Scoperto un nuovo virus: Il virus influenzale D, rappresenta già una minaccia per gli esseri umani?

1 Orthomyxovirus al microscopio elettronico

È ufficiale, il Comitato Internazionale della tassonomia dei virus ha approvato l’introduzione di un nuovo virus, quello dell’influenza D, come è stato definito dai ricercatori della South Dakota State University che lo isolarono per la prima volta nel 2011. Il nuovo genere appartiene alla famiglia degli Orthomyxovirdae, e comprende una sola specie, il virus influenzale D, così definito per distinguerlo dagli altri tipi di virus influenzali A, B e C. Il nuovo agente patogeno, inizialmente classificato come C/Oklahoma /1334/2011 (C/OK), è stato isolato per la prima volta da suini che presentavano una malattia simil-influenzale, ed è stato solo moderatamente correlato ai virus influenzali C precedentemente caratterizzati (≈ 50% di omologia tra le sequenze). L’omologia tra il nuovo virus e quello dell’influenza umana C riguarda sostanzialmente 7 segmenti genomici, mentre i segmenti corrispondenti tra i virus influenzali A e B sono ben 8. Inoltre, nei saggi di inibizione dell’emoagglutinazione, non è stata evidenziata alcuna cross-reattività tra gli anticorpi diretti contro il virus C/OK e il virus dell’influenza umana C. Infine, diversi studi effettuati su colture cellulari hanno dimostrato che il virus C/OK ha un tropismo cellulare più ampio rispetto a quello del virus influenzale C umano. La differenza osservata nel tropismo cellulare è stata ulteriormente supportata da analisi strutturali che evidenziano come l’emoagglutinina esterasi (HE), presente in entrambi i virus, abbia conservato la stessa funzione enzimatica ma siti di legame recettoriali diversi. Ciò sottolinea ulteriormente la distanza tra i genomi dei due virus, e la necessità di classificare il virus C/OK come un nuovo genere all’interno della famiglia degli Orthomyxoviridae.

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Analisi ultrastrutturale del virus C/OK isolato in coltura cellulare e osservato mediante colorazione negativa (A) e in sezione sottile (B) al microscopio elettronico.

Nel 2013 e nel 2014, sia in Cina che negli Stati Uniti, virus C/OK simili sono stati isolati da alcuni bovini ed è stato dimostrato che il nuovo virus si replica anche nel furetto, l’animale che funge da modello per lo studio del virus dell’influenza negli esseri umani. Ciò fa supporre che anche gli esseri umani potrebbero essere infettati da virus C/OK simili, anche se la patogenicità del virus nei confronti dell’uomo non è ancora stata dimostrata.

Secondo gli esperti, l’influenza D si diffonde solo tramite contatto diretto e le cavie possono essere utilizzate come modello animale per studiare il virus e confrontare le differenze di virulenza tra i ceppi di influenza D bovina e suina e l’influenza C umana. Questi studi sono molto importanti perché, come affermano gli scienziati: “Se il virus subisce un riassortimento genico combinandosi con un virus influenzale umano strettamente correlato, può essere in grado di formare un nuovo ceppo che potrebbe rappresentare più di una minaccia per gli esseri umani”. Infatti, è noto che la presenza di più sottotipi di virus influenzali circolanti, aumenta la possibilità di riassortimento e favorisce lo spostamento antigenico. Inoltre, anticorpi diretti contro il virus dell’Influenza D sono stati identificati anche in campioni di sangue di pecore e capre, ma si sa che il virus non infetta il pollame. Sulla base di questi dati è possibile supporre che l’agente patogeno si sia diffuso ai suini e ai bovini solo in questi ultimi anni; ma sono necessari ulteriori sforzi per individuare tutti i possibili animali che fungono da ospite e le specie serbatoio, e per valutare la rilevanza che questo nuovo agente patogeno potrebbe avere sulla salute pubblica.

Abbiamo molto da imparare su questo nuovo virus!

Fonte: PubMed, PLOS Biology

Antonella Ligato

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