Anno di nascita e imprinting immunologico predicono la nostra futura influenza

Ricordare la nostra prima influenza in un futuro potrà essere utile per la nostra salute. Uno studio pubblicato sulle Science dall’Università della California e Arizona ha svelato come poter “predire” la nostra futura influenza.

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Protagonisti della ricerca sono dei sottogruppi dell’influenza A (Aviaria), i virus H5N1 e H7N9 che possono infettare sia animali che uomini. Ad essere il principale serbatoio sono gli uccelli migratori che possono essere colpiti da diversi virus che si distinguono per 18 varianti di antigeni di superficie Emoagglutinina (HA) e 10 di Neuraminidasi (NA) con 200 possibili combinazioni. Le diverse tipologie di virus di tale influenza si possono distinguere in due gruppi, uno con elevata capacità infettiva e l’altro che si estingue in poco tempo. Il virus H5N1 predilige l’uomo in età giovanile, mentre l’H7N9 colpisce principalmente gli anziani.

Michael Worobey, capo del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva della UA e co-autore dello studio, dopo l’analisi di 1400 pazienti con l’influenza, ha spiegato che la differenza tra le fasce di età colpite dipende dal primo virus che incontriamo nella nostra infanzia. Il nostro organismo a contatto per la prima volta con un virus, produce anticorpi che attaccano l’ HA, recettore presente sulla superficie del virus, il quale tra le diverse varianti presenta due sottogruppi principali. Tale risposta provoca una sorta di “imprinting immunologico“, infatti se da piccoli siamo venuti in contatto con una forma della proteina, da adulti saremo protetti da tale forma o simili.

Gli scienziati hanno confermato ciò, notando che uomini nati prima del 1968 erano venuti a contatto con varianti simili al virus H5N1, infatti da adulti immuni a tale e vulnerabili all’H7N9. Mentre pazienti nati dopo il “fatidico” anno, viceversa, contraevano più facilmente l’influenza dal virus H5N1. L’imprinting immunologico non assicura che non contrarremo l’influenza, ma riduce del 75% infezioni gravi e dell’80% la mortalità.

Con questo studio potremo prevedere quale virus ci costringerà a stare a letto e magari evitarlo, ma fondamentale, potremo evitare pandemie come quella del 1918 che provocò insoliti casi di morte soprattutto tra giovani adulti (immuni al virus H3) causati dal virus H1. Quindi il nostro futuro non leggiamolo dalle “stelle” ma dalle informazione che ci lascia il nostro organismo.

Veronica Nerino

Fonte:

Childhood infections provide lifelong protection against certain flu viruses – University of California

 

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