Quando il maschio è inutile: i Rotiferi

Il phylum rotifera raggruppa un insieme di animali dalle caratteristiche incredibili e bizzarre, introvabili in altri phyla animali. Il tutto in massimo un millimetro di lunghezza. Una fra tutte? Pare che in alcuni ordini non esista neanche un maschio!

I rotiferi sono microrganismi ubiquitari, ma riscontrabili prevalentemente in acqua dolce, lunghi non più di 1 mm. Essi devono il loro nome ad una particolare struttura posta anteriormente: una corona di ciglia (che in alcune specie può essere doppia, Fig.1) che quando svolge le funzioni cui è preposta ricorda appunto una ruota. Tale struttura ha una duplice funzione, una locomotoria ed una predatoria: quando le ciglia iniziano a muoversi infatti, le particelle di cibo vengono portate dal flusso d’acqua verso la zona boccale, a cui segue una struttura triturante caratteristica del phylum, detta mastax. Il corpo dei rotiferi consta poi di un tronco, che contiene i visceri, ed eventualmente di un piede con il quale resta adeso alle superfici. 

Fig.1: un dettaglio della “ruota di ciglia” che dà il nome al phylum dei Rotiferi

Dopo una descrizione di carattere generale, veniamo dunque alle particolarità di questo phylum.

La stranezza principale e forse più nota riguarda le modalità di riproduzione: i rotiferi si riproducono infatti in ben tre modi differenti in base all’ordine di appartenenza, uno dei quali è decisamente singolare! Nell’ordine Seisonidea la strategia riproduttiva è la classica riproduzione sessuata, mentre nei Monogononti le cose iniziano a complicarsi: in quest’ordine si presentano infatti cicli partenogenetici alternati a cicli sessuati. In parole povere, la partenogenesi consiste nello sviluppo di un uovo non fecondato che darà vita ad un esemplare femmina (per chi è interessato all’argomento lascio un link di approfondimento in coda all’articolo). Invece, i cicli sessuali osservabili in quest’ordine sottintendono la presenza di maschi, che però sono aploidi (cioè con una sola copia per cromosoma). Le femmine possono essere di due tipologie differenti e compiere di conseguenza due cicli differenti: il ciclo amittico ed il ciclo mittico. Le femmine amittiche producono uova diploidi che si sviluppano partenogeneticamente, dando vita ad altre femmine che accresceranno la popolazione (questo tipo di ciclo è utilizzato quindi quando le condizioni sono favorevoli), mentre le femmine mittiche producono uova aploidi, che generano i maschi. Arriviamo quindi all’ultimo e più singolare ordine del phylum, cioè quello degli Bdelloidei. Qui i maschi sono assolutamente scomparsi, non esistono, e quindi la riproduzione avviene solamente tramite partenogenesi. Questa singolare scelta riproduttiva è tuttora poco compresa, in quanto è difficile immaginare la sopravvivenza di una popolazione senza il rimescolamento genico garantito dalla riproduzione sessuale. Anche se tra i vantaggi si può sicuramente annoverare il fatto che avendo una popolazione di sole femmine, tutti gli individui sono in grado di riprodursi. D’altra parte, anche dove presenti, non si può certo dire che i maschi abbiano una vita divertente: sono di dimensioni decisamente più ridotte di quelle della femmina, completamente privi di un sistema digerente ed hanno una vita limitata a qualche ora, giusto il tempo di riuscire a fecondare una femmina.

Fig.2: Rotifero dell’ordine Bdelloidea

Una seconda caratteristica di questi simpatici esserini è la loro capacità di andare in criptobiosi quando le condizioni ambientali si fanno difficili. Come abbiamo già visto parlando dei tardigradi (QUI), la criptobiosi consiste nel blocco totale di tutti i processi metabolici per un tempo indefinito, fino al sopraggiungere di condizioni ideali. In questa condizione, questi organismi possono essere trasportati dal vento e, teoricamente, colonizzare qualsiasi angolo del pianeta.

Infine, una terza ed ultima curiosità riguardo a questo phylum è il fatto che hanno un numero fisso di cellule (eutelia). Il numero di cellule presenti alla nascita dell’individuo rimane costante per tutta la vita, il che implica che l’accrescimento dell’organismo è dato non dall’aumento del numero di cellule, ma dall’aumento delle dimensioni delle stesse, e che eventuali danni non possono essere riparati con nuove cellule. Proprio da questo fenomeno derivano due particolarità: la prima è che molti tessuti sono sinciziali, quindi formati tramite l’unione di più cellule in una multinucleolata, e la seconda è che, non essendo in grado di fare mitosi, questi animali sono teoricamente impossibilitati a sviluppare qualsiasi forma tumorale.

Quindi, nonostante le stranezze, si può dire che i rotiferi vivano più che serenamente la loro vita, ed effettivamente i 40 milioni di anni di presenza su questo pianeta stanno a testimoniarlo.

Andrea Borsa

Vi lascio un brevissimo video che mostra un rotifero in movimento: 

FONTI: Natura MediterraneoUniversità degli Studi di UrbinoL’orologiaio miope, La Repubblica,

APPROFONDIMENTO SULLA PARTENOGENESI: Partenogenesi

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