Quando la flora vaginale decide le sorti del contagio dall’ HIV

Uno studio americano mette una luce nuova sulla facilità di contagio dall’ HIV delle giovani donne in Sud Africa. Ancora una volta i batteri “buoni” risultano preziosi.

Linfocita T-CD4+ o Helper infetto da HIV. Immagine di Thomas Deerinck dal sito www.newscientist.com .

La comunità scientifica si è fatta molte volte delle domande nell’ultimo decennio riguardo al contagio dall’ HIV, senza tuttavia trovare una correlazione certa, univoca e specifica riguardo ai fattori che possano influenzare la trasmissione o meno del virus attraverso semplici rapporti sessuali non protetti.

Muovendosi in tale direzione, i ricercatori del Ragon Istitute di Boston, guidati da Christina Gosmann, hanno pubblicato sulla rivista Immunity un importante studio in cui viene analizzato il microbiota vaginale di donne del Sud Africa, riuscendo a dimostrare che le donne che hanno troppi batteri anerobici pro-infiammatori e pochi ceppi probiotici vaginali sono più a rischio contagio per l’HIV.

Le donne reclutate in questa ricerca avevano: un età compresa tra i 18 ed i 32 anni; tutte abitanti  nella provincia di KwaZulu-Natal di Durban in Sud Africa (che ha uno dei più alti tassi di popolazione sieropositiva da HIV nello stato africano); ed infine, tutte libere dal virus dell’HIV all’inizio dello studio. Nel corso del periodo di follow-up (336 giorni), 31 di queste donne purtroppo sono state contagiate dall’HIV.

Comparando i dati della composizione della flora batterica vaginale ricavati dai vari tamponi vaginali durante il follow-up, si è evidenziato che rispetto alle donne che avevano una flora batterica vaginale sana (ovvero ricca di Lactobacilli), le donne con alti livelli di batteri pro-infiammatori, come Prevotella e Sneathia, ma bassi livelli di Lactobacillus crispatus erano ben quattro volte più esposte alla probabilità di acquisire l’HIV durante i rapporti sessuali non protetti.

Inoltre, le donne che presentavano infezioni alle vie urinarie (quindi in uno status con alti livelli di batteri “cattivi” e bassa presenza di quelli “buoni”) avevano anche alti livelli linfociti T-CD4, che sono l’obiettivo principale del virus. In tal modo, i ricercatori hanno fornito la prova diretta dell’impatto di questi batteri anche sul reclutamento di linfociti T-CD4 durante un’ infezione vaginale che, sommandosi alla mancaza di protezione dei Lactobacilli, espone più facilmente le giovani donne sessualmente attive all’HIV.

Infine, come anche i ricercatori stessi suggeriscono, una corretta igiene abbinata all’assunzione di probiotici e prebiotici durante le infezioni vaginali possono fare davvero la differenza. Anzi, in alcune parti del mondo, come in Africa, possono contribuire a salvare giovani vite ad un destino terribile.

Giovanni Di Maio (alias Santi Rocca)

Fonti: Immunity , Corriere della Sera , Medical News Today .

 

 

 

 

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