“In vena” di parassiti? Parliamo del genere Schistosoma

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Il genere Schistosoma comprende endoparassiti di uccelli e mammiferi tra cui l’uomo, e può colpire diversi organi interni. Ancora una volta, la storia di un parassita si intreccia con quella della nostra specie: Schistosoma è stato infatti rinvenuto in elevate percentuali in mummie nubiane di 15 secoli fa.

Il genere Schistosoma è un gruppo di platelminti trematodi che parassitano uccelli e mammiferi, uomo compreso. Le specie che possono parassitare l’uomo sono cinque: S. mansoni, S. intercalatum, S. haematobium, S. japonicum e S. mekongi. Questi parassiti possono raggiungere una lunghezza massima di 1,2 cm, e si localizzano nel sistema circolatorio venoso dell’ospite. Tuttavia, non tutte le specie si posizionano nello stesso distretto: infatti mentre S. mansoni, S. intercalatum, S. japonicum e S. mekongi occupano le vene associate al distretto intestinale, S. haematobium colpisce principalmente quelle associate all’apparato urinario.

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Fig.1: morfologia generale di Schistosoma. Come si può vedere la femmina si trova nel canale ginecoforo.

Caso piuttosto singolare, in questi trematodi si osserva dimorfismo sessuale: il maschio è più corto e massiccio della femmina e presenta una “fessura longitudinale” detta canale ginecoforo grazie al quale trattiene la femmina, e attaccato alla quale vive quasi permanentemente.

Il ciclo vitale di Schistosoma inizia con l’espulsione delle uova con feci e urine da parte dell’ospite definitivo; se queste uova incontrano le condizioni ottimali di crescita (ossia un ambiente acquatico), si schiudono e liberano i miracidi (video della schiusa di un uovo di Schistosoma haematobium in fondo all’articolo), che penetrano all’interno di gasteropodi d’acqua dolce che fungono da ospite intermedio. All’interno di tali molluschi, i miracidi si sviluppano ulteriormente passando attraverso due generazioni di sporocisti a cui segue lo sviluppo in cercarie. In questo stadio le larve “cercano” e seguentemente penetrano la cute dell’ospite definitivo, perdono quindi la coda ed ispessiscono la cuticola, raggiungendo così lo stadio di schistosomulo. A questo punto le larve possono migrare nei plessi venosi di vescica o intestino, stabilendovisi. A seguito di ulteriore maturazione gli schistosomuli diventano adulti e si riproducono sessualmente. La femmina quindi depone le uova nella mucosa delle vene, e queste, grazie alla loro caratteristica spina laterale (Fig.2), riescono a rompere la parete dei vasi andando a confluire nell’intestino o nella vescica, e venendo in ultimo espulse.

Fig.2: uovo di Schistosoma. È ben visibile la spina laterale con cui rompe i vasi e passa dalla mucosa venosa alla vescica o all'intestino.
Fig.2: uovo di Schistosoma. È ben visibile la spina laterale con cui rompe i vasi e passa dalla mucosa venosa alla vescica o all’intestino.

La patologia dovuta ad un’infezione di Schistosoma è la schistosomiasi. Questa patologia, diffusa in Africa, America Meridionale ed Estremo Oriente, è spesso asintomatica, ma può manifestarsi inizialmente con la comparsa di una papula (o una dermatite) nella zona d’entrata della cercaria, che si trasforma in una vescicola e regredisce in circa 48 ore, e seguentemente con sintomi a livello gastrointestinale, epatico, polmonare e vescicale, a seconda del luogo d’insediamento degli schistosomuli. Causa principale dei sintomi sono le uova che non riescono ad uscire dalla mucosa delle vene, e provocano così una reazione infiammatoria la quale, peggiorando, può portare anche ad emorragie, dolori, diarrea, infezioni delle vie urinarie e febbre. Una infiammazione persistente può progredire fino alla formazione di polipi o carcinomi, soprattutto a livello della vescica.

I dati epidemiologici ci mostrano come, nell’Africa sub-Sahariana i morti per schistosomiasi siano circa 200 mila ogni anno. La diagnosi di schistosomiasi si attua cercando le uova del parassita all’interno di urine o feci, oppure tramite test anticorpali su campioni di sangue.

La terapia è basata sul farmaco Praziquantel, che, pur non uccidendo direttamente il parassita, ne inibisce la produzione di uova.

La prevenzione consiste nell’evitare di bagnarsi in acque non sicure nelle regioni endemiche (documento del WHO a questo link).

Come sempre, vi lascio con una curiosità riguardante questo parassita: un articolo pubblicato nel 2011 sull’American Journal of Physical Anthropology ha riportato che in circa il 25% delle mummie della Nubia analizzate durante lo studio è stato rinvenuto S. mansoni, e che molto probabilmente questa sua propagazione è stata data dall’utilizzo di nuove tecniche agricole, che prevedevano canali d’irrigazione, come già evidenziato un ottimo ambiente per lo sviluppo delle larve di Schistosoma. Un’analisi estensiva mostra però che già all’epoca fosse disponibile un antibiotico, seppur indirettamente: i nubiani assumevano infatti discrete dosi di tetracicline grazie ad un elevato consumo di birra (articolo di Le Scienze qui).

Andrea Borsa

PER APPROFONDIMENTI: documento WHO del 2010

Vi lascio anche un video in cui si può vedere l’uscita dall’uovo di Schisostoma haematobium nello stadio di miracidio (si possono addirittura notare le ciglia di cui dispone questa larva):

FONTI: Cesmet, parasite.org, inmi, mypersonaltrainer.it

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