Sifilide: “le botti di Campailla”

La sifilide è una complessa infezione sessualmente trasmissibile che si contradde a causa di un batterio: il Treponema pallidum. Descritto per la prima volta nel XVI secolo, pare che, giunto dalle Americhe dopo i primi viaggi dei marinai di Cristoforo Colombo, si sia ben presto diffuso e la malattia apparve agli occhi della popolazione come un vero e proprio castigo divino.

La manifestazione principale della sifilide è la comparsa di una lesione, il sifiloma, che appare nel punto di contatto. Oggi è la seconda malattia a trasmissione sessuale più diffusa dopo l’HIV.
Il trattamento di elezione della sifilide è la penicillina e nei pazienti allergici possono essere utilizzate le tetracicline o i loro derivati. Ma come abbiamo visto, la sifilide, è una malattia molto antica. Come veniva trattata in passato? Qual era la terapia utilizzata prima dell’avvento della penicillina?

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“…Dopo la cura mercuriale col metodo Campailla si può assistere a delle rinascite complete di individui ridotti in condizioni impressionanti di cachessia o con lesioni tali da rendersi impossibile qualsiasi intervento curativo per via percutanea o ipodermica”

Tommaso Campailla, fu un filosofo, poeta e medico nato a Modica, in Sicilia, il 6 aprile del 1668 e fu l’ideatore delle cosiddette “botti di Campailla”.

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Si tratta in realtà di vere e proprie “stufe” mercuriali che avevano al loro interno una sedia, in cui veniva fatto sedere il paziente, un foro in alto, da cui usciva la testa dello stesso, ed un braciere in cui veniva versato del cinabro (minerale) da cui per sublimazione esalavano i vapori di mercurio che poi venivano assorbiti dal corpo del malato in sudorazione. Queste botti, in realtà, esistevano già nel resto dell’Europa ed anche in Italia, Campailla pertanto, viene ricordato per la svolta che diede a questa terapia. Difatti, in passato, il foro centrale da cui usciva la testa del paziente, non permetteva a quest’ultimo di inalare i vapori è pertanto, la terapia non agiva guarendo completamente il malato ma guariva in parte solo i sifilomi presenti nel corpo. La svolta fu data proprio da Tommaso Campailla che, non soltanto modificó la struttura delle botti chiudendo il foro centrale che da sempre le aveva caratterizzate ma aggiunse anche incenso al braciere al fine di rendere i vapori più respirabili per il paziente. Una volta respirati, infatti, questi vapori di mercurio medicamentosi, penetravano dall’apparato respiratorio, in tutto il corpo del malato diminuendo moltissimo la carica batterica infettante responsabile della sifilide.

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Grazie a questo studioso si potè assistere a delle vere e proprie guarigioni, Modica acquisì notorietà ed ancora oggi è possibile osservare, all’interno dell’antico Ospedale di S. Maria della Pietà le tanto importanti botti di Campailla.

Fonti: laRepubblica

Tania Celestri

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