“Bartonella Henselae” la malattia del graffio del gatto

Chi ama gli animali è bene che conosca i rischi a cui è esposto soprattutto se si tratta di gatti. Bartonella henselae è il nome di un batterio che sicuramente non piacerà agli amanti dei felini domestici. Molti gatti, soprattutto quelli ancora piccoli, rischiano di essere infetti da questo batterio. Benché i veterinari spesso parlino di malattie e pericoli su cui noi uomini rischiamo di imbatterci, del batterio sopracitato conosciamo ancora poco; è bene, allora, elencare alcune delle sue caratteristiche e cercare di chiarire quali siano le cause di contagio e i pericoli.

Bartonella henselae, batterio infettivo della bartonellosi

Malattia del graffio del gatto” (Cat Scratch Disease, CSD) è chiamata così nel gergo veterinario, un nome che mette in guardia i padroni dal dimostrare troppo affetto agli amici pelosi. I gatti vengono contagiati da pulci infette, ad esserne vittime sono soprattutto i cuccioli in particolare i trovatelli che spesso si tende ad accogliere in casa e curare. Il problema è che non si riesce a distinguere tra un gatto sano ed uno malato perché la malattia nel felino è del tutto asintomatica. Basta un semplice graffio o una leccata sull’uomo, magari avente già delle lesioni aperte sulla pelle, per fare da vettori e contagiare. Il problema è che sull’uomo questa malattia risulta tutt’altro che silente.

I sintomi non compaiono subito, l’unica manifestazione in tempo reale è la comparsa di forte prurito dovuto alla liberazione di istamina sulla ferita. Spesso può essere accompagnata da una lesione simile a quella dovuta alla puntura di insetto. Questo prurito passa dopo un giorno, o due, ma è solo l’inizio di una lunga serie di fastidi. Qualche settimana dopo inizia a gonfiarsi la linfoghiandola vicina al punto di inoculazione del germe (collo, ascelle e inguine) e diventa dolente in quanto reattiva. Non si riesce a collegare questo evento al graffio del gatto per cui difficilmente si interviene in tempo utile; In concomitanza con il gonfiore compaiono anche febbre e malessere generale come dolori muscolari, cefalea e debolezza. Tra i sintomi più rari ma decisamente più gravi ci sono nausea, vomito e splenomegalia (ingrossamento della milza).

Questi sintomi spariscono da soli dopo circa 2-3 mesi ma in genere non ricollegandoli al gatto si cerca di alleviarli utilizzando farmaci come antipiretici o analgesici ed effettivamente benché sia una malattia batterica sarebbe inutile la terapia antibatterica. L’unica cura è il riposo, la giusta cautela quotidiana seguita da una corretta prevenzione. Chi è a stretto contatto con gatti, soprattutto se randagi, è bene che badi alla propria igiene, lavandosi spesso le mani dopo il contatto coi felini. Risulta molto utile sottoporre gli animali ad un controllo accurato tramite il test PCR-real time per capire se siano portatori del germe. Nel caso di test positivo per il felino sarà sufficiente una terapia antibiotica per debellare il batterio ed evitare che contagi gli altri gatti. Basta prendere le giuste accortezze per evitare spiacevoli conseguenze e poter godere dell’amore animale senza paure.

Alice Marcantonio

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