Xenophyophorea, la classe dei protozoi da record

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Solitamente pensando ai protozoi si immaginano organismi unicellulari grandi al massimo poche decine di micrometri, ma la classe di cui vi parlerò oggi esula da questa classica definizione. Sto parlando della classe Xenophyophorea, conosciuta per racchiudere al suo interno protozoi, che possono raggiungere dimensioni nell’ordine dei centimetri. Esattamente, centimetri, non ho sbagliato a scrivere. Con una specie che ne può raggiungere addirittura 20! E non finisce qui…

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Fig.1: un esemplare appartenente alla classe Xenophyophorea.

Scoperti nei mari del nord della Scozia nell’estate del lontano 1882 dall’oceanografo John Murray, queste “cellule giganti” multinucleate furono descritte e catalogate l’anno successivo da Henry Bowman Brady tra i Foraminiferi, per poi subire numerose riclassificazioni: prima furono inseriti nel phylum delle Spugne, poi nell’ordine delle amebe, successivamente vennero descritti come un phylum a parte nei Protisti, infine, a seguito di studi filogenetici, ritornarono tra i Foraminiferi.

Gli organismi appartenenti alla classe dei Xenophyophorea sono bentonici (ossia vivono sul fondale marino), molto delicati e dalle forme complesse (che possono ricordare quelle delle spugne). La loro presenza è stata segnalata oltre che nei mari scozzesi anche nella fossa delle Marianne e nel Mediterraneo. Le loro dimensioni variano da qualche millimetro fino a 20 cm. Oltre alle dimensioni, spropositate per un organismo unicellulare, si riscontra anche un’incredibile varietà di forme, resa possibile nei diversi organismi grazie a un complesso sistema di tubuli organici ramificati e a masse di materiale di scarto e per cui sono inoltre in grado di riutilizzare metalli pesanti come piombo e ferro.

Come tutti gli organismi bentonici, anche gli appartenenti alla classe Xenophyophorea si cibano rimanendo sul fondo, e sembrerebbero farlo in una maniera molto particolare date le loro considerevoli dimensioni: si nutrono infatti tramite pseudopodi, proprio come fanno organismi decisamente più piccoli, come ad esempio le amebe!

La densità di questi organismi sui fondali marini è stimata sui 2000 esemplari ogni 100 m2, il che in certi habitat li porta ad essere una delle specie più frequenti. Ogni tipo di studio sugli Xenophyophorea è però molto difficile da condurre, in quanto essendo essi molto delicati, è praticamente impossibile rimuoverli dal loro habitat senza danneggiarli. Per questo motivo non si sa molto dei 15 generi ad oggi conosciuti, e delle 42 specie in essi comprese .

La modalità di riproduzione di questi organismi rimane tuttora un mistero, ma si pensa che in quanto membri della superclasse dei Foraminiferi si comportino più o meno in modo analogo ai loro “parenti”, alternando quindi riproduzione sessuata ed asessuata.

Syringammina fragilissima
Fig2: guscio di Syringammina fragilissima

Una menzione particolare spetta sicuramente ad una specie di questa classe: Syringammina fragilissima, che ne è il rappresentante dalle dimensioni più ragguardevoli. Come dice il nome è un organismo fragilissimo, tanto che Brady la descrisse come un “tubo di sabbia molto fragile”, ma può raggiungere la ragguardevole dimensione di 20 cm! Sembra che questa specie si cibi di batteri, che potrebbe addirittura “allevare”; infatti secondo alcuni studi condotti nel 2004 alcuni acidi grassi presenti in S. fragilissima sarebbero presenti solo in specifici batteri. Ma come farebbe S. fragilissima ad “allevare” batteri? Il guscio che costituisce la protezione di questo organismo è costituito da ramificazioni che sono in grado di accumulare materiali di scarto, con i quali producono dei lunghi filamenti che sono utilizzati per nutrire i batteri di cui poi si ciberà.

In conclusione, questo è solamente uno degli esempi della biodiversità che si osserva in uno degli ambienti più sconosciuti e sorprendenti del pianeta: i fondali marini.

Andrea Borsa

FONTI: NewscientistSyringammina fragilissima

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