Vita nel polmone d’acciaio

“Credo che la vita vada sempre vissuta comunque, perché non vivere è essere sconfitti.
E non credo che sia giusto, essere sconfitti”
Rosanna Benzi

“La mia “normalità” è la magia del vivere anche chiusa dentro ad un polmone d’acciaio, seguendo i suoi ritmi che non sono più i miei ma sono diventati i nostri”
Giovanna Romanato

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In queste parole è racchiuso il pensiero di donne speciali, di donne forti che non si sono fatte abbattere dalla vita e dalla malattia. Sto parlando di Rosanna Benzi e Giovanna Romanato.
Rosanna aveva circa 14 anni, quando fu colpita da una delle forme più gravi di poliomielite, quella bulbo-spinale, che le causò una tetraplegia e una grave insufficienza respiratoria. Oggi la ricordiamo poiché trascorse ben 29 anni nel polmone d’acciaio. Non fu l’unica in Italia, infatti, destino simile è toccato anche a Giovanna Romanato che vive lì dal 1956.
Ma tra le persone che hanno vissuto più tempo dentro ad un polmone d’acciaio vi furono Martha Mason e June Middleton, che vissero per più di 60 anni in uno di questi macchinari. June Middleton entrò per tale motivo nel Guinness dei primati.

Ma cos’è il polmone d’acciaio?
Si tratta indubbiamente di una struttura, fatta di piombo, ferro oppure acciaio (oggi si ha anche in plastica), destinata ad ospitare i malati affetti da poliomielite.
Il poliovirus, colpendo il sistema nervoso centrale, agisce sui neuroni motori del midollo spinale.
Le vie di trasmissione sono molteplici. In genere, il virus, che colpisce solo il genere umano, si trasmette per via feco-orale, mediante l’ingestione di acqua o cibi contaminati, o attraverso la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani.
Una volta penetrato, questo virus ha un periodo di incubazione di circa 20 giorni. La poliomielite può presentarsi in diverse forme, la meno frequente ma senza dubbio la più grave è quella che provoca paralisi flaccida. Un tempo, soprattutto per l’assenza dei vaccini, era assai diffusa ed era endemica anche in Italia. Oggi questa malattia é presente nei paesi in via di sviluppo in cui la quasi totale assenza di vaccini e le precarie condizioni igieniche permettono il diffondersi indisturbato del virus.
Paralisi flaccida: meno dell’ 1% di tutte le infezioni determinano una paralisi flaccida. Esistono tre forme di poliomielite paralitica:
forma spinale= è la forma più comune e si caratterizza per una paralisi asimmetrica che interessa principalmente le gambe;
forma bulbare= causa debolezza muscolare di quei muscoli che sono innervati dai nervi cranici.
forma bulbo-spinale= Quando il virus colpisce la parte superiore del midollo spinale cervicale, a livello delle vertebre cervicali C3-C5, decisamente più grave poiché è una combinazione delle prime due. In questo caso si avrà paralisi del diaframma. I nervi critici colpiti sono il nervo frenico, che spinge il diaframma per gonfiare i polmoni, e quelli che controllano i muscoli necessari per la deglutizione. La poliomielite bulbospinale può portare, inoltre, alla paralisi delle braccia e delle gambe e può anche influenzare la deglutizione e la funzionalità cardiaca nei casi gravissimi.
Viene quindi colpita la respirazione, resa più difficile o impossibile senza il supporto di un ventilatore.
Il polmone d’acciaio nasce infatti come sostegno dei malati di poliomielite per tenerli in vita. È un respiratore a pressione negativa costituito da un cilindro destinato a contenere il corpo del paziente che deve tenere solo la testa fuori, cinta con un collare di gomma utile per non far passare l’aria e creare un vuoto parziale all’interno del respiratore. L’aria quindi tenta di entrare dalle uniche aperture che trova: narici e bocca. Il paziente può così respirare grazie ad una espansione indotta sulla sua gabbia toracica. Nella fase contraria a questa, grazie ad una pompa, l’aria entra nel polmone d’acciaio, schiaccia la gabbia toracica del paziente che si contrae e permette a questo di espirare. Questo respiratore inoltre, può essere dotato di due “finestre” chiuse con vetro o plastica per permettere di osservare il corpo del paziente. Vi sono infine anche 8 aperture poste ai lati e ricoperte da gomma che permettono agli infermieri di inserire le braccia per le cure quotidiane e quando non vengono usate, sono chiuse ermeticamente.

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La vita per i pazienti posti nel polmone d’acciaio era terrificante. Essi potevano solo riflettersi grazie ad uno specchio posto in alto o leggere, mediante una mensola che serviva a tenere i libri a faccia in giù di fronte a loro. Inoltre si viveva col costante ronzio del polmone d’acciaio ed anche azioni banali, come grattarsi il naso da soli, erano impossibili. Non erano infine rari i casi di pazienti che diventavano psicotici nel periodo della cura, non solo per la loro aspettativa di vita ma anche per la costante paura che il macchinario potesse rompersi e morire quindi soffocati.

Le mie giornate non sono mai uguali”
Giovanna Romanato

Fonte: http://vaccinarsi.blogspot.it/2011/01/la-poliomielite-ha-senso-vaccinare.html

Tania Celestri

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