Nati con cesareo: il “primo bagnetto” con i batteri della mamma

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Tamponare un bambino appena nato con parto cesareo con garze di cotone imbevute dei batteri vaginali materni potrebbe avere benefici sul suo microbiota. È la conclusione di uno studio pubblicato su Nature Medicine.

Partorire è un momento magico sia per la madre che per il neonato. Anche in questo evento naturale i batteri giocano un ruolo primario, da “direttore dei lavori”, per far sì che il nascituro cresca sano e in salute. Durante la transizione dall’utero al mondo esterno, quando la testa del bambino comprime il retto della mamma spreme fuori una piccola quantità di feci. Ecco quindi che, come per magia, miliardi di batteri della flora intestinale della mamma vengono ingeriti dal bambino, iniziando a colonizzare il canale alimentare. Nei bambini nati con parto cesareo, questo passaggio manca. Il loro microbiota, cioè l’insieme di microrganismi che popola l’intestino, è  differente da quello dei bambini nati con parto naturale. Inoltre, i bambini nati con cesareo – come emerso da diversi studi condotti su modelli animali e sull’uomo – hanno una probabilità più elevata di manifestare malattie su base immunologica, come asma, allergie alimentari o ai pollini, diabete di tipo 1.

Nessuno studio afferma con certezza che queste ripercussioni immunitarie dipendano dalla composizione del loro microbiota. Tuttavia, un gruppo di ricercatori statunitensi ha voluto cercare una possibile risposta a questo “handicap” dei nati con cesareo. Obiettivo dello studio: verificare, attraverso tecniche di sequenziamento genico, che i batteri vaginali «trasferiti» dalla mamma facessero ancora parte del microbiota dei nati con cesareo. Ecco, la sperimentazione: tre minuti dopo il parto, il corpo di 4 bambini nati con taglio cesareo è stato tamponato con dell’ovatta di cotone con cui era stato fatto in precedenza un tampone vaginale alla proprio madre (1 ora prima del parto). Le donne coinvolte nella sperimentazione sono state testate per escludere la presenza, nel loro microbiota, di batteri pericolosi come lo Streptococcus del gruppo B. I risultati: nel primo mese di vita, i neonati tamponati con i batteri vaginali materni hanno mostrato – rispetto ai bambini che non avevano eseguito la procedura – comunità batteriche più simili a quelle dei bambini nati naturalmente (in particolare sulla pelle, nella bocca e nell’intestino).

E’ ancora presto per potere dire se la procedura possa funzionare a lungo termine. In attesa di certezze, ogni precauzione è d’obbligo. In caso di patologia della madre (quali obesità o diabete), l’esposizione ai suoi batteri potrebbe non avere effetti benefici; inoltre, gli studiosi sconsigliano di tentare la procedura in modo autonomo, in attesa di ulteriori conferme. L’unica certezza è che comunque l’epoca degli studi sul microbiota è destinata a innovare anche la ginecologia.

Maria Laura Luprano

Fonti: focus

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