Peste Suina Africana (PSA): recenti casi del virus in Sardegna

LA MALATTIA

La peste suina classica e la peste suina africana sono malattie infettive contagiose, che colpiscono il suino domestico e il cinghiale. Sono entrambe caratterizzate da sintomi clinici e lesioni molto simili, ma sono causate da due virus completamente diversi. La Peste Suina Africana è causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus. Caratteristica peculiare del virus è l’incapacità a stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti, il che costituisce un importante ostacolo alla preparazione di vaccini. È una malattia altamente contagiosa e ad esito per lo più infausto, caratterizzata da lesioni emorragiche della cute e degli organi. La malattia è importante sottolineare che non è trasmissibile all’uomo. La PSA è inserita nella lista delle malattie denunciabili dell’OIE (www.oie.int). È una malattia transfrontaliera, con un vasto potenziale di diffusione a livello internazionale, con pesanti conseguenze per la salute animale, per il patrimonio zootecnico e l’economia, per i risvolti sul commercio internazionale di animali vivi e dei loro prodotti. Il contagio avviene attraverso la puntura del vettore, oppure per contatto diretto con altri animali ammalati. La trasmissione indiretta è dovuta anche alla somministrazione ai suini di residui di cucina contaminati. La presenza del virus nel circolo sanguigno (viremia) dura 4-5 giorni; il virus circola associato ad alcuni tipi di cellule del sangue, causando la sintomatologia che conduce inevitabilmente a morte del soggetto, spesso in tempi rapidissimi.

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IL CASO

Già nel 2013 erano stati noti in Sardegna alcuni focolai dell’infezione. Interessati oggi sono tre su sei gli allevamenti coinvolti in abbattimenti fra Sarule e Orani, essendo stati risultati positivi al virus della Peste suina africana. La notizia è stata resa nota dal rapporto elaborato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, che ha analizzato i prelievi effettuati su 25 dei 39 suini abbattuti due settimane fa, con otto animali positivi. I focolai di PSA erano scoppiati nei due centri lo scorso maggio e solo l’intervento delle autorità sanitarie e l’immediata emissione delle ordinanze di abbattimento dei maiali malati, firmata dai sindaci del luogo, avevano permesso di circoscrivere e contenere la diffusione del virus. Non è sorprendente infatti che a distanza di cinque o sei mesi, su un territorio già colpito dalla PSA, si presentino dei casi di suini, apparentemente sani, ma che dopo i dovuti controlli risultino positivi al virus. Questi animali sono potenziali diffusori della malattia e adeguate misure di controllo devono essere applicate rigorosamente.

PREVENZIONE

I dati elaborati su Sarule e Orani descrivono con estrema chiarezza quanto sia lungo e anche difficile contenere un focolaio una volta scoppiato e quanto sia importante garantire il monitoraggio nei mesi seguenti al periodo di criticità. L’elemento cardine in questi eventi infatti sono le collaborazioni per attuare sistemi preventivi di igiene. Occorre una strategia comune e condivisa tra tutti i coinvolti: assessorati, Asl, enti locali, allevatori e le loro organizzazioni, sapendo cosa si deve fare, come e chi lo deve fare.

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fonte: www.regione.sardegna.it

Alessandro Scollato

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