Guida al parassitismo

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Sul blog sono stati scritti diversi articoli riguardanti varie specie di parassiti, per cui potrebbe essere utile dare una generale visione d’insieme del parassitismo, un fenomeno complesso e affascinante che merita una spiegazione approfondita.

Il parassitismo è un tipo di simbiosi in cui uno dei due organismi (il parassita) che prendono parte al rapporto simbiotico, ricava tutti i vantaggi a spese dell’altro (l’ospite). Esistono diverse classificazioni in base alla localizzazione ed alle dimensioni del parassita; classificando in base alla localizzazione del parassita si distinguono endoparassiti ed ectoparassiti: i primi sono parassiti interni, come i classici parassiti intestinali, mentre i secondi si localizzano esternamente all’ospite, come ad esempio i pidocchi. In base alle dimensioni del parassita si distinguono invece microparassiti, come virus, batteri e protozoi, caratterizzati da piccole dimensioni e breve tempo di generazione, e macroparassiti, tra cui ritroviamo organismi più grandi, come Nematodi, Platelminti e pidocchi, che sono invece caratterizzati da tempi di generazione più lunghi e che spesso completano il loro ciclo vitale in più ospiti.

Infine è possibile una classificazione in base alla capacità di “trasferimento” del parassita da un ospite ad un altro: nel caso il parassita riesca a spostarsi da un ospite all’altro senza l’intervento di un vettore, il metodo di trasmissione viene definito diretto, se invece il parassita necessita di un organismo vettore la trasmissione sarà indiretta. Nel caso della trasmissione diretta il contagio avviene tramite contatto di un organismo sano con uno parassitato, oppure tramite contatto con substrati contaminati; i microparassiti sono spesso trasmessi in modo diretto: si pensi ad esempio a virus o batteri, tuttavia anche molti macroparassiti fanno altrettanto. Nel caso di trasmissione indiretta il vettore (che molto spesso è un insetto) è fondamentale: ad esempio Plasmodium falciparum, agente eziologico della malaria, è trasmesso dalle zanzare.

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Fig.1: scolice di Tenia solium. Sono ben visibili gli uncini e le ventose che il parassita utilizza per aderire ai tessuti dell’ospite

Importante è anche la classificazione degli ospiti: viene infatti detto definitivo l’ospite in cui il parassita fa riproduzione sessuata, mentre gli altri sono definiti ospiti intermedi (di numero variabile da uno a tre in base alla specie del parassita).

Molto interessante è anche notare i siano numerosi adattamenti da parte dei parassiti al loro ambiente, ovvero l’organismo ospite. Per riuscire a parassitare un organismo devono infatti attuare una trasformazione dei propri organi e funzioni; un primo modo è lo sviluppo di organi di adesione stabile all’ospite. Esempi di organi adesivi od uncini si ritrovano nei cestodi (la testa, o scolice, di Tenia solium portatrice di uncini e ventose ne è un esempio, fig.1) e nei trematodi (Fasciola hepatica, parassita del fegato di molti animali è portatrice di ventose boccale e ventrale, fig.2). I parassiti inoltre riducono e semplificano l’anatomia e la funzionalità degli organi superflui per il loro stile di vita che, molto spesso, porta ad una maggior attività di quelli rimanenti (soprattutto gli organi riproduttivi). Un esempio è la scomparsa di organi di senso organizzati negli endoparassiti, le cui uniche terminazioni nervose sensitive si trovano nel tegumento, o ancora la scomparsa dell’apparato digerente in alcuni endoparassiti (come Cestodi ed Acantocefali), che assumono il nutrimento già digerito dall’ospite tramite la propria superficie corporea .

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Fig.2: Esemplare di Fasciola hepatica. Si possono vedere le due ventose di cui dispone:quella boccale (oral sucker) e quella ventrale (ventral sucker).

Un adattamento estremo di molti parassiti riguarda infine l’apparato riproduttore. Infatti, per un parassita è fondamentale produrre una progenie quanto più numerosa possibile (basti pensa che la femmina di Ascaris lumbricoides può arrivare a deporre fino a 200.000 uova al giorno), in modo da colonizzare nuovi ospiti, impresa non sempre facile o statisticamente probabile. In alcuni parassiti, come i Cestodi, l’apparato riproduttore è addirittura ripetuto più volte in un solo individuo. I sessi possono essere separati, ma anche l’ermafroditismo è molto in voga tra i parassiti, e il perché è presto detto: un endoparassita difficilmente incontrerà un altro esemplare della sua specie, (basti pensare alla tenia, nota per l’appunto come “verme solitario”). L’ermafroditismo risulta quindi, alla volte, l’unica via per riprodursi.

Ogni parassita ha una lunga storia di coevoluzione con il proprio ospite. Per coevoluzione s’intende una evoluzione contemporanea, una sorta di “ricerca dell’arma migliore” per vincere la “guerra” contro l’avversario. Questo per il parassita significa migliorare le proprie capacità d’invasione, di riproduzione all’interno dell’ospite, di “non notabilità”, mentre per l’organismo parassitato significa l’esatto opposto, ossia arginare l’invasione di un parassita ed eliminarlo tramite uno sviluppo del sistema immunitario o meccanismi comportamentali atti ad evitare l’infezione. La coevoluzione si può spingere fino al caso limite in cui il parassita si specializza a tal punto da parassitare solamente una particolare specie ospite (ed è detto quindi specie-specifico).

Ma cosa comporta la presenza di un parassita in un organismo?

Generalmente l’obiettivo di un parassita è sfruttare l’ospite per la propria sopravvivenza, mantenendolo quindi in vita, in quanto al di fuori dello stesso non sarebbe in grado di sopravvivere. Quello che risulta è però, in ogni caso, un impatto negativo sia sulla crescita che sulla capacità riproduttiva dell’organismo (nota anche come fitness) in quanto il parassita attinge necessariamente alle risorse vitali necessarie all’ospite per la sopravvivenza. In casi particolari, invece, il parassita ha bisogno che l’ospite muoia per completare il proprio ciclo vitale, come nel caso di, Toxoplasma gondii, che rende l’ospite, il topo, attratto dall’odore del suo predatore, il gatto, in modo da renderlo una preda facile e poter completare così il suo ciclo vitale nel gatto. In questo caso quindi il parassita non uccide direttamente l’ospite, ma ne cambia il comportamento manipolandolo.

Insomma, spero di aver stuzzicato la vostra curiosità con quello che secondo me è uno degli argomenti più affascinanti della biologia. L’articolo voleva essere una spiegazione generale del fenomeno del parassitismo, in modo da conoscerne a grandi linee tutti gli aspetti. Spero di essere riuscito nell’intento.

Andrea Borsa

FONTE: interazioni tra organismi

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