Batteri carbapenemi-resistenti isolati da un allevamento di suini negli USA

I Carbapenemi sono antibiotici beta-lattamici considerati l’ultima linea di difesa per molte infezioni. Nonostante esiste una vera e propria “educazione all’uso degli antibiotici” e nonostante vi siano programmi di gestione sugli antibiotici, sono stati comunque osservati dei focolai di batteri resistenti ai carbapenemi, soprattutto negli ambienti sanitari. Data l’importanza di questa classe di antibiotici, ci sono restrizioni anche per l’uso dei carbapenemi  sugli animali da allevamento.

Sono stati recentemente trovati dei ceppi di batteri resistenti ai carbapenemi in una fattoria negli Stati Uniti. Non è il primo caso di resistenza da allevamento, i primi casi sono già stati osservati sia in Asia che in Europa ma adesso anche gli USA lanciano l’allarme dell’ antibiotico-resistenza verso i carbapenemi.

batteri-carbapenemi-resistentiSi tratta di uno studio effettuato nel 2015 che si è concentrato in una sola azienda prelevando quotidianamente dei campioni di feci, effettuando tamponi fecali e ambientali.  Questi campioni, poi, sono stati coltivati in presenza di meropenem per identificare i ceppi resistenti ai carbapenemi. I ceppi positivi sono stati testati con dei saggi biochimici per l’identificazione delle specie.  Il genotipo dei ceppi isolati resistenti ai carbapenemi è stato valutato tramite tecniche PCR e sequenziamento identificando così i geni di resistenza.

Nessun campione positivo alla resistenza è stato rilevato sulle maniglie o sulle strutture di alimentazione della fattoria, questo ha indebolito la tesi secondo la quale tale resistenza derivi dall’uomo. Il gene di resistenza che è stato isolato risulta ubiquitario, è l’IMP-27; questo suggerisce la diffusione iniziale di un ceppo batterico resistente seguito, poi, da un trasferimento genico orizzontale tra le specie. Anche se si trattano e curano gli animali prima della macellazione, il pericolo è che parte del materiale della flora enterica dell’animale possa finire confezionata con i prodotti distribuiti in vendita.

Gli studiosi hanno notato che la maggior parte dei ceppi resistenti venga da una parte del fienile dove viene spesso utilizzata ceftiofur, una cefalosporina di classe betalattamica; per evitare questa diffusione, l’interruzione dell’uso di tali antibiotici dagli allenamenti non è una soluzione valida. Come per le aziende sanitarie e i cittadini, anche le aziende di allevamento devono assicurarsi di avere una buona gestione di antibiotici e di garantire il dosaggio corretto negli animali malati. Le fattorie possono subire ampie procedure di rimozione della contaminazione ma queste necessitano tempi lunghi e risorse piuttosto costose. Si mira, quindi, alla prevenzione prima che alla cura così da limitare lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza.

Alice Marcantonio

fonte: “Journal of medicinal chemistry”

Commenta per primo

Rispondi