“Siamo soli nell’Universo?” Una risposta dai microrganismi terrestri

Nell’incessante ricerca di una risposta alla domanda siamo soli nell’universo?”, la ricerca della vita nei pianeti extrasolari è passata rapidamente dalla fase di semplice rilevazione a quella dell’esplorazione delle condizioni di “abitabilità”, ossia della presenza di condizioni tali da consentire lo sviluppo di forme di vita. Come le piante, anche i microrganismi lasciano una propria impronta spettrale nella luce che riflettono. Un database che raccoglie le “firme” spettrali di 137 microrganismi terrestri potrà aiutare gli scienziati ad individuare in modo diretto qualche forma di vita sui pianeti extrasolari.

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Nello scorso decennio, gli scienziati hanno spesso fatto riferimento alle firme spettrali (spettro della radiazione riflessa in funzione della lunghezza d’onda incidente) delle molecole di O2 e CH4 nell’atmosfera, potenzialmente originati da un’attività biologica. A questi marcatori indiretti della vita è stata associata la ricerca di biomarcatori diretti, come le firme spettrali della clorofilla nell’infrarosso per rilevare un’eventuale presenza di vegetazione su altri pianeti. La firma spettrale delle piante verdi è molto caratteristica. La clorofilla in una pianta in crescita assorbe luce nel visibile, soprattutto rossa, che utilizza nella fotosintesi. La luce nell’infrarosso vicino, al contrario, viene riflessa molto efficacemente poiché non serve in alcun modo alla pianta. In questo modo, il grado di differenza rivela in che misura una porzione di un’area è ricoperta di vegetazione fogliare. Le piante verdi terrestri occupano però solo una piccola parte fra i molti ambienti in cui potrebbe svilupparsi la vita. Molteplici sono invece gli ambienti che potrebbero ospitare forme di vita microbica, come è avvenuto sulla Terra, che ha ospitato in primis solamente forme di vita unicellulare. Gli scienziati hanno quindi iniziato a misurare e catalogare la riflettività di organismi terrestri con diversi tipi di pigmenti per capire in cosa sono diversi dalle piante e in cosa dagli oggetti inanimati (come le rocce), creando dei modelli spettrali che simulano la superficie di un ipotetico pianeta da cui sono rilevati questi segnali.

Un gruppo di ricercatori del Max Planck Institut per l’astronomia a Heidelberg, della Cornell University e della NASA è riuscito a misurare le caratteristiche spettrali di 137 microrganismi, inclusi molti di quelli che vivono negli ambienti più remoti o più estremi della Terra. L’astronomo Siddharth Hedge e colleghi hanno creato la prima libreria spettrale (biosignatures.astro.cornell.edu.), che raccoglie un’analisi dettagliata della riflettanza nel visibile, nell’infrarosso vicino e nell’infrarosso a onde corte (0,35 – 2,5 µm) di 137 microrganismi filogeneticamente distinti. Questo database delle firme spettrali dei batteri terrestri, osservano gli autori, potrà essere utile per la progettazione di nuovi e più sensibili strumenti per la ricerca di forme di vita extraterrestre negli esopianeti.

Questo database delle firme spettrali dei microrganismi terrestri, osservano gli autori, potrà essere utile per la progettazione di nuovi e più sensibili strumenti per la ricerca di forme di vita extraterrestre negli esopianeti.

Anche gli astronomi Edward Schwieterman e Victoria Meadows, dell’Università di Washington, stanno sviluppando un nuovo sistema per raccogliere altre informazioni utili a stabilire se c’è o no vita su altri pianeti. “Bisogna però anche pensare ai tipi di adattamento degli organismi sulla Terra e a come potrebbero tradursi – per gli organismi extraterrestri – nell’interazione con la luce del loro ambiente», hanno concluso gli astronomi.

Maria Laura Luprano

Fonti: www.focus.it

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