adattare insieme ai loro microrganismi endogeni.  Nella flora batterica intestinale degli Hadza sono presenti alti livelli di batteri capaci di degradare fibre normalmente indigeste, come il Treponema che invece nelle popolazioni occidentali rappresentano un segno di malattia. Per contro, queste tribù sono carenti dei batteri “buoni” come i Bifidobacterium. Si stravolge, così, il concetto di flora batterica normale. La normalità dipende dallo stile di vita e questo alla luce del fatto che fra gli Hadza sono pressoché assenti le malattie autoimmuni associate agli squilibri nelle popolazioni intestinali.

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Abbodanza batterica relativa di soggetti Hadza ed Italiani

La denominazione di batterio “buono” o “cattivo” non deve essere, quindi, generalizzata ma analizzata sulla base di queste diverse abitudini.

di Alice Marcantonio

fonte: “Nature Communications”

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