Anticorpo monoclonale: dal morbo di Crohn la cura per l’AIDS

Un recentissimo studio ha suscitato lo scalpore e la reazione di molti ricercatori: studi su scimmia rivelano che un anticorpo monoclonale usato per trattare la malattia infiammatoria dell’intestino (morbo di Crohn) nell’uomo potrebbe portare alla cura funzionale dell’AIDS.

HIV-AIDS-malattie-infettive-gravidanzaPer quanto riguarda le terapie dell’HIV, si è notato un grande miglioramento al punto che le combinazioni di farmaci antiretrovirali (ARV) abitualmente usate, abbattono il virus in modo così efficace che i test standard non possono rilevarlo più nel sangue. Tuttavia i ricercatori hanno a lungo cercato strategie che permettano alle persone l’interruzione del farmaco senza che si abbia una riattivazione del virus, cioè appunto una cura “funzionale” piuttosto che la completa guarigione, ad oggi ancora difficile poiché il DNA del virus comunque si è integrato nel genoma umano.

Un team guidato dall’immunologo Aftab Ansari della Emory University School of Medicine di Atlanta descrive lo studio in cui sono state infettate otto scimmie con SIV, la versione dell’HIV per le scimmie, e trattate con gli ARV al quale hanno addizionato un anticorpo simile ad un farmaco approvato per la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, che si rivolge a un recettore sulla superficie delle cellule immunitarie conosciuto come α4ß7.

A distanza di 9 mesi dopo il trattamento con gli ARV e il trattamento con gli anticorpi, tutti gli otto animali mostravano livelli bassi o non rilevabili di SIV nel sangue. In sette animali di controllo SIV-infetti che hanno ricevuto ciò che equivale a un anticorpo placebo, il virus è ritornato a livelli elevati entro 2 settimane.

CD4Egli, Fauci, ed altri ricercatori dell’AIDS si sono in seguito concentrati sul recettore α4ß7 perché si trova sulla superficie delle cellule CD4, le cellule immunitarie che sono il bersaglio principale del virus HIV. Infatti questo recettore lega anche la proteina di superficie di HIV, che rende le cellule CD4 molto più suscettibili all’infezione e spiega perché il virus distrugge anche le cellule nell’intestino all’inizio dell’infezione. Inoltre Ansari e Fauci sono stati incuriositi anche dai risultati di uno studio precedente condotto sempre sull’HIV della scimmia, che ha dimostrato che l’anticorpo α4ß7 potrebbe contrastare l’infezione da SIV perché andrebbe ad occupare i siti di legame al posto del virus competendo con esso.

Dunque i due scienziati hanno proposto un meccanismo semplice per la protezione: l’anticorpo riduce la tendenza delle cellule CD4 dell’intestino a legarsi al virus, fornendo un minor numero di bersagli per ogni virus dell’AIDS presente.

Questi risultati innovativi aprono la strada a nuove ricerche di nuovi farmaci funzionanti sull’uomo da associare o sostituire a quelli esistenti.

Raluca Stoica

Fonti: Science

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