La peste: la ”morte nera” della storia

La “morte nera”, ovvero la peste.

Il batterio Yersinia pestis responsabile della peste.                                                                                         fonte immagine: Focus.it

La peste prima del Medioevo

Siamo nel 5° secolo a.C. quando Tucidide, storico-scientifico greco, racconta drammaticamente la fine dell’epoca di successo di Atene nel Mediterraneo, colpita dalla pestilenza, probabilmente arrivata dal porto del Pireo, collegamento commerciale e di rifornimento della città-stato. La città greca non fu l’unico caso nella storia coinvolto dall’infausta epidemia. Infatti si ritiene possibile  che la peste abbia contribuito alla caduta dell’Impero Romano uccidendo, nel VI secolo d.C., quando governava l’imperatore Giustiniano, 30-50 milioni di persone, ovvero metà della popolazione dell’epoca.

Cosa successe nel Medioevo?

Nel Trecento, lo scrittore e poeta Giovanni Boccaccio regala un quadro interessante, nelle novelle raccolte nel Decameron, descrivendo la tragedia dell’epidemia medievale causa anche della morte di molti suoi amici e parenti, tra cui il padre e la matrigna. La peste nera, ”nera” perchè portava a macchie dovute a emorragie sottocutanee, di quell’epoca fu scaturita molto probabilmente da un focolaio nei pressi dell’Himalaya, dove il bacillo trovò condizioni ambientali e biologiche ideali, per poter proliferare in particolare nei roditori che vivevano nella regione più trafficata da scambi commerciali del tempo: la Via della SetaIl responsabile della peste è un batterio dal nome Yersinia pestis, dal nome del medico francese Alexandre Yersin che lo scoprì nel 1894. Questo microrganismo è ospitato dalle pulci parassite dei roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani della prateria. In qualche caso le pulci possono infettare anche gli animali domestici come i gatti. Di norma, Yersinia circola tra queste specie senza causare notevoli tassi di mortalità, portando quindi a essere questi animali sostanzialmente delle riserve infettive a lungo termine. Saltuariamente, un’epidemia può uccidere alte unità di roditori, mobilitando le pulci a cercare nuovi ospiti, come gli esseri umani, diffondendo così la malattia. Dall’Himalaya la peste giunse probabilmente in Cina, riportata nel 1331, dalle lunghe carovane dei mercanti che frequentavano la Via della Seta. In pochi anni la popolazione dell’Impero cinese ebbe un notevole declino: da 125 milioni di persone a 90 milioni. La storia della grande peste nell’Europa del Trecento, causa della morte di un terzo della popolazione europea in un arco temporale di cinque anni, è particolarmente sinistra. Questo perché è stata la conseguenza di un atto voluto di ”bioterrorismo”. Nel 1347, l’esercito dei tartari assediava Caffa, ricco riferimento commerciale della Repubblica di Genova in Crimea. Le fila dell’esercito orientale erano sconvolte da un’epidemia di peste, diffusa da qualche anno in Asia e così il khan Ganibek prese una decisione estrema: utilizzare i corpi dei soldati morti per espugnare la città, catapultandoli oltre le mura. Dopo poche settimane si ritiro’ a causa del dilagare della peste tra le sue schiere. I marinai genovesi scappando da Caffa portarono la peste nei porti del Mediterraneo. Il passo della trasmissione nel vecchio continente era praticamente prossimo. Il devastante batterio ”salì” sulle navi genovesi a Caffa , le quali attraccarono nel porto della città di Messina i primi di ottobre del 1347 portando l’epidemia. Da qui fu colpita tutta la Sicilia, le isole dell’Elba e la Sardegna, ma in seguito neppure la penisola italica fu risparmiata: Reggio Calabria, Amalfi, Napoli, Pisa, Genova, Venezia. Nello stesso anno colpì l’Oriente bizantino e musulmano, i grandi porti di Costantinopoli e Alessandria. Dal 1348 penetrò nel resto d’Europa: Francia, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Scandinavia ed Europa dell’Est. In Europa questa malattia  rimase come endemica, tornando a cicli di 10-12 anni, per i successivi tre secoli almeno.

La Peste, miniatura del XV secolo

Forme, trasmissione e trattamento

In linea generale si conoscono dunque due vie di trasmissione del contagio: attraverso la pelle e attraverso i polmoni.
  • L’infezione contratta per via cutanea, ossia attraverso il morso della pulce, porta normalmente alla peste bubbonica. Questa è la forma di peste più comune e si manifesta in seguito alla puntura di pulci infette o per contatto diretto tra materiale infetto e lesioni della pelle di una persona. Manifestazione tipica di questa forma è lo sviluppo di bubboni, ingrossamenti infiammati delle ghiandole linfatiche, dopo un periodo di incubazione, variabile da uno a sei giorni, seguiti da febbre, mal di testa, brividi e debolezza. Nel punto in cui è avvenuto il morso, si forma una necrosi, che si colora di un blu tendente al nero. Due o tre giorni dopo, nella regione interessata, si ha un rigonfiamento dei linfonodi e una possibile conseguente purulenza. Dopo circa una settimana, tra violenti mal di testa, intontimento, attacchi febbrili e spossatezza generale si ha un lento miglioramento o il cedimento della barriera linfatica e gli agenti patogeni arrivano quindi nel circolo sanguigno.
  • Peste polmonare: il batterio infetta i polmoni. Questa forma dell’ infezione può trasmettersi attraverso l’aria o gli aerosol di persone infette. La forma polmonare può derivare anche dalla degenerazione delle altre forme se non sono curate prontamente, ma è sicuro potenziale infettivo.

La conseguente setticemia ha un risvolto mortale nella maggior parte dei casi. Al momento non è disponibile un vaccino contro questa grave malattia, per cui non è possibile effettuare un trattamento preventivo per la popolazione. Essenziale quindi  riconoscerne i sintomi rapidamente e intervenire nelle prime ore dalla loro comparsa. Febbre, mal di testa, debolezza e un rapido sviluppo di polmonite, con i caratteristici segnali : dispnea, dolori alla gabbia toracica, tosse persistente. Se il trattamento di intervento terapeutico non è imminente, la vita del paziente è più che a rischio. Per ridurre le probabilità di morte è essenziale trattare la malattia con antibiotici entro le prime 24 h dalla comparsa dei sintomi, con streptomicina, gentamicina, tetracicline o cloramfenicolo. Il trattamento con antibiotici è raccomandato, secondo i Centers for Disease Control and Prevention americani, per sette giorni anche nelle persone che entrano potenzialmente a contatto con il malato, per prevenire l’insorgenza dell’infezione.

La peste è scomparsa?

La risposta è NO. Ancora è presente negli Stati Uniti, la malattia si manifesta soprattutto nelle aree rurali al ritmo di 10-15 casi all’anno. Globalmente oggi l’OMS riporta dai 1000 ai 3000 casi di peste ogni anno, distribuiti tra maggiormente tra Africa, Asia e Sudamerica.

”Quanti valorosi uomini, quante belle donne, quanti leggiadri giovani, li quali… giudicati sanissimi, la mattina desinarono co’ lor parenti, compagni e amici, che poi la sera vegnente appresso nell’altro mondo cenaron con li lor passati!” Boccaccio – Decameron

Alessandro Scollato
fonti: treccani.it, epicentro.iss.it

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