Toxoplasmosi, infiammazione e disturbo bipolare: l’importante legame tra sistema immunitario e patologie psichiatriche

a-blue-brain-with-lightning-boltsToxoplasma gondii è un parassita intracellulare ubiquitario caratterizzato da uno spiccato tropismo per il tessuto cerebrale; a livello tissutale, infatti, è in grado di formare delle cisti intracellulari che penetrano i neuroni  e le cellule con funzione nutritiva e di sostegno per i neuroni stessi (ovvero le cellule della glia) stabilendo una vera infezione cronica. Sebbene la toxoplasmosi abbia un decorso benigno e asintomatico nei soggetti immunocompetenti, ovvero persone che godono di buona salute, è ormai dimostrato che il Toxoplasma gondii è in grado di manipolare il comportamento sia nei topi che negli esseri umani infettati. Microbiologia Italia si è occupata di questo argomento già alcuni mesi fa (http://microbiologiaitalia.altervista.org/toxoplasma-gondii-il-burattinaio/) ma dall’Università di Pisa arrivano ulteriori interessanti approfondimenti. Diversi studi hanno ormai dimostrato una correlazione tra la toxoplasmosi e disturbi psichiatrici; in modo particolare, tra questi, il legame tra questo parassita e la schizofrenia è quello maggiormente conosciuto. Tuttavia, sembra ormai chiaro che la toxoplasmosi possa essere associata al disturbo bipolare (BD) e ai comportamenti aggressivi nonché tendenze suicide. Da un punto di vista della patogenesi, Toxoplasma gondii disturba l’azione fisiologica di importanti neurotrasmettitori soprattutto la dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolammine e prodotto da diverse aree del nostro cervello (come la substantia nigra, ad esempio) e svolge un ruolo molto importante nella modulazione del comportamento umano, della cognizione ma anche nella regolazione del sonno, dell’apprendimento e della soddisfazione. E’ risaputo, infatti, che numerosi stimoli che inducono soddisfazione (buon cibo, sesso, musica) facilitano il rilascio di dopamina aiutandoci a raggiungere la tipica sensazione di benessere. Oltre ad interferire con la produzione di dopamina, Toxoplasma gondii sembrerebbe agevolare anche la produzione di citochine infiammatorie a livello del sistema nervoso centrale. Un profilo citochinico alterato, così, potrebbe correlare anche con un sistema immunitario sregolato ovvero non del tutto funzionale a fronteggiare infezioni o qualunque altra situazione di stress. Da qui, il possibile legame tra Toxoplasma gondii e disturbo bipolare.

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Cisti di Toxoplasma gondii nel cervello di una lontra marina

Un vasto spettro di disturbi psichiatrici, negli ultimi anni, è stato associato ad alterazioni del sistema immunitario. Molte evidenze sperimentali hanno messo in luce che uno stato infiammatorio definito “subthreshold” è alla base di numerose patologie quali la schizofrenia, il disturbo bipolare, le psicosi maniaco-depressive e la depressione. Previsioni della World Health Organization sostengono che entro il 2020 la depressione diventerà la seconda malattia più diffusa al mondo. Vista la grande diffusione di eventi depressivi, da circa vent’anni si cerca di identificare il tipo di relazione esistente tra depressione e sistema immunitario. Questo perché, oltre alle conseguenze di livello puramente emotivo della depressione, si ipotizza che esistano delle conseguenze di livello patologico. Da tempo, dunque, si suppone che un collegamento sia presente tra sistema immunitario e depressione: questo collegamento è ben descritto in un recente studio in metanalisi che, includendo più di 180 studi su 40 diversi parametri (dalle NK all’ IL-6), dimostrava che la maggior parte dei cambiamenti del sistema immunitario si presentano nei pazienti con disturbi depressivi. Inoltre, in altri studi, è emersa l’evidenza che la depressione può essere associata all’attivazione della risposta immunitaria dell’organismo, includendo alterazioni nell’abilità delle cellule di rispondere a stimoli infiammatori (ridotta risposta dei Linfociti T HLA-DR positivi). La risposta del sistema immunitario alla depressione ha differenti modalità di espressione, poiché sono implicati fattori come il sesso, l’età, lo stato socioeconomico, l’ambiente di vita e di lavoro, la quantità di attività fisica e la qualità di sonno. Non è da escludere perciò, che una parte dell’effettivo squilibrio di tutto il sistema immunitario del soggetto depresso sia dovuto non tanto a meccanismi chimici e biologici, ma al comportamento anomalo dovuto alla patologia depressiva del soggetto stesso. Pazienti depressi spesso mostrano disturbi del sonno e questo sembra possa incidere anche da un punto di visto immunologico. A questi effetti documentati, se ne vanno certamente ad aggiungere altri ancora non identificati. Ipotesi sono state sviluppate anche sulle cause delle alterazioni dei subset linfocitari nonché dei parametri emocromocitometrici; ad esempio, si è ipotizzato che le conseguenze significative della depressione, date dal cambiamento del numero e del funzionamento delle cellule del sistema immunitario, potessero essere un sistema di risposta automatico prodotto dall’organismo per tenere “sotto controllo” la malattia. Tra le persone depresse, infatti, uno dei primi cambiamenti immunitari riscontrati, è l’incremento dei leucociti e conseguentemente l’alterazione del rapporto neutrofili/linfociti. Studi sono stati eseguiti per cercare una correlazione tra numero totale di linfociti, variazioni del subset linfocitario ed evidenze hanno messo in luce uno stato di immunodepressione nei pazienti depressi. In studi precedenti è stato, inoltre, documentato che la gravità dei sintomi depressivi in persone con condizioni di vita intensamente stressanti è strettamente associato ad un decremento delle cellule Natural Killer. I due fattori che dagli studi fatti sembrano avere più influenza sul decorso della risposta immunitaria sono il sesso e l’età. Pazienti depressi di sesso maschile presentano una diminuzione più marcata di cellule Natural Killer (NK) e di cellule T rispetto a quelli di sesso femminile. Un effetto accentuato dell’alterazione immunitaria nei pazienti depressi è documentato anche per i pazienti più anziani i quali presentano uno spiccato decremento delle NK. Interessante è anche l’effetto riscontrato in pazienti depressi e fumatori. Ulteriori studi hanno messo in correlazione la depressione, numero di NK e il fattore fumo di sigaretta; in una coorte di 245 soggetti depressi matchati con soggetti sani è stato scoperto che la depressione e il fumo di sigaretta causano una forte riduzione delle cellule NK sia rispetto al solo gruppo dei depressi sia rispetto al solo gruppo di fumatori. Lo stesso effetto è stato documentato in presenza di dipendenza da alcool. Altro aspetto interessante è quello dell’effetto dei farmaci antidepressivi nella risposta immunitaria: in uno studio longitudinale è stato dimostrato come in pazienti depressi dopo 6 mesi di assunzione di farmaci antidepressivi (Triciclici) alla cura dei sintomi della depressione era associato un aumento dell’attività delle cellule NK.

Fabrizio Visino

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