Clostridium difficile: un “killer” spesso sottovalutato in ambiente ospedaliero

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Clostridium difficile è un bacillo sporigeno anaerobio gram-positivo, appartenente alla famiglia Bacillaceae, che produce due tossine: tossina A e tossina B, ed  l’agente eziologico più frequente della diarrea da antibiotici e, in soggetti predisposti (anziani, pazienti sottoposti a trattamenti chirurgici, immunodepressi, ecc.) della più grave colite pseudomembranosa, con lesioni necrotico-emorragiche della mucosa, febbre, ipotensione e, talvolta, la morte. Intensi e prolungati trattamenti con antibiotici possono portare ad un’alterazione sia qualitativa che quantitativa del microbiota e ad un abnorme moltiplicazione di C. difficile nel colon. Entrambe le infezioni possono essere la conseguenza sia di un’infezione endogena, negli individui portatori intestinali asintomatici di questo batterio o, più spesso, il risultato di un’infezione esogena, soprattutto in ambiente ospedaliero.

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Infection Control mostra nuove evidenze sul livello della contaminazione da C. difficile negli ambienti ospedalieri. Nel dettaglio, i ricercatori hanno condotto un’analisi durante un caso di epidemia da C. difficile in un ospedale della Costa Rica, in cui è stato raggiunto un tasso di mortalità dell’11%. Sono stati analizzati 21 campioni superficiali durante il picco di infezioni e 54 campioni due anni dopo l’evento infettivo. Le superfici campionate comprendevano pareti, letti e attrezzature mediche. Mediante Real Time PCR, i ricercatori hanno rilevato la presenza di un frammento del gene tpi di C. difficile nel 40% dei campioni, in cui il 71% era positivo durante l’epidemia, ma il 28% era positivo ancora due anni dopo l’infezione. Inoltre, il DNA del batterio è stato ritrovato anche nel 67% dei campioni prelevati da pareti e letti ospedalieri, che gli autori riconoscono come probabili hot-spot di C. difficile per pazienti, visitatori e staff medico. I risultati di questo studio dimostrano che le superficie ospedaliere sono costantemente contaminate dal DNA di C. difficile, favorendo quindi la trasmissione intra-ospedaliera. C. difficile può essere infatti trasmesso attraverso le mani del personale sanitario che ha avuto contatto con persone infette o colonizzate o con superfici ambientali contaminate, oppure attraverso strumentazione contaminata (ad es. endoscopi) o, da paziente a paziente, attraverso la contaminazione delle superfici (durante episodi infettivi, basti pensare a tutta una serie di articoli contaminati come le sedie igieniche, i servizi igienici e i termometri).

ospedaleIn questi ultimi anni, la patologia nosocomiale associata a C. difficile si è manifestata con una frequenza in netto aumento rispetto al passato. Questo fenomeno è stato accompagnato inoltre dalla comparsa di varianti batteriche in grado di produrre notevoli quantità di tossine e resistenti a diversi antibiotici (in particolare, ai chinoloni) e con una maggiore tendenza alla diffusione epidemica. EUCLID (EUropean, multi-centre, prospective bi-annual point prevalence study on Clostridium difficile Infection in hospitalised patients with Diarrhoea) è il più ampio studio mai realizzato sulle infezioni da C. diffile in Europa. Nell’ultima pubblicazione, sono stati presi in esame i dati provenienti da 482 ospedali distribuiti in 20 stati europee. E’ stato osservato che, solo in questo campione, ogni anno sfuggono alla diagnosi qualcosa come 40.000 casi di infezione da Clostridium difficile. Al momento, quindi, la messa in opera di severe misure per contenere e prevenire la trasmissione ospedaliera, sembra l’unico strumento disponibile per il controllo della diffusione dell’infezione. Ultimo punto, ma non meno importante, è di considerare che la precedente esposizione agli antibiotici è il principale fattore di rischio per la malattia; la misura di controllo più importante per ridurre il rischio di contaminazione è quindi la gestione corretta degli antibiotici.

Maria Laura Luprano

Fonti:

  • 2016 Morales et al. Molecular detection of Clostridium difficile on inert surfaces from a Costa Rican hospital during and after an outbreak. American Journal of Infection Control. DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.ajic.2016.09.003
  • Michele La Placa. Principi di Microbiologia Medica. Edises XIV edizione

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