“L’amore” della microbiologia per l’arte

Affascinante relazione, quella dei batteri e le nostre opere d’arte. Scoperti qualche anno fa dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise, alcuni ceppi batterici hanno portato una vera e propria rinascita degli affreschi e sculture deteriorate nel tempo.

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Le prima opere dei batteri restauratori sono gli Affreschi del Camposanto Monumentale di Pisa, che alla fine della seconda guerra mondiale, furono staccati dalle mura e sulla loro superficie fu cosparsa una colla per proteggerli. La colla animale applicata, nel tempo si è intrecciata con i pigmenti delle opere, danneggiando i colori e creando difficoltà per toglierla. Gram-negativo  capace di metabolizzare diversi substrati, Pseudomonas stutzeri è il batterio divoratore della sostanza protettiva. I ceppi batterici sono stati accuratamente selezionati in laboratorio; i microrganismi sono stati alimentati solo con la sostanza d’interesse da eliminare dalle opere e sono stati scelti quelli con maggiore rapidità di crescita. I ceppi prescelti sono stati posti in un fermentatore, ottenendo miliardi di batteri, posti a digiuno per alcuni giorni, incrementando il loro appetito. I “piccoli restauratori” applicati su cotone idrofilo aderito alla tela, in 10-12 ore svolgono una pulitura completa, più efficacie di composti chimici.

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Stesura dei batteri Pseudomonas stutzeri sugli affreschi del Camposanto Monumentale di Pisa

Altro nemico dell’arte è lo smog, polveri ricche di zolfo che rilasciano macchie scure sulle lucenti sculture di marmo. Ad intervenire questa volta sono batteri solfato-riduttori  Desulfovibrio vulgaris sub. vulgaris (ATCC 29579), amanti dei composti a base di zolfo, i quali evitano che il carbonato di calcio si trasformi in solfato di calcio (causa delle macchie scure sui monumenti). La rimozione delle croste nere avviene dopo circa quattro applicazioni della durata di 8-9 ore, in cui i batteri utilizzano lo zolfo elementare (S) come accettore di elettroni per il proprio metabolismo. I nitrati sulle superfici sono stati eliminati da un batterio denitrificante, Pseudomonas denitrificans, che converte i nitrati in azoto molecolare. I vantaggi del Biorestauro possiamo vederli sulla Pietà Rondanini e alcune guglie del Duomo di Milano.

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I laboratori dell’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie,l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) hanno selezionato ceppi provenienti da miniere italiane e tombe etrusche in Tarquinia, in grado di eliminare sostanze proteiche che nascondono affreschi, tramite impacchi di laponite (argilla non tossica) donando l’umidità adatta per i batteri e non dannosa per i dipinti (Leggenda di Ercole e Caco della Casina Farnese).

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Villa dei Misteri (Pompei)

Tra i collaboratori del Biorestauro, non solo batteri ma anche antibiotici come l’Amoxicillina, “curatore” in questo caso degli affreschi della Villa dei Misteri (Pompei). Esposti al sole, i dipinti erano diventati il perfetto habitat di streptococchi, che si erano alimentati dei colori rendendoli polvere.

L’utilizzo dei microrganismi “pilotati” per la ripresa dei Beni Culturali, da qualche anno, sta sostituendo i trattamenti chimici, dannosi sia per l’uomo che per i capolavori. Batteri asporigeni, quindi non resistenti e presenti nell’ambiente, saranno la salvezza della nostra storia? La microbiologia continua a sorprenderci.

Veronica Nerino

Fonti:

Dai ricercatori dell’ENEA arrivano i batteri per il resaturo dei beni culturali – Tecnologiaericerca.com

ARTE: Batteri “restauratori” per le fontane e le statue dei Giardini Vaticani – ENEA

Restauro per gli affreschi di Pisa, ripuliti da batteri spazzini – La Repubblica.it

Biorestauro con batteri del suolo – Accademia dei Georgofili

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