Il miele-antibiotico, dalla tavola alla farmacia

Dal Salve Regina University di Newport, negli Usa, arriva una rivelazione dal dolce sapore di conferma, il protagonista è una novità nel ruolo di medicina, ma una antichissima conoscenza sulle nostre tavole.image

Perossido di idrogeno, acidità, effetto osmotico e un’alta concentrazione di zuccheri e polifenoli sono gli ingredienti di un miracoloso antibiotico. Di chi stiamo parlando ? Del miele!

La ricerca, presentata al convegno annuale della società americana di chimica tenutasi a Dallas dal 16 al 20 Marzo 2014, è stata condotta dalla ricercatrice Susan Meschwitz, che spiega “la proprietà principale del miele risiede nella capacità di combattere le infezioni a tutti i livelli, con la sinergia di diverse armi cosa che non permette ai batteri di sviluppare facilmente una resistenza.”image

I batteri muoiono, se non per disidratazione (a causa dell’effetto osmotico prodotto dall’alta concentrazione zuccherina che sottrae acqua alle cellule batteriche) per vIa dello stress ossidativo (causato dal perossido di idrogeno), o a causa dell’acidità o infine tramite l’azione dei polifenoli (composti che hanno una potente azione antiossidante e antibatterica).

Grazie alla sinergia di queste caratteristiche il miele, passato da dolce sfizio a cocktail micidiale, inibisce la formazione dei biofilm, piccoli aggregati batterici che si formano in seguito a processi di comunicazione primordiale, e che servono nella sincronizzazione e rilascio di tossine batteriche. “Inibendo questi cluster – spiega Meschwitz – il miele interrompe il quorum sensing, cioè il modo in cui i batteri comunicano tra loro, e pertanto li indebolisce, rendendoli sensibili ai comuni antibiotici“.image

Ma quale potrebbe essere il vantaggio del miele sui tantissimi antibiotici anti-batterici? Il segreto del miele è non essere troppo specifico.

Gli antibiotici hanno un’azione molto mirata e specifica, pertanto sono molto efficaci, ma solo finché il batterio non sviluppa una mutazione altrettanto specifica, ed hanno inoltre lo svantaggio di provocare un forte stress selettivo sulle popolazioni di batteri, con l’insorgenza di ceppi resistenti o super resistenti.image

Il miele al contrario ha un’azione anti-batterica generica che colpisce su diversi livelli, per questo motivo il fenomeno di adattamento è molto più ostacolato.

Questa pubblicazione scientifica non è però un’assoluta novità ma, anzi, una conoscenza antica e radicata nella cultura popolare: provate a chiedere ai nonni un rimedio per la gola infiammata!image

Ma non è finita qui: le capacità anti-batteriche del miele aumentano in modo quasi miracoloso se si tiene conto del fattore freschezza, a dirlo è la Lund University, in Svezia, dall’altra parte del mondo, da cui proviene un secondo studio sul miele fresco.

Questa volta il merito è da riconoscere alle fattrici in prima persona, le api, ed in particolare ai batteri contenuti nel loro stomaco: sono stati analizzati alcuni tra i diversi tipi di microrganismi presenti nel miele fresco, il risultato di questo studio ha evidenziato 13 batteri lattici che si pensa contribuiscano ad eliminare gli agenti patogeni grazie alle produzione di acidi grassi, anestetici e perossido di idrogeno.image

Sarebbero soprattutto i microrganismi nocivi antibiotico-resistenti i bersagli di questi batteri lattici, scrive il Wound Journal, come lo Staphylococcus aureus, un meticillino-resistente, le cui infezioni possono risultare mortali.

I tredici batteri lattici individuati nel miele fresco sono in grado di produrre il giusto tipo di composti antimicrobici a seconda del tipo di minaccia” sostiene la prima firma della pubblicazione, Tobias Olofsson.

Quest’ultima capacità, al contrario delle prime descritte, viene ovviamente persa nel confezionamento del miele ed è quindi inesistente nel miele che si può comprare tra gli scaffali di un supermercato.

Fonte: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2014-03/acs-hia022414.php

Laura Tasca

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