Fasciola hepatica: il parassita del fegato

intestazione

Fasciola hepatica è un parassita che, come dice il nome, si localizza nel fegato. Dalla forma piuttosto singolare, nel 1702 viene definito in un trattato di medicina cinese “un verme del fegato che sembra una mandorla sbucciata”. Nonostante un’infezione da parte sua possa provocare conseguenze piuttosto gravi, è generalmente curabile una volta scoperto.

Fasciola hepatica è un trematode parassita del fegato degli animali. Questo platelminta, appiattito in senso dorso ventrale, è lungo 2-3 cm e largo 0,8-1,3 cm, ed è di colore brunastro. Come molti platelminti parassiti, anche F. hepatica (Fig.1) presenta delle ventose: una si trova all’altezza dell’apparato boccale ed è chiamata ventosa orale, mentre l’altra, posta ventralmente, è detta acetabulum.

Fig.1: Struttura di Fasciola hepatica
Fig.1: Struttura di Fasciola hepatica

Oltre a queste due ventose, una terza struttura cutanea, una cuticola provvista di spine retroverse posta nella parte più larga del parassita, permette a F. hepatica di aderire alla parete dei dotti biliari. Per quanto concerne la riproduzione, questo parassita è ermafrodita sufficiente, può quindi autofecondarsi o attuare una fecondazione incrociata con un altro esemplare.

Il ciclo biologico di F. hepatica interessa due ospiti: un ospite definitivo (generalmente ovini, caprini e bovini, ma anche leporini, equidi, cane, gatto, suino e uomo) dove il parassita diventa adulto e si riproduce sessualmente, ed un ospite intermedio (gasteropodi polmonati solitamente appartenenti al genere Lymnaea, le lumache di stagno, Fig.2)

Fig.2: Lumaca del genere Lymnea
Fig.2: Lumaca del genere Lymnaea

nel quale le larve si sviluppano. Il ciclo inizia nel fegato dell’ospite definitivo, dove il parassita s’insedia. Quando il parassita adulto presente nel fegato dell’ospite definitivo depone le uova (grandi circa 130-150 m), queste vengono trasportate dalla bile nell’intestino, da cui fuoriescono tramite le feci. Se le uova cadono in un ambiente umido adatto, ne nascerà il miracidio (Fig.3), che andrà “a caccia” di lumache del genere Lymnea, parassitandole. Una volta all’interno del mollusco il miracidio si sviluppa negli stadi successivi di sporocisti, redia e cercaria e si moltiplica. Dopo circa 80 giorni la cercaria fuoriesce dalla lumaca, e sulla vegetazione acquatica si incista (stadio di metacercaria; in questo stadio la larva ricorda molto un granello di sabbia) aspettando di essere ingerita dall’ospite definitivo. Una volta che questo accade, la metacercaria muta in adolescaria (stadio giovanile del parassita), che migra dall’intestino ai dotti biliari del fegato, dove diventa adulta nel giro di 7 settimane.

La patologia associata a F. hepatica è la fascicoliasi, che si presenta in due fasi: una acuta, che corrisponde al periodo d’invasione delle adolescarie, ed una cronica, data dalla permanenza del parassita nel fegato (dove può vivere dai 5 ai 10 anni). Durante la fase acuta si presentano sintomi quali febbre, disturbi gastrointestinali ed epatite traumatica acuta, anoressia ed anemia, mentre i casi d’infestazione più grave possono portare alla morte l’animale parassitato nel giro di qualche giorno. La fase cronica è invece caratterizzata da sintomi quali deperimento, anemia con subittero e spesso cirrosi.

La diagnosi viene eseguita tramite analisi di laboratorio, ricercando le uova nelle feci al microscopio. C’è la possibilità di registrare falsi negativi, in quanto le uova non sono presenti nelle feci prima di alcuni mesi dal principio effettivo dell’infezione; per questo motivo si ricorre anche ad alcuni tipi di analisi del sangue, o immunologiche, che possono rilevare con maggiore sicurezza la presenza del parassita.

Fig.3: miracidio di Fasciola hepatica esce dall'uovo
Fig.3: miracidio di Fasciola hepatica esce dall’uovo

Il trattamento d’elezione per questa parassitosi è con il triclabendazolo, farmaco è attivo contro adulti e larve, e dall’elevato tasso di guarigione.

Per quanto riguarda la prevenzione è utile ricordare di non mangiare Nasturtium officinale (più comunemente noto come crescione d’acqua) o altre piante acquatiche crude o mal lavate, su cui spesso si incistano le larve cercarie.

Per quanto riguarda l’uomo, i dati epidemiologici indicano una presenza di F. hepatica diffusa su scala mondiale, ad esclusione dell’Antartide, con un numero di infetti che supera i 2 milioni di persone.

Al solito vi lascio con una curiosità: Fasciola hepatica è stato il primo platelminta trematode descritto; venne infatti caratterizzato nel 1250 dallo studioso Pietro d’Abano, nonostante fosse già noto nella medicina popolare medievale in Germania come “Schafworm”, ovvero verme della pecora.

Andrea Borsa

FONTI: CDC, Fasciola

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