Tra varicella e fuoco di S. Antonio: il virus Varicella zoster

A medical visualization of a Herpes Virus isolated on black.

La varicella è una malattia esantematica tipica dei bambini ben conosciuta da tutti. L’agente eziologico di questa patologia è un virus della famiglia Herpesviridae: Varicella zoster (VZV). Questo può rimanere latente per lunghi periodi per poi ripresentarsi, causando la patologia nota come herpes zoster o fuoco di Sant’ Antonio.

Il virus Varicella zoster (VZV o Human herpes Virus 3, HHV-3, Fig.3) è un virus a DNA appartenente alla stessa famiglia del più famoso Herpes simplex, agente eziologico dell’herpes labiale. Questo virus, come tutti gli Herpesviridae, è in grado di restare latente e ricomparire nei momenti di debilitazione o di calo delle difese immunitarie. In questo contesto VZV è in grado di dare due differenti infezioni: una primaria, la varicella, e una secondaria, che può comparire anche a distanza di molti anni dalla prima, cioè l’herpes zoster o fuoco di Sant’ Antonio.                                                                                                                                                                  La varicella è una malattia esantematica altamente contagiosa tipica, ma non esclusiva dell’infanzia, che consiste nella comparsa di un rash cutaneo costituito da vescicole sparse lungo tutto il corpo (Fig.1). In questa prima manifestazione, il virus è contagioso sia per via aerea (quindi tramite starnuti, baci, tosse) sia per contatto diretto con le vescicole. Questa modalità di trasmissione è dovuta al ciclo vitale del virus. Esso, dopo aver infettato le cellule della mucosa nasale o i linfonodi regionali, si moltiplica e da qui passa nel sangue e raggiunge il fegato, la milza e altri linfonodi. In questi organi il virus si moltiplica ancora e successivamente raggiunge la pelle e le mucose. È a questo punto che la contagiosità raggiunge il suo massimo: i virus che si trovano nelle mucose vengono espulsi con le secrezioni nasali e faringee, mentre quelli che sono migrati fino alla cute danno lesioni maculo-papulose, che diverranno poi vescicole contenenti siero. Tale siero, inizialmente limpido, diviene poi torbido una volta che la vescicola entra nel suo stadio terminale, la pustola, che evolverà infine in una crosta.

Fig.1: Evoluzione temporale delle "macchie" della varicella
Fig.1: Evoluzione temporale delle vescicole della varicella

Quando si estingue l’infezione primaria, nel nostro caso la varicella, il virus non scompare completamente, ma rimane localizzato nei gangli dorsali e in quelli dei nervi cranici, e per questo motivo può riattivarsi in un secondo momento. In quest’ultimo caso, che può essere dovuto come già accennato ad un calo del sistema immunitario, il virus si sposta dai gangli dove è annidato fino alla cute, originando l’infezione secondaria: il fuoco di Sant’Antonio (o come menzionato herpes zoster). Questa patologia ha come sintomi principali un dolore acuto che precede la comparsa delle tipiche lesioni maculo-papulari e vescicolari unilaterali (Fig.2), febbre e malessere. L’evoluzione delle lesioni è rapida, ma la guarigione completa non lo è altrettanto: le vescicole possono infatti permanere anche per 2-4 settimane a causa di continue eruzioni. Come accennato pocanzi, generalmente il fuoco di Sant’Antonio è unilaterale, ossia colpisce solo un lato del corpo. Questo dipende dalla localizzazione del virus all’interno dell’organismo: VZV segue l’andamento delle fibre afferenti ai gangli colpiti nelle regioni intercostali e lombari. Il fuoco di Sant’Antonio

può però essere osservato anche in altre localizzazioni, e in quei casi prende dei nomi differenti: si parla infatti di zoster otico quando colpisce l’orecchio a seguito di latenza dal ganglio genicolato, zoster oftalmico quando colpisce l’occhio, e zoster disseminato (o morbo di Hodgkin) quando colpisce più parti del corpo.

Fig.2:
Fig.2: Lesioni tipiche di herpes zoster

Un ulteriore sintomo possono essere nevralgiti posterpetiche, con dolori intensi ed urenti nelle zone colpite; il dolore può protrarsi per mesi o addirittura anni e si manifesta nel 30% dei pazienti over 65 affetti dall’infezione secondaria. Inoltre, se una persona mai affetta da varicella viene a contatto con il virus proveniente da una persona che è affetta da fuoco di Sant’Antonio, svilupperà la varicella e non lo zoster.

La terapia tipica per la varicella è generalmente sintomatica, con antistaminici e antipiretici (assolutamente da evitare l’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’aspirina, in quanto la sua assunzione sembrerebbe una causa scatenante di casi di sindrome di Reye), mentre nei soggetti immunocompromessi e in caso di complicanze si utilizza l’ antivirale Aciclovir. Per quanto riguarda il fuoco di Sant’Antonio la terapia prevede vari farmaci come l’Aciclovir o il Valaclovir insieme ad analgesici locali, mentre per i pazienti immunocompromessi è necessaria l’ospedalizzazione. Ovviamente per la prevenzione è disponibile il vaccino anti-varicella (o vaccino Oka), che consiste nell’iniezione di virus VZV vivi, ma resi inoffensivi. Tale vaccino è somministrato per via sottocutanea, e previene la comparsa dell’infezione primaria e quindi anche della secondaria; nei casi in cui la varicella comparisse lo stesso, questa risulterà fortemente attenuata (per maggiori informazioni rimando al sito VaccinarSì ).

Dai dati epidemiologici risulta un’elevata infettività del virus, inoltre che circa il 90% delle persone suscettibili ha contratto l’infezione da familiari, ma di tutti gli affetti da varicella, “solo” il 10-20% svilupperà lo zoster, parallelamente con l’avanzare dell’età.

Fig.3: Struttura del Virus Varicella Zoster (VZV)
Fig.3: Struttura del Virus Varicella Zoster (VZV)

Vi lascio con qualche curiosità di carattere storico: la denominazione “fuoco di Sant’Antonio” è dovuta al fatto che per la guarigione veniva invocato proprio tale santo in quanto, secondo la tradizione, egli stesso fu tormentato dal diavolo sotto forma di serpente nel deserto. Originariamente però, con questo nome veniva indicato non solo lo zoster, ma numerose malattie delle pelle che davano dolore urente.

A cosa è dovuta invece l’alternativa denominazione “herpes zoster”? Questa deriva dal greco, dove herpes (dal sostantivo herpetòn) significa “serpente” e zoster “cintura”. Questo nome vuole descrivere come si manifesta la malattia sulla pelle, ossia striscia come un serpente e si avvolge come una mezza cintura. Un nome quanto mai azzeccato.

Andrea Borsa

FONTI: Malattie da HerpesviridaeUniversità degli Studi di Perugia

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