Mal di denti cronico? Attenzione all’artrite reumatoide!

Soffrire di artrite predispone a tante malattie ed infezioni, ma abbiamo mai pensato al fatto che forse certe infezioni possono facilitare lo sviluppo dell’’artrite? Ebbene una risposta è arrivata recentemente dai  ricercatori della Johns Hopkins University.

infezione-dentiHanno trovato nuove prove che dimostrano che un batterio noto per causare infezioni croniche infiammatorie gengivali innesca anche la caratteristica risposta infiammatoria  “autoimmune” che causa l’artrite reumatoide  (AR).

In una relazione sul lavoro, pubblicata il 14 dicembre in Science Translational Medicine, gli studiosi hanno identificato il batterio alla base della  malattia parodontale e  dell’artrite reumatoide: l’ Aggregatibacter actinomycetemcomitans.

Un’infezione con A. actinomycetemcomitans sembra indurre la produzione di proteine citrullinate, che sono sospettate di attivare il sistema immunitario e guidare la cascata di eventi che portano all’artrite reumatoide e a detta dei ricercatori, questa potrebbe essere una delle cause principali dell’artrite dato che la relazione fu individuata sin dal 1990.

Nell’ultimo decennio, gli studi si sono focalizzati sul  batterio Porphyromonas gingivalis, presente nei pazienti con malattia parodontale. Tuttavia ogni ricerca non ha dato esiti positivi riguardo alla relazione

PRINCIPIO DI BASE

dentiPer questo studio, sono partiti dalle basi, cercando di analizzare quali meccanismi e prodotti batterici potessero accomunare le due patologie. E’ così che hanno scoperto che questo denominatore comune è l’ iper-citrullinazione.

Il ricercatore Andrade spiega che la citrullinazione avviene naturalmente per regolare la funzione delle proteine, ma nelle persone con artrite reumatoide questo processo diventa iperattivo, con conseguente accumulo anomalo di proteine citrullinate. Questo eccesso provoca una iper-attività del sistema immunitario che sintetizza anticorpi contro le proteine citrullinate che per conseguenza provocano infiammazione nel tessuto in cui si trovano.

Tra i vari patogeni che accomunano le due l’unico in grado di causare una iper-citrullinazione nei neutrifili è  A. actinomycetemcomitans , infatti queste cellule del sistema immunitario sono presenti nei tessuti gengivali e articolari.

L’ A. actinomycetemcomitans avvia l’iper-citrullibnazione attraverso la secrezione batterica di una tossina, la leucotossina A (LtxA), come strategia di autodifesa per uccidere le cellule immunitarie dell’ospite. La tossina crea fori sulla superficie dei neutrofili, permettendo un flusso di ioni calcio attraverso la membrana superiore rispetto al normale. Questa alta concentrazione intracellulare di calcio iper-attiva gli enzimi PAD responsabili della iper-citrullinazione.

DATI DELLO STUDIO

In seguito la ricerca si è indirizzata verso lo studio di anticorpi contro il patogeno. Per farlo è stato sviluppato un test con il batterio e LtxA, tossina, per individuare gli anticorpi contro A. actinomycetemcomitans nel sangue. Sono stati esaminati 196 campioni provenienti da un ampio studio di pazienti con artrite reumatoide, e i risultati sono stati incoraggianti: quasi la metà dei pazienti -92 di 196- presentava l’infezione da A. actinomycetemcomitans . I medesimi risultati sono stati osservati nei pazienti con malattia parodontale con circa il 60 per cento di positività, mentre nei controlli sani solo l’11 per cento delle persone erano positive all’ A. actinomycetemcomitans. Più sorprendente è che l’esposizione ad A. actinomycetemcomitans è risultata determinante per la produzione di anticorpi contro le proteine citrullinate nei pazienti con suscettibilità genetica all’ artrite reumatoide.

I ricercatori però hanno notato anche che quasi la metà delle persone affette da artrite non mostravano l’infezione, ma la citrullinazione era comunque presente, perciò si è pensato che le cause potessero essere altri batteri  di altri organi come intestino e polmoni.

Si stima che circa 1,5 milioni di persone a livello nazionale vivono con artrite reumatoide, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. Gli attuali trattamenti con steroidi, farmaci per l’immunoterapia e la terapia fisica, aiutano ad alleviare i sintomi, ma non a curare la patologia, ecco perché sono necessari nuovi spunti per terapie.

Raluca Stoica

Fonte: medimegazine

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