Una malattia “da far accapponare la pelle”: la scabbia

 

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La scabbia. Una malattia causata dall’acaro Sarcoptes scabiei che ultimamente i media hanno rispolverato e che può esservi capitato di sentir chiamare in causa nei telegiornali. Cos’è? Come si contrae? Scopriamolo insieme!

Sarcoptes scabiei è un aracnide appartenente all’ordine degli acari, parassita obbligato dell’uomo, ed è l’agente eziologico della scabbia. Per quanto riguarda le dimensioni, il maschio raggiunge i 213-285 m, mentre la femmina i 300-504 m. Come tutti gli aracnidi, questo acaro ha 8 zampe, corte e coniche, di cui 2 portatrici di ventose sostenute da un pedicello ambulacrale. La struttura di S. scabiei lo rende idoneo a penetrare all’interno del derma, dove risiede per tutta la vita (quindi per circa un mese): anteriormente presenta cheliceri molto forti con i quali si fa strada all’interno del derma, inoltre è munito di scudi appena dietro lo gnatostoma e il suo corpo è altamente sclerificato.

Il ciclo vitale di S. scabiei inizia quando la femmina, una volta trovato un ospite seguendone l’odore e il calore, penetra nello strato più superficiale dell’epidermide puntellando le zampe anteriori in un margine delle cellule superficiali dello strato cheratinico e sollevandone una piccola parte. Il processo non richiede più di due minuti, e la tappa successiva è lo scavo di una piccola galleria provvisoria, dentro la quale si accoppia con un maschio errante che solitamente muore poco dopo.

Fig.1: Cunicolo della scabbia. Questa immagine compara un disegno di un cunicolo della scabbia con la realtà, mostrando anche le varie parti che un esperto può riconoscere.
Fig.1: Cunicolo della scabbia. Questa immagine compara un disegno di un cunicolo della scabbia con la realtà, mostrando anche le varie parti che un esperto può riconoscere.

Una volta fecondata, la femmina inizia a scavare la galleria vera e propria, nota come cunicolo della scabbia (Fig.1), che raggiunge lo strato granuloso dell’epidermide, in fondo al quale deposita ogni giorno due o tre uova. Dopo qualche giorno dalla deposizione le uova si schiudono, liberando larve esapodi che permangono nella galleria di nascita per circa un giorno e successivamente migrano verso la superficie, dove scavano una nuova galleria dentro cui fanno due mute, raggiungendo così lo stadio adulto.

Questi acari sono parassiti obbligati in quanto non riescono a sopravvivere lontano dall’ospite per più di 24-36 ore ad una temperatura di 21°C e un’umidità relativa del 40-80%, mentre con temperature inferiori ed elevata umidità relativa possono resistere fino a 18 giorni (ma non è noto se anche la capacità infestante duri così a lungo).

La malattia data da S. scabiei è la scabbia, che si manifesta con sintomi quali prurito, lesioni cutanee e complicanze da grattamento ed infezioni batteriche come foruncoli, follicoliti ed impetigine (una malattia della pelle di origine batterica che genera delle bolle sierose). Esiste anche una variante della malattia, denominata scabbia norvegese o scabbia a croste (Fig.2), particolarmente grave in quanto si manifesta nei pazienti immunocompromessi con alopecia e gravi lesioni cutanee ulcerate o crostose, spesso con interessamento delle unghie.

La scabbia può essere trasmessa direttamente, tramite un contatto stretto e prolungato con la cute infetta, oppure indirettamente, tramite indumenti, asciugamani e lenzuola usati in comune.

La diagnosi si attua attraverso il riconoscimento di alcuni elementi: la comparsa di lesioni caratteristiche in sedi tipiche per sesso ed età dell’ospite, il prurito intenso che aumenta quando ci si sdraia e la presenza degli acari, delle uova e degli escrementi soprattutto nei cunicoli. Con cunicolo si intende una piccola e sottile lesione biancastra che decorre in modo più o meno rettilineo per qualche millimetro (ma che può arrivare anche a 10-15 mm) che si origina quando l’acaro scava la galleria dentro la quale si accoppia e depone le uova.

Fig.2: Scabbia crostosa o norvegese
Fig.2: Scabbia crostosa o norvegese

La cura si attua tramite lozioni e creme contenenti benzoato di metile, crotamitone o permetrina. Si somministrano inoltre farmaci che diano sollievo al forte e continuo prurito e antibiotici in caso di infezioni batteriche. Inoltre, il paziente deve essere isolato per almeno 24 ore dall’inizio del trattamento.

La prevenzione si attua applicando alcune semplici norme igieniche, evitando quindi l’utilizzo della biancheria e degli asciugamani in comune, specie in luoghi dove sono presenti molte persone come scuole, collegi o comunità. È importante sapere che la denuncia della scabbia è obbligatoria.

I dati epidemiologici mettono in luce come la scabbia sia diffusa in tutto il mondo e colpisca tutte le età, le etnie e le classi socio-economiche in egual modo. Nei Paesi più industrializzati si è recentemente osservato un incremento dei casi di scabbia riconducibile principalmente alle numerose ondate immigratorie tipiche del nostro periodo storico e ai frequenti viaggi internazionali, ma anche per la maggior attenzione dei medici, che permette di identificare casi che qualche tempo fa sarebbero passati inosservati.

Concludo dicendovi che, essendo una malattia conosciuta fin da tempi molto antichi, la scabbia viene citata già nell’Antico Testamento (Levitico 21.20) parlando delle condizioni fisiche richieste ad un sacerdote:

Il signore disse ancora a Mosè: «Parla ad Aronne e digli: Nelle generazioni future nessun uomo della tua stirpe, che abbia qualche deformità, potrà accostarsi ad offrire il pane del suo Dio; perché nessun uomo che abbia qualche deformità potrà accostarsi: né il cieco, né lo zoppo, né chi abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, né chi abbia una frattura al piede o alla mano, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell’occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia eunuco.”

Andrea Borsa

FONTI: entodermoscopy, ASL Viterbo, My-personaltrainer.it

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