Acquari e rischio microbiologico

Gli acquari accolgono in sè animali stupendi e di diversa natura, spesso però non si valuta con attenzione i rischi microbiologici che questo habitat comporta.

I RISCHI MICROBIOLOGICI

Esistono rischi di tipo microbiologico che riguardano annualmente numerosi acquariofili. L’acquario è un ambiente che ospita numerosissimi microrganismi, alcuni anche potenzialmente pericolosi. Partendo dal concetto che la vasca deve essere sempre mantenuta in condizioni chimico/fisiche tali da non consentire uno sviluppo eccessivo di batteri patogeni o potenzialmente tali per i pesci, vi è comunque una ricca flora batterica composta sia da batteri indispensabili in acquario, come quelli denitrificanti, che da batteri potenzialmente patogeni come: Aeromonas hydrophila e Mycobacterium marinum.

  • Aeromonas hydrophila è un batterio spesso coinvolto nelle lesioni emorragiche superficiali nei pesci, generalmente come agente secondario d’infezione; tale microrganismo, resistente alla clorinazione normalmente effettuata nelle reti idriche, è più che altro agente di tossinfezioni nell’uomo in seguito all’ingestione di pesce crudo a fini alimentari. Non sono segnalati casi in acquariofili, ma, sicuramente, una sua presenza in acqua, unita a lesioni sulle mani, può favorire infezioni cutanee.
  • Mycobcterium marinum è invece un agente patogeno pericoloso anche per l’uomo, è l’agente della tubercolosi ittica, una patologia che può riscontrarsi nei pesci, sia in forma acuta con lesioni emorragiche diffuse, che in forma cronica, coinvolgendo animali sin dalla giovane età. L’uomo può infettarsi durante le azioni condotte in acqua qualora abbia delle lesioni sulle mani e sulle braccia. Infatti da queste porte d’accesso il Micobatterio può penetrare e diffondersi localmente causando una serie di manifestazioni cutanee che possono provocare danni. In tal caso soltanto una corretta diagnosi ospedaliera per Mycobacterium marinum può permetterne un’identificazione che sarà seguita da una terapia medica di lunga durata.

E SE I PESCI SONO TROPICALI?

I pesci tropicali considerati da sempre affascinanti, sono vettori di insidie per la nostra salute, soprattutto per i soggetti più deboli e immunodepressi. Nei nostri acquari, secondo un recente studio della Oregon State University, in cui fanno bella mostra dei magnifici pesci tropicali, si celano pericolosissime malattie derivanti da alcune specie. I pesci importati da luoghi esotici si portano appresso anche infezioni batteriche che non possono essere trattate, perchè farmaco-resistenti e di conseguenza possono diffondersi tra gli esseri umani. Si raccomanda di essere molto oculati nell’acquisto di determinate specie di pesci e di separare i nuovi acquisti per almeno 30 giorni, da quelli che si hanno già a casa. Un pesce che risulta ammalato deve immediatamente essere rimosso dall’acquario e non si devono utilizzare antibiotici se non sotto prescrizione veterinaria. Tra le infezioni batteriche a cui si può andare incontro c’è l’otite, la polmonite, la congiuntivite dovute allo Pseudomonas. Lo Staphylococcus è responsabile di infezioni quali foruncoli, follicoliti e altre patologie causate da tossine che provocano sindrome da cute ustionata, sindrome da shock tossico e in alcuni casi anche setticemie. Lo studio sostiene che il passaggio di malattie tra i pesci e gli esseri umani è raro, le persone che possiedono o lavorano a contatto di pesci tropicali e quelli che hanno un debole sistema immunitario sono i soggetti più a rischio.

CONSIGLI UTILI

Per tutti questi motivi l’acquariofilo deve conoscere i rischi potenzialmente presenti nelle vasche, di conseguenza deve seguire delle linee guida principali che comprendono: la disattivazione delle prese prima di ogni azione da compiere in vasca ed una corretta educazione sanitaria. Quest’ultima deve comprendere una corretta detersione e disinfezione delle mani e della braccia dopo ogni azione nell’acquario. La disinfezione non va condotta usando alcool, poiché alcuni microrganismi come Mycobacterium marinum e tutti gli appartenenti al suo genere è alcool resistente e quindi possono essere usati altri disinfettanti a base non alcolica. L’utilizzo di guanti durante le procedure di pulizia è raccomandato, ma se si hanno lesioni cutanee ricordiamo che nemmeno questi ci proteggono totalmente, dato che l’acqua può facilmente penetrare all’interno.
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Alessandro Scollato

Fonte: ECplanet

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